
Decostruire il mito: arduo processo di riscrittura per poter conferire al viaggio dell’eroe nuovi sensi e significati. Modernizzare una struttura arcaica per poterla plasmare acutamente nel contemporaneo così che sia viva, leggibile, adatta. Questa è l’intricata e spinosa operazione che ha compiuto Michael Sarnoski nel suo nuovo film Robin Hood – Il prezzo del sangue (trailer).
Robin Hood (Hugh Jackman) è ormai un vecchio ladro malconcio, mangiato dal tempo e dalla vecchiaia, che vaga errante tra le lande desolate inglesi. Quando incontra nuovamente dopo anni il suo compagno Little John (Bill Skarsgård) si ritrova al centro di una faida fra famiglie che lo costringe a tornare a lottare per poi rimanere ferito in battaglia. Stremato, verrà trasportato su un’isola in cura in un convento dalla priora (Jodie Comer) dove dovrà tornare a fare i conti con il suo passato.
Lasciate stare le celeberrime storie: smettete di credere al logos, ai canti inebrianti dei menestrelli riguardanti gli eroi. Robin Hood non rubava ai ricchi per donare ai poveri, o almeno non ne faceva una missione morale. L’eroe moderno viene riscritto nel contemporaneo: un rozzo assassino, un mero mietitore di corpi che si fa gioco di Dio. Il lavoro di desacralizzazione (in questo film è importantissimo l’elemento cristiano) struttura da un punto di vista differente l’archetipo eroistico, la divinizzazione morale che da sempre è stata affiancata al personaggio di Robin Hood.
Occhio per occhio. Una frase che diventa principio, filosofia, regola. L’elemento fondamentale di Robin Hood – il prezzo del sangue è che irrimediabilmente si trasforma anche in un film sul vedersi. L’occhio, quindi, diventa materia fondamentale dell’opera (lo è ancora di più in chiave meta-cinematografica). Personaggi ciechi, frecce che trapassano teste colpendo un occhio quindi generando la perdita della vista o della vita. Come possiamo “vederci”, connetterci se non riusciamo a guardare? La vendetta quindi priva: rende il corpo scarno e di conseguenza colpisce anche l’anima. Ci costringe a ricodificare il mondo, analizzarlo in maniera completamente diversa riconsiderando il concetto di umanità.

Il titolo originale è al limite della perfezione: The Death of Robin Hood. Niente preziosismi né ridicole arguzie verbali: il finale del film è già svelato, messo a nudo divinamente dalle parole. Robin Hood muore: una morte corporale, lenta, di un uomo ormai all’inverno della sua esistenza. Ciò che rinasce è la sua morale: il sangue viene versato, sgorga dal braccio “dell’eroe” come a redimere i suoi vili peccati. Diventa una specie di pulizia. Una liberazione in punto di morte di un’anima ferita, ormai stanca, che ha compreso mirabilmente il peso delle sue colpe. Ne fa un cruccio e allo stesso tempo un mezzo per poter rinascere e lasciare spazio a nuovi soli e nuove speranze.
Sarnoski regala sprazzi d’azione solo nella prima parte per poi trasformare l’opera in un film sulla vita, sul dramma dell’esistere e sull’essere al mondo. Ricalca divinamente i personaggi dei suoi film precedenti come il Rob di Pig e la Sam di A Quiet Place Day One. Il Lebbroso (Murray Bartlett) vive aiutando le suore, aggiustando il suo giardino dopo essere stato per tutta la vita un vandalo. Goodwin (Noè Jupe), che cerca vendetta nei confronti di Hood, viene spinto dallo stesso a tornare dalla propria famiglia per non trovare nella violenza una forma liberatoria ma di vivere ed esistere senza pensare alle nefandezze del passato. Lezioni di vita e di esistenza, personaggi stanchi, sconsacrati o in cerca di mera vendetta. Noi “siamo” nel momento nel quale scegliamo un modo di vivere che possa essere salvifico per gli altri (importante il personaggio della piccola orfana Little Margaret) quindi nel momento nel quale accettiamo di non riprodurre nefaste regole del mondo e i principi della sua convivenza.
Vivere e vedere per non cadere nel dolore della perdita e della violenza. Essere protagonisti del mondo vivendo come uomini e non come bestie. Un’opera che, sul finale, ci pone una domanda ontologica di importante caratura: si può avere un riscatto? Può Robin Hood redimere i suoi peccati dopo essere stato un assassino violento e spregiudicato? Sì, nonostante il cimitero della moralità. Per ricordarci di esistere nel sangue gelido delle nostre vite.
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