Predator: Badlands, la recensione: così rinasce il cacciatore

Predator: Badlands, recensione

Vi venisse chiesto, così all’improvviso, di nominare una creatura aliena cinematografica, sicuramente la vostra scelta ricadrebbe sullo Xenomorfo di Alien. Fredda, mortale, assetata di sangue umano. C’è un motivo per cui tale franchise, nato dal successo del film di Ridley Scott, continua ancora ad affascinare il pubblico mondiale, oltre che, a cadenza regolare, permettere la produzione di nuovi film, serie tv o videogiochi basati sul suo universo fantascientifico.

Meno discussa dai più invece è la saga di Predator, sebbene strettamente collegata all’appena citato franchise della 20th Century Fox. Non sono in pochi a ricordare con nostalgia e piacere il primo film della saga, diretto da John McTiernan, annata 1987. La prima apparizione nelle sale della temibile razza di cacciatori galattici Yautja. A guardarlo oggi è molto chiaro perché, nella sua semplicità, il film di McTiernan aveva catturato l’immaginario del pubblico. Prendere la geniale intuizione di Alien (uno slasher movie in salsa sci-fi) e approfondirla ulteriormente. Le prede umane, i marine statunitensi, non erano di fronte ad una “semplice” bestia sanguinaria ma, al contrario, erano costretti a difendersi da un’entità intelligente, un cacciatore invisibile che si sarebbe divertito a stroncare le loro vite una alla volta, come in una vera battuta di caccia. Un geniale capovolgimento che faceva appello nei personaggi, oltre che nello spettatore, a tutto l’innato spirito di sopravvivenza primordiale di cui disponiamo dalla nascita.

A quasi 40 anni dall’uscita del primo film, è interessante notare, in prospettiva, i trionfi e gli insuccessi di un franchise che fino a qualche anno fa, avremmo dato per spacciato, con l’iconico design del Predator usato come semplice cameo o skin in qualche videogioco a tema horror. Recentemente però il Predator sembra tornato in vita più forte che mai. Questo a partire dall’uscita dell’inusuale prequel Prey, che estremizzava il conflitto tra predatore alieno e preda umana riportando indietro le lancette di qualche secolo. Lo scorso giugno abbiamo poi visto Predator: Killer of Killers, un interessante film animato ad episodi.

In questi giorni viene fatto uscire nelle sale un nuovo film ufficiale che si propone di modernizzare la figura del Predator. Inquadrato non più come spietato assassino, ma al contrario come protagonista della sua storia e del suo viaggio dell’eroe. Sarà quindi riuscito Predator: Badlands (trailer) in questa titanica impresa?

Predator: Badlands, recensione

Fin dai primi minuti Badlands non perde tempo, mostrando come i tempi del cult di McTiernan siano ormai passati. Il film infatti racconta la storia di Dek (Dimitrius Schuster-Koloamatangi), un Yautja reputato un debole dal suo stesso clan. Per non venire meno agli standard spartani della sua razza, Dek si ritroverà quindi a provare il proprio valore come cacciatore, recandosi sul pianeta Genna e mettendosi sulle tracce del Kalisk, una bestia leggendaria che sembra, apparentemente, impossibile da uccidere. Sulla sua strada incontrerà nemici e alleati, come l’iperattiva androide Thia (Elle Fanning) o un cucciolo dagli occhi stralunati (e la scorza durissima) a cui verrà dato il nome Bud. Sembra infatti che Dek non sia il solo interessato a scovare il Kalisk, questo perché anche la Weyland-Yutani (Compagnia che risulterà fin troppo nota ai fan di Alien) ha intenzione di fare terra bruciata pur di ottenere il leggendario superpredatore.

Predator: Badlands, in qualunque modo lo si guardi, è davvero un prodotto curioso ed interessante da analizzare. A leggere infatti le interviste al regista Dan Trachtenberg, autore già di Prey e Killer of Killers, appare evidente come alla base del film ci fosse una visione forte e chiara, oltre ad una serie di riferimenti culturali molto lontani dalle origini del Predator. Vengono infatti citati Conan il Barbaro, Mad Max, Shadow of the Colossus, i film western di Clint Eastwood e, in effetti, tutti questi elementi permeano il film di Trachtenberg. Basti citare le tante inquadrature che sembrano appartenere per davvero ad un film western, con tanto di duelli spietati sotto un sole alieno. Senza contare la buona quantità di campi lunghissimi che non sfigurerebbero se messi a confronto con la terra di Mezzo della Trilogia Tolkieniana o con un’inquadratura widescreen sulla Monument Valley al tramonto.

