Quarant’anni di Chopping Mall, intervista al regista Jim Wynorski

intervista al regista di Chopping Mall Wynorski

Dall’inizio degli anni cinquanta fino a poco prima della sua morte, Roger Corman produsse una serie di B movie destinati a diventare cult per una nicchia di cinefili. Tra questi c’era il frenetico Chopping Mall di Jim Wynorski. Wynorski, a poco più di trent’anni, aveva già esordito con Corman scrivendo e dirigendo The Lost Empire (1984), un film exploitation che racconta di una poliziotta che combatte una setta di scienziati malvagi decisi a riportare in vita un antico impero usando donne con poteri sovrumani. Ma il suo capolavoro arriverà due anni più tardi, con un’opera figlia della scuderia cormaniana e dei grandi film horror di serie B.

Quando uscì in Italia arrivò nelle sale con il titolo di Supermarket Horror. Banale rispetto al gioco di parole americano (Chopping-Shopping). Tuttavia, ci dà una chiara idea della storia che per poco più di un’ora ci ritroveremo davanti. Un centro commerciale acquista dei robot per la sicurezza. Questi vengono liberati ed azionati durante la notte, quando un gruppo di ragazzi (interpretati da Tony O’Dell, John Terlesky, Nick Segal, Russell Todd, Kelli Maroney, Suzee Slater, Karrie Emerson e dalla giovanissima star Barbara Crampton) stanno realizzando un party nel negozio dove alcuni di loro lavorano. Per colpa di una tempesta di fulmini, i robot vanno in tilt e cominciano ad uccidere chiunque intralci il loro cammino. I giovani, quindi, dovranno provare a scappare dal centro commerciale, instaurando una dura lotta tra uomo e macchina.

Wynorski, come leggerete tra poco, nega al film qualsiasi intento politico. Eppure, se analizzata fino in fondo, l’opera riesce a raccontare, e allo stesso tempo ad annientare, i terribili anni del consumismo reaganiano. Il centro commerciale diventa in parte un microcosmo di quell’America sfrenata e volta all’eccesso. Un luogo dove qualsiasi oggetto, anche la più piccola delle cose, diventa profitto. E quanto vale, allora, la vita di una persona?

Nel film, l’uomo viene sostituito dalla macchina. I guardiani notturni lasciano il posto a dei robot sviluppati per la gestione della sicurezza: ergo, posti di lavoro tagliati per generare profitto. Ma questi ultimi, pur sempre “oggetti” figli della deriva capitalistica, si rivelano feroci macchine di morte: inaffidabili e ingestibili. Le loro vittime si rivelano essere o giovani ragazzi o vecchi lavoratori: uomini della classe proletaria (come l’addetto alle pulizie) oppure indifesi e borghesi ragazzi scapigliati, figli di un sistema classista marcio e corrotto.

A ognuno la propria lettura. Di certo a Wynorski non procurano fastidio. Con noi rimane abbastanza laconico, ma riesce a regalarci le giuste risposte per comprendere al meglio le sue idee: sia politiche che cinematografiche. E poi ci parla, a quarant’anni dalla sua uscita, della genesi della sua opera seconda: piccola perla del cinema di serie B degli anni ottanta.

intervista al regista di Chopping Mall Wynorski

Quest’anno Chopping Mall compie quarant’anni. Il suo cult ha scritto la storia del B Movie degli anni ottanta. Da dove nasce l’idea? 

La Vestron Video andò da Roger Corman e richiese un film su “un assassino in un centro commerciale.” Scrissi velocemente un trattamento intitolato Robot“che fu approvato dalla  Vestron in un giorno circa. Successivamente ottenni l’incarico di scrivere la sceneggiatura, che ho firmato insieme ad un buon amico, Steve Mitchell.  Fui influenzato da un vecchio film di fantascienza di Ivan Tors dell’inizio degli anni cinquanta chiamato GOG. In esso c’erano due robot assassini, simili a carri armati, controllati da un computer difettoso.

Questo film ha l’influenza palese del cinema di Roger Corman che lei ha conosciuto e che è anche dietro quest’opera. Come ha influenzato la lavorazione del film?

Corman approvò i design dei robot, ma mi lasciò molta libertà creativa. Continuò ad offirmi utili consigli editoriali, che hanno contribuito al ritmo calzante dell’opera.

Quarant’anni fa in America c’era Regan. C’era una politica volta all’eccesso, al consumismo sfrenato. Chopping Mall sembra una chiara rappresentazione degli ‘80 reaganiani.  Da parte sua c’era una volontà politica durante la realizzazione del film? E pensa che la sua opera, stavolta con il “trumpismo”, sia ancora attuale?

Non avevo nessun intento politico durante le riprese.  La mia intenzione era quella semplicemente di tenere l’azione ad un ritmo vertiginoso e di definire i personaggi cosicché agli spettatori potesse importare della loro vita o della loro morte. 

Anche se ha detto che durante la realizzazione del film non c’era alcuna intenzione politica, guardando indietro, oggi potrebbe riconoscere qualche tema implicito? Forse persino una critica “involontaria” al consumismo? Pensa che questa interpretazione possa avere qualche validità, anche se non faceva parte della sua intenzione originale?

L’esperienza nei centri commerciali, durante gli anni Ottanta, era nettamente differente rispetto a quella odierna, dove questi sono soprattutto vuoti. Ritornando a quegli anni lì, sempre nella metà degli ottanta, i centri commerciali erano generalmente pieni di persone.  Si potevano fare un sacco di soldi ogni giorno! Sia i giovani che gli anziani erano lì per vivere la folla, visitare i grandi magazzini, i negozi di animali e quelli di vestiti. Ero consapevole di questo mentre filmavo Chopping Mall, e la sequenza dei titoli d’apertura era la mia piccola !ode al consumismo”per così dire. Non era mai stata intesa come satira, anche se alcune persone potrebbero vederla in questa maniera. Era esattamente quello che c’era da fare: allestire l’esperienza del centro commerciale e poi, velocemente, mandare i robot assassini a distruggerla.

intervista al regista di Chopping Mall Wynorski

Oggi l’idea di avere robot per la sicurezza sembra molto più credibile rispetto a quarant’anni fa. Lei è stato preveggente. Come commenta questa tecnologia a servizio del profitto, che tocca soprattutto il settore privato, costringendolo ad un veloce mutamento? Nel suo film sembra quasi che i robot vogliano combattere la classe proletaria.

L’intelligenza artificiale è dappertutto. Io abbraccio le nuove tecnologie quando si presentano. Credo che Chopping Mall interessi ancora al giorno d’oggi poiché gli attori sono imprigionati in un nuovo mondo di sistemi robotici fuori controllo (“robotics‑gone‑haywire”)

A livello produttivo ha avuto difficoltà a girare il film? Non sembra semplice gestire un centro commerciale intero.

Affittavamo” il centro commerciale ogni giorno dalla chiusura alle nove di sera fino alla sua apertura alle otto di mattina. Era un set enorme ricco di architetture meravigliose. Ovunque puntassi la camera, c’era qualcosa di atipico da inquadrare. Volevo non finisse mai.

La sua opera è così attuale che potrebbe benissimo essere riproposta in un remake contemporaneo. Approverebbe la realizzazione? 

No! Scordatevi qualsiasi remake, guardate semplicemente l’originale ancora una volta!

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