
Romería – Il mare dei ricordi (trailer) è un film autobiografico del 2025 diretto da Carla Simón. L’opera ha concorso al 78° Festival di Cannes ed è stata presentata alla 22ª Edizione del Biografilm Festival. L’autrice ricostruisce con estrema delicatezza un’adolescenza difficile fatta di mancanze, segreti e nostalgia per una vita mai vissuta.
Ambientato nell’estate del 2004, il film segue le vicende di Marina (Llúcia Garcia). Appena diciottenne, la ragazza parte per Vigo, terra natale dei suoi genitori biologici, morti di AIDS quando era ancora bambina. L’adolescente decide di imbarcarsi, portando con sé la sua amata videocamera e il diario della madre, nella speranza di trovare delle risposte. Il motivo ufficiale che spinge Marina a recarsi a Vigo è l’esigenza di farsi firmare dai nonni paterni alcuni documenti anagrafici necessari a ricevere una borsa di studio universitaria. Il viaggio, però, assume presto una dimensione più sentimentale che burocratica, trasformandosi in un percorso interiore alla scoperta di sé e di un passato familiare che non ha mai avuto modo di vivere.
Ad accoglierla e accompagnarla in questa ricerca sarà la famiglia del padre biologico, che la aiuterà a ricostruire, pezzo dopo pezzo, la memoria dei genitori ormai scomparsi. Il viaggio in barca a vela la porterà a confrontarsi con se stessa e a interrogarsi su chi sarebbe diventata se fosse cresciuta insieme alla sua famiglia d’origine. Il rapporto con i parenti è altalenante: da un lato si mostrano affettuosi e desiderosi di aiutarla, dall’altro mantengono una certa diffidenza nei confronti della nipote.

Attraverso i loro racconti, Marina cerca di colmare le lacune della propria storia. Tuttavia, le testimonianze di zii e cugini risultano spesso contraddittorie. Tra commenti pronunciati quasi per caso e mezze verità, emergono tensioni e fratture all’interno della famiglia, legate alla malattia del padre e alla decisione dei nonni di tenerlo nascosto, confinato in casa e lontano dagli sguardi indiscreti fino alla sua morte.
L’alone di omertà che avvolge la famiglia permette di comprendere i pregiudizi che esistevano, negli anni Ottanta, nei confronti di malattie come l’AIDS. Attraverso il dramma personale, la regista ci racconta anche il dramma di una generazione segnata dall’esplosione dell’eroina e dalla forte diffusione del virus. Alle riprese girate da Marina con la sua cinepresa si alternano immagini oniriche di una realtà sognante, ma fedele a quanto raccontato nel diario della madre. La ragazza tenta di dare forma alle parole impresse su quelle pagine, immaginando la vita dei suoi genitori, il loro amore e la loro dipendenza dalle sostanze.
Attraverso questo percorso onirico, scandito dalla lettura in voice off del diario materno, Marina traccia un parallelo tra la relazione dei suoi genitori e il rapporto con suo cugino Nuno (Mitch Martín), con il quale instaura un intimo rapporto di amicizia. Il viaggio fisico, lungo le coste della Galizia, coinciderà con un viaggio interiore di costruzione identitaria della protagonista, attraverso un processo di acquisizione di consapevolezza di sé e di accettazione del lutto, durante il quale la giovane donna evolve e matura.

Attraverso un mosaico di ricordi e di sogni, la pellicola riflette in maniera intima e toccante sul peso dell’eredità familiare e sulla necessità di fare i conti con un passato frammentato. Per tutta la durata del film, scene ambientate in interni cupi si alternano alle immagini solari e luminose del paesaggio marittimo, in un contrasto che sembra alludere al passaggio dall’oscurità di un passato dimenticato all’alba di una nuova vita che si prospetta per Marina.
Lo sguardo sul passato permette a Marina di comprendere meglio il presente, anche se i pezzi del puzzle non combaciano perfettamente e spesso sono mancanti, la protagonista scopre una nuova versione di sé: più libera, più intraprendente, con maggiore capacità di guardare alla vita nella sua interezza, ricordandoci come la ricerca delle proprie radici sia, in fondo, una ricerca di sé.
In sala.

