
In lizza per il Premio alla Miglior Opera Prima alla Festa Del Cinema Di Roma, con Glenrothan Brian Cox espone un inedito lato di sé, dedicando un racconto intimo e personale alla sua incantevole e selvaggia madre patria: la Scozia.
Glenrothan è un tipico paese nelle Highlands scozzesi, immerso in quei tipici paesaggi sterminati di montagne e foreste. Una piccola città in cui tutti si conoscono e una singola fabbrica basta a muovere gli ingranaggi dell’economia e della società locale. Glenrothan ruota attorno a Glennairn, una storica distilleria di scotch fondata dalla famiglia Nairn, e tramandata di padre in figlio o di fratello in fratello per ben 200 anni.
Per gli ultimi decenni la guida dell’azienda è spettata a Sandy Nairn (Brian Cox), che ha dedicato la sua intera esistenza a portarla avanti, abbandonando ogni altra ambizione per svolgere diligentemente il suo dovere di nascita, sebbene tutti, compresi gli stessi fratelli Nairn, avevano sempre creduto che sarebbe stato Donal (Alan Cummings) a scegliere quella vita. Sandy era sempre stato quello curioso, impaziente di vedere il mondo, mentre per Donal quella piccola realtà era più che sufficiente, e la distilleria il suo grande amore.
Un giorno, all’improvviso, come avvengono tutti i più grandi cambiamenti, Donal intraprende una strada inaspettata che finirà per portarlo molto lontano per molto tempo, mentre Sandy, suo malgrado, si ritrova incastrato nel luogo da cui voleva fuggire. Passano circa 40 anni da quel giorno senza alcun contatto tra i due fratelli; Donal ha una vita a Chicago, è padre, nonno e proprietario di un Jazz Club di successo, mentre Sandy è ancora lì, dove lo aveva lasciato ( o meglio, abbandonato) anni prima.
Quando il perfetto sogno americano di Donal si incrina violentemente, Donal cede alle richieste della figlia e parte con lei e la nipote alla volta della lontana Glenrothan, dove non pensava sarebbe mai tornato. Com’è facilmente prevedibile (al protagonista così come allo spettatore) tornare a casa non è tutto rose e fiori per Donal, che inghiottito dall’imponente natura scozzese, si ritrova faccia a faccia con demoni vecchi di decenni, ancora lì ad aspettarlo. Sopraffatto dai ricordi, dai rancori e dai rimpianti, incerto su come ricucire i rapporti con il passato e, soprattutto, con il fratello.
Questo personalissimo esordio dietro alla macchina da presa mostra Brian Cox sotto una luce molto diversa rispetto a quello che abbiamo visto finora e che gli dona non poco. La sua regia riflette, senza sforzi, l’occhio amorevole per la sua terra, un personaggio in tutto e per tutto, a cui si rivolge sempre con una certa solennità. Sebbene ritornino i temi dell’eredità e delle faide familiari affrontate dal suo personaggio indimenticabile in Succession, Sandy Nairn e Logan Roy non potrebbero essere più diversi. Al posto della freddezza calcolata del grande imprenditore, immutabile, che si trovi davanti a prestigiosi investitori o ai suoi stessi figli, Sandy Nairn è un uomo di cuore, a capo di un’importante azienda locale esclusivamente per senso di dovere, e l’unica eredità che conta è il suo cuore gentile e la sua devozione alla famiglia.
Glenrothan è un film delicato e sincero che scalda il cuore senza prendersi troppo sul serio, e racconta una storia di struggente ma amabile realismo, pervaso da una certa malinconia mai cupa, in equilibrio tra l’amarezza della perdita (perdita di una persona cara, ma anche della persona che si sarebbe potuti essere se le cose fossero andate diversamente), e la dolcezza del ritrovarsi, dopo anni e anni, cambiati in tutto tranne che per l’amore che, imperterrito, continua a unire.

