
Ari Aster torna al lavoro con un non-horror che fa più paura di un horror convenzionale. Il film Eddington (trailer) si svolge in un piccolissimo paese americano con poche cose e persone ma che fin dalla prima scena si rivela una spaventosa cartina tornasole dello spaccato americano dell’epoca del Covid. Sulla scena due personaggi maschili ai vertici del potere: un sindaco in campagna elettorale (Pedro Pascal) ed uno sceriffo (Joaquin Phoenix) in preda alle sue nevrosi e la depressione con una forte indole cospirazionista ed una convinta refrattarietà verso le strategie di contenimento del Covid. Se il sindaco organizza eventi elettorali dominati dal distanziamento e dalle mascherine lo sceriffo spinge i cittadini a vivere senza restrizioni e senza mascherina. Il film si snoda per 90 minuti fra drammi interiori, una campagna elettorale impazzita ed alcuni ragazzini che cercano con ingenuità e confusione di manifestare in difesa dei diritti umani. Ma l’umanità di Eddington non sa cosa siano i diritti dei più deboli e quando la tensione arriverà al suo massimo riaffioreranno solo mostruosità e violenza. Il film negli ultimi 60 minuti si trasforma radicalmente e diventa uno slasher con armi da fuoco dove ogni tipo di rigurgito nazifascista americano trova il suo spazio in pieno sole. Nell’inferno finale del film troviamo di tutto: dalla destra estrema di Trump ad anarchici impazziti, fino a serial killer e misteriose organizzazioni ombra, tutti in giro nella stessa notte ad Eddington a massacrarsi fra loro. In realtà questa trasformazione è una precisa analisi dell’America dell’odio che nella crisi del Covid ha trovato ampio spazio fertile.
Ari Aster è un maestro del cinema del terrore e tutti i suoi film si sono orientati nella ricerca di nuovi sistemi narrativi per stimolare psicologicamente lo spettatore, creare ansia e generare la percezione dell’esplosione della violenza imminente, questa volta però il percorso è del tutto contrario, i primi due atti del film sono lenti e assonnati, la città sembra sedata, incapace di sentire e vedere, pigra come i movimenti dei personaggi e l’unica cosa che cresce è la paranoia dello sceriffo che sfocia spesso in ridicolo fino a quando non decide di risolvere tutte le sue inadeguatezze usando le armi da fuoco contro gli altri. Resta indimenticabile la parte che Aster assegna al popolo nativo americano che compare silenzioso in ogni scena chiave lasciando che il peso della loro presenza cresca di minuto in minuto fino alla fine dove però nulla può contro la follia umana. Un film impegnativo che richiede pazienza e disponibilità ma che alla fine, nel suo ribaltamento mostra tutto il suo vigore e la sua efficacia.

