#Roma FF17: Rheingold, la recensione del film di Fatih Akin

Rheingold la recensione del film

Presentato in concorso nella sezione Grand Public della 17esima edizione della Festa del Cinema di Roma, Rheingold (trailer), scritto e diretto da Fatih Akin, racconta la vera storia di Giwar Hajabi (Emilio Sakraya), figlio di Eghbal (Kardo Razzazi), un celebre compositore musicale, e dell’incantevole Rasal (Mona Prizad), nato in Iran nella sofferenza, durante il regime di Khomeyni.

Siamo nel 2010. In Iraq tre uomini vengono scaricati, incarcerati e brutalmente torturati poiché colpevoli di un’importante rapina a Stoccarda, circa 250 chili d’oro. La prigione, dunque, sembra essere sin dal principio un luogo estremamente familiare per il protagonista Giwar, conosciuto dai più come Xatar (letteralmente “il curdo pericoloso”).

Crescendo in mezzo alla strada, sperimentando sin da bambino la sofferenza e dovendo da subito affrontare la vita di petto, Xatar nel corso dell’adolescenza si ritroverà spesso invischiato in affari loschi e per nulla legali. Arriverà in Germania con la sua famiglia intorno agli anni ’80 e da piccolo criminale raggiungerà suo malgrado la fama di grande spacciatore, ritrovandosi a dover saldare un debito gravoso e ad organizzare il colpo leggendario.

Dal titolo della pellicola (ripreso dalla nota composizione di Richard Wagner) è intuibile il secondo binario sul quale viaggia in parallelo la vita di Xatar: la musica, presentata come àncora, come mezzo di espressione e aggancio alla libertà, un concetto che nel mondo e nella vita del protagonista sembra essere difficilmente raggiungibile. 

Rheingold la recensione del film

Rheingold ha tanto da raccontare, numerose sfaccettature delle varie vicende da tenere in considerazione, un arco di trasformazione del personaggio molto complesso da rappresentare in toto, in quanto è doveroso tenere in conto non solo il suo sviluppo personale e interiore, ma anche fare riferimento a ciò che lo circonda (le amicizie, la famiglia, addirittura l’amore). 

Faith Akin, dunque, sembra avere in mano tutto il materiale per creare una pellicola importante, con un focus ben preciso, una storia vera, cruda e di strada da materializzare e mostrare sul grande schermo. “Sembra”, poiché ben presto ci rendiamo conto di come tutta questa disponibilità di elementi inizi a scivolargli tra le dita, lasciando correre la narrazione degli eventi senza una meta precisa.

La pellicola di Akin, infatti, durante il corso della durata spazia frequentemente tra un ventaglio vastissimo di generi (dal prison movie al mafia movie per culminare in un heist movie) dando quasi l’impressione di non riuscire a centrare realmente il punto cruciale della biografia che sta raccontando. Nonostante ciò, Emilio Sakraya sembra vestire bene i panni di ogni “sottogenere” per il quale si trova a recitare, mascherando la piega di pigrizia e banalità dalla quale per un determinato lasso di tempo si lascia trascinare il regista. 

Verso la fine, Akin sembra improvvisamente compiere una scattante risalita dal fondo, mostrandoci il processo di registrazione del primo album “clandestino” di Xatar, ponendo i riflettori sugli effettivi sforzi, fallimenti, “piraterie”, sotterfugi e destreggiamenti vari che hanno accompagnato il protagonista verso la sua affermazione artistica, nonché verso la tanto agognata libertà.

Il film uscirà in sala il 27 ottobre 2022.

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