
Gli antieroi pongono lo spettatore in una posizione scomoda: pur agendo contro la morale e la legalità, molti di essi finiscono per incontrare il favore del pubblico, che si ritrova a oscillare costantemente tra il giudizio nei confronti delle loro azioni e il tifo per la loro riuscita. Ciò accade quando si rinuncia ad una narrazione parziale e al binarismo che divide il mondo in buoni e cattivi in favore di una rappresentazione capace di restituire la complessità che abita gli esseri umani. È il caso dell’ex militare Jeffrey Manchester (Channing Tatum), protagonista di Roofman (trailer), film diretto da Derek Cianfrance tratto da una storia vera.
Cianfrance rende visibili le continue oscillazioni emotive del suo protagonista, restituendo sullo schermo un personaggio notevolmente sfaccettato. Se da un lato Jeffrey è il rapinatore in grado di introdursi indisturbato in oltre quaranta McDonald’s e il calcolatore capace di evadere dal carcere, dall’altro è l’uomo gentile in grado di riscuotere il favore della comunità a cui si unisce e di conquistare l’affetto delle figlie della donna di cui si innamora, Leigh (Kirsten Dunst). Attraverso la loro relazione, importante all’interno della narrazione, emerge il lato più vulnerabile dell’uomo. Il regista, infatti, pur non assolvendo il rapinatore, ne mostra le contraddizioni. Il suo personaggio si sviluppa, così, come una matrioska: in lui convivono, contemporaneamente, Roofman e John. John è l’uomo che vorrebbe essere, capace di costruire una relazione stabile e creare una propria famiglia. Roofman, invece, è l’astuto osservatore, capace di elaborare piani sofisticati. Queste due identità convivono conflittualmente all’interno di Jeffrey che, pur volendo lasciarsi il passato alle spalle, si scontra continuamente con l’impossibilità che ciò accada. L’uomo è condannato a ripetere i propri errori a causa di una mancata consapevolezza di sé. Jeffrey, infatti, continua a considerarsi un brav’uomo: ai suoi occhi, le rapine sono un mezzo attraverso cui rendere felici le persone che ama. Il denaro si configura come lo strumento con cui tenta di comprare l’affetto a cui non è in grado di accedere attraverso l’emotività. Cioè è evidente fin dall’inizio del film, dove l’incidente scatenante è rappresentato dall’impossibilità di regalare, al compleanno della figlia, la bici da lei desiderata.

Channing Tatum contribuisce significativamente alla credibilità del suo personaggio, risultando coerente sia nel plot poliziesco che in quello romantico. L’attore attraversa con naturalezza registri molto diversi, permettendo la convivenza di elementi comici ed elementi drammatici, senza perdere di vista il nucleo centrale della vicenda. Particolarmente significativo è il negozio di giocattoli nel quale Jeffrey trova rifugio durante la latitanza, che aggiunge ulteriore complessità alla sceneggiatura. Attraverso lo sguardo di Jeffrey, il film evidenzia il volto alienante del lavoro che assorbe le energie e il tempo dei dipendenti del negozio, con ritmi che non permettono loro di dare adeguatamente spazio alla sfera privata. Inoltre, il negozio di giocattoli non rappresenta solo un nascondiglio ma anche uno spazio profondamente simbolico, che riflette il desiderio del protagonista di recuperare quella dimensione di innocenza e serenità che la sua vita sembra avergli negato. Cianfrance ricostruisce interamente il negozio di Toys R Us proprio per consentire all’attore di entrare in sintonia con il lato più fragile ed emotivo del personaggio e, al tempo stesso, così come dichiarato dallo stesso regista, riconnettersi con la propria infanzia.