Se c’è infatti un primo grosso plauso da fare al film di Trachtenberg, questo riguarda l’ambientazione. Genna, il pianeta alieno su cui si ambienta un buon 90% del film è impressionante. Non solo a livello di scenario, ma grande cura si può ravvisare nella costruzione della flora e della fauna. C’è stata indubbiamente estrema creatività nel design delle creature. Da alberi tentacolari a erba fatta di vetro tagliente fino a giganteschi ibridi tra elefanti e rinoceronti. Gli scenari mostrati da Badlands sono, per l’appunto, la rappresentazione perfetta di terre aspre, letali, selvagge e soprattutto, per lo spettatore umano, genuinamente alieni.

Predator: Badlands, recensione

Altro plauso al film è doveroso nel parlare degli interpreti principali. A partire da Dek, maschera perfetta dell’eroe riluttante, smaccatamente Milleriano, o anche l’interessante dicotomia rappresentata dal doppio ruolo affidato all’attrice Elle Fanning. Fanning, infatti, mostra un ottimo range e un’inaspettata profondità sia nel ruolo della vivace Thia quanto di sua “sorella” Thessa. Inaspettata non tanto per mancanze dell’attrice, ma perché gli archetipi presentati (androide empatica e androide fredda/calcolatrice) sulla carta potevano essere davvero appiattiti se gestiti con superficialità.

Quante volte abbiamo infatti visto al cinema un personaggio quirky stravagante e simpatico (sulla carta) in quanto totalmente sprovvisto di un filtro cervello – bocca? Pensate alla Harley Quinn di Margot Robbie o più recentemente la Tiny Tina del fallimentare Borderlands. Sarebbe stato fin troppo facile far rientrare Thia in questa categoria, un personaggio con una mitraglia al posto della bocca, fine a sé stesso, dalla scrittura self-aware e millennial. Formula che, leggendo i commenti online, pare essere inviso a molti spettatori e spettatrici. Tuttavia, senza scendere in inutili spoiler, è interessante vedere come una buona sceneggiatura come quella di Badlands sia stata capace di aggirare tale problema, rendendo molto empatica e interessante Thia.

Sul piano tecnico il film si difende molto bene. La buona resa di Genna come ambientazione è constatabile sia grazie agli effetti speciali di ottimo livello, quanto ad una fotografia che riesce a enfatizzare molto bene l’asprezza del pianeta. Oltre ai già citati campi lunghissimi, Badlands offre una serie di sequenze d’azione davvero impressionanti, creative e che riescono a rendere perfettamente la crescita del suo protagonista. Da sprovveduto straniero in balia di sconosciute forme di vita fino a pieno padrone della situazione, capace di risultare temibile pur di fronte a bestie colossali.

Concludendo, come giudicare Badlands? Sicuramente la scommessa può dirsi vinta, tuttavia è meglio aggiungere qualche asterisco. Se siete fan della saga e adorate tutti i film pre 2022, potreste chiedervi come sia possibile che Badlands faccia parte dello stesso franchise. Non è un’iperbole affermare che Badlands abbia più in comune con il Gunniano Guardiani della Galassia rispetto al film originale. D’altro canto è encomiabile come Badlands si regga tranquillamente sulle sue gambe. Offrendo quindi un ideale nuovo punto di inizio per ogni possibile novello fan dell’alieno cacciatore.

Insomma, se siete mai stati incuriositi da “quell’alieno cacciatore coi rasta e la maschera strana” allora questo potrebbe essere un buon momento per dargli un’opportunità. Se invece conoscete molto bene il franchise, potete dargli comunque una possibilità, tenendo bene a mente che Badlands sia qualcosa di molto diverso. Perfettamente in linea con l’idea fatta partire da Prey di “svecchiamento” del franchise. Un’operazione di cui si sentiva davvero tanto il bisogno.

Al cinema dal 6 novembre.

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