#RomaFF20: California Schemin’, la recensione del film di James McAvoy

California Schemin', la recensione

Sono i primi anni 2000, il mondo è assuefatto da MTV, le radio e i produttori sono alla costante ricerca della prossima superstar e migliaia di giovani musicisti smaniano per essere sentiti. Gavin (Séamus McLean Ross) e Billy (Samuel Bottomley) non hanno certo l’aspetto da star, con quello stile da skater dei bassifondi, ma sono due rapper di talento, un talento come pochi, con il potenziale per scuotere le classifiche e far impazzire il pubblico. Il loro unico, enorme, insormontabile difetto è essere scozzesi. Loro malgrado, quell’accento ruvido e marcato, si impone prepotentemente su ognuna delle centinaia di parole che spuntano fuori al minuto. 

Nella cittadina di Dundee le probabilità di essere scoperti sono decisamente scarse, ma i pochi soldi guadagnati in degli squallidi call center bastano (a malapena) a raggiungere le illimitate possibilità di Londra; è lì che si riuniscono i giovani affamati come loro. Essere scozzesi è una parte fondamentale della loro identità, ma è difficile non sentirsi sbagliati quando i produttori discografici, oltre a rifiutare la loro musica, gli ridono in faccia senza mezzi termini. Basta un singolo provino (un singolo rifiuto) per convincerli che così come sono non arriveranno lontano. Un solo brutale NO è sufficiente per metterli su una strada pericolosa, da cui sarà difficile tornare indietro, perché non è solo un no alla loro musica, è un no a loro stessi e a tutto ciò che rappresentano. 

D’un tratto è tutto chiaro: l’unico modo per mostrare di cosa sono capaci è eliminare il fattore che li rende così diversi ( o così speciali?), mentire sulla loro provenienza e eliminare l’unica cosa che attira l’attenzione più del loro talento. In un moto improvviso di follia chiamano le case discografiche spacciandosi per un duo di rapper Americani appena arrivati a Londra da Los Angeles, California: i turbolenti e accattivanti Silibil & Brains. 

È una bugia frutto della disperazione, della rabbia e della voglia di farsi vedere e sentire, oltre i pregiudizi. Esasperati dalle crudeltà del mondo discografico, il loro piano è farsi strada, grazie alle loro nuove identità, all’interno dell’industria stessa, farsi conoscere, amare e ascoltare e, arrivati su un palco grande abbastanza per causare un po’ di scompiglio, dire la verità e esporre le dinamiche tossiche e denigratorie delle case discografiche. Insomma contestare il sistema dall’interno. Ma troppo in fretta la finzione diventa la loro nuova realtà, in cui devono imparare a vivere e ad essere credibili, un’intricata rete di bugie di cui faticano a tenere traccia.

James Mcavoy dimostra uno straordinario talento per la regia al pari di quello attoriale, giustamente acclamato da anni, e sebbene alla sua prima volta dietro alla macchina da presa, dimostra maestria in uno storytelling mai banale, realistico e al contempo folle, dai toni coerenti e definiti. Opta per una regia incalzante che segue il ritmo frenetico della vita giovanile e ancora più febbrile di quella di una star, e il complicato rapporto tra le vite reali di due ragazzi catapultati in un mondo accecante e confusionario. Qualsiasi assaggio di fama rende difficile rimanere se stessi, fedeli ai propri principi e alle proprie origini, figuriamoci quando il tornado della fama ti travolge mentre stai fingendo di essere qualcun’altro.

Seamus Mclean Ross (Gavin/ Brains) e Samuel Bottomley (Billy/Silibil), due giovani attori scozzesi di cui sentiremo parlare, sbalordiscono tenendo saldamente la scena senza mai perdere credibilità, con delle performance strabilianti, reali fino a diventare crude, oneste e stratificate. Un perfetto esordio; una coinvolgente montagna russa di emozioni, dagli esaltanti picchi di una promettente carriera musicale agli inevitabili bassi che ne seguono. Con la sua riuscitissima pellicola, presentata a Toronto e poi nella sezione Freestyle della Festa del Cinema di Roma, James McAvoy riesce nella missione non scontata di far ridere, ballare, piangere e vivere con il cuore in gola ogni momento.

California Schemin’ è una storia quasi sconosciuta basata su eventi reali (o meglio reali bugie) che valeva davvero la pena di essere raccontata, e quello che desideravano fare Gavin e Billy, denunciare un sistema tossico e ingiusto e rivendicare a testa alta la propria identità, rivive orgogliosamente attraverso talentuosi filmaker e interpreti scozzesi, che hanno saputo dare il giusto peso al contesto e al background che hanno portato Gavin e Billy a quel disperato, pericoloso e geniale inganno Californiano.   

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