#RomaFF20: Dracula: A Love Tale, la recensione del film di Luc Besson

Dracula: A Love Tale dasscinemag

Luc Besson torna al cinema con Dracula: A Love Tale (trailer), un Dracula romantico, a tratti ironico ed inaspettato, un film barocco e forse un po’ forzato che punta tutto sul talento visivo del regista e sulla presenza preziosa di Christoph Waltz.

Luc Besson è assolutamente il simbolo vivente del cinema di genere europeo contemporaneo con 94 produzioni, 70 sceneggiature e 37 regie quasi tutte europee; se il cinema di genere vive ancora in Europa è più che altro merito suo. Besson esordisce nel lungometraggio con il film di fantascienza post-nucleare Le dernier combat del 1983 in cui già ha inizio la sua preziosa collaborazione con Jean Reno. Con il noir Subway ed il romantico Le grand bleu il regista consolida la sua reputazione ai grandi festival del cinema e conquista i botteghini poco dopo con Nikita, Leon e Il quinto elemento, film di fantascienza ad alto budget interpretato da un Bruce Willis al vertice della popolarità. Besson sia come produttore che sceneggiatore ha poi raccolto molti altri consensi con i franchise di Taxxi, Transporter e Taken.

Il primo adattamento di Dracula di Bram Stoker risale al 1921, un film ungherese di Károly Lajthay intitolato Drakula halála ormai andato perduto come il 90% delle opere del cinema muto ungherese. Da quel momento in poi si calcolano almeno 173 adattamenti diretti dal testo di Stoker includendo il film di Luc Besson ed escludendo altri 4 film annunciati in pre-produzione. Alcuni film hanno chiaramente più peso di altri e non si può non citare il capolavoro Nosferatu del 1922 di F.W. Murnau basato illegalmente sul testo di Stoker con i suoi due imponenti remake, ovvero quello del 1979 di Werner Herzog e quello del 2024 di Robert Eggers. Per i più curiosi esiste anche una variante italiana che prende il nome e la natura del vampiro ma narra una storia del tutto diversa, si tratta di Nosferatu a Venezia diretto da Augusto Caminito e, si dice, in parte da Klaus Kinsky (indimenticabile Nosferatu per Herzog) che qui torna anche nel ruolo del vampiro con Christopher Plummer e Donald Pleasence (iconico volto di Carpenter ed indimenticabile Dr Loomis di Halloween del 1979).

Uno degli adattamenti più famoso e ufficiale di Dracula, stando ai risultati al botteghino, è quello del 1931 diretto da Todd Browning e Karl Freund con Bela Lugosi nella parte del conte e di cui esiste una versione identica per costumi, inquadrature, set e durata delle scene, girata nello stesso momento e nello stesso set da George Melford e con Carlos Villarias nella parte di Dracula in lingua spagnola. Il film in inglese veniva girato di giorno da una troupe mentre il film in spagnolo di notte da un’altra. Il secondo adattamento di maggior successo è del 1958, girato in Regno Unito da Terrence Fisher, con l’iconico Christopher Lee nel ruolo di Dracula ed il carismatico Peter Cushing in quello di Van Helsing; i due attori avrebbero poi girato diversi altri film mantenendo i loro ruoli ma non sempre insieme, creando così un vero e proprio universo di storie prodotte dalla Hammer Film. Lee e Lugosi sono a conti fatti gli attori che hanno più volte interpretato Dracula creando filoni si storie di durate decennali.

Nel 1970 Andy Wharol produsse in Italia un Dracula atipico, ironico e sperimentale intitolato Dracula cerca sangue di vergine e… morì di sete!!! con Udo Kier, (tanto amato da Lars Von Trier e Kojima Hideo) con l’attore feticcio di Andy Wharol, Joe D’Alessandro, e un inatteso Vittorio De Sica.

Nel 1992, un anno dopo le innovazioni di Terminator 2 – Judgment Day di James Cameron ed un anno prima di Jurassic Park di Steven Spielberg, il regista Francis Ford Coppola gira una versione incredibilmente barocca intitolata Dracula di Bram Stoker che potremmo considerare il canto del cigno del cinema ad effetti speciali analogici della storia dell’industria di Hollywood. Dopo Coppola ci sono stati ancora moltissimi adattamenti ma nessuno ha più raggiunto le classifiche dei maggiori incassi.

La variante di Besson di Dracula arriva quindi dopo più di 150 altri adattamenti e a pochi mesi di distanza dal Nosferatu di Eggers, trovandosi davanti un pubblico che già conosce fino all’ultimo dettaglio il racconto originale. Per la parte di Dracula Besson ha scelto l’attore Caleb Landry Jones con cui aveva già girato DogMan, ma se nel caso di quest’ultimo film la recitazione di Jones era molto adatta alla storia, in Dracula l’attore sembra sempre pesantemente sopra le righe e a tratti perfino involontariamente buffo. Sono in effetti tutte un po’ sopra le righe le scene che riguardano Jones, dal crocifisso che piange sangue ai goffi tentativi di suicidarsi, fino allo strano potere di far ballare le persone nel corso dei secoli.

Il Dracula di Jones e Besson cerca di essere letale ed al tempo stesso mosso da ingenuità e tormenti romantici che però finiscono per renderlo poco credibile e con scompensi emotivi talvolta imbarazzanti; non aiutano nel mantenimento della suspence gargoyle animati a basso budget che contribuiscono a tenere lontano lo spettatore dalla credibilità della storia. L’inizio del film sembra quasi voler allontanare il pubblico, farlo fuggire per un certo imbarazzo, ed in questo si riconosce a fatica Besson. Ma dopo le scene introduttive, quando ci si sposta nel manicomio, l’entrata in scena di Christoph Waltz cambia le cose: la presenza magnetica dell’attore sembra quasi salvare tutto, con una recitazione fluida e molto evocativa.

Waltz interpreta un prete inviato dal Vaticano per occuparsi di casi limite di manifestazione demoniaca ed assume in tutto e per tutto il ruolo che normalmente è riservato a Van Helsing. Questa anomalia, sempre associabile alle scene di Waltz o a quelle di Jones, dura un po’ per tutto il film dando una forte sensazione di estraniamento allo spettatore. Besson cerca di riscrivere Dracula in una variante quasi da San Valentino ma l’operazione non convince e, sommata ad una confezione confusa ed una certa abitudine alla storia che può sfociare in noia, rende il film incerto e tormentato.

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