
Presentato al 75° Festival di Berlino, dove ha vinto l’Orso d’Argento Gran Premio della Giuria, Il sentiero azzurro (trailer) del regista brasiliano Gabriel Mascaro, è arrivato ora anche al Pianeta Mare Film Festival, quest’anno alla sua quarta edizione.
Ambientato in un distopico futuro non molto lontano dalla nostra realtà, seguiamo le vicende di Tereza (Denise Weinberg), donna di 77 anni che vive in una piccola città dell’Amazzonia. Il governo del Brasile impone a tutta la società un programma di isolamento per gli anziani che abbiano più di 75 anni, considerati un impedimento per la produttività economica del Paese. Superata l’età prestabilita, infatti, sono costretti al trasferimento in una colonia residenziale a loro dedicata, lontano dal resto della popolazione più giovane, che non si deve ormai preoccupare di trovare un’occupazione. Quando Tereza riceve l’ordine ufficiale del governo ad effettuare questo passaggio, rimane disorientata. Lei che ha conquistato la propria autonomia lavorando, non ne vuole proprio sapere di abbandonare tutto, compresa la sua casa. Non adesso che ha ancora le energie e non ha bisogno di alcuna assistenza. Per questo motivo, quando il resto della popolazione, a partire da sua figlia (Clarissa Pinheiro), la pensa diversamente e le augura il “meritato riposo” della pensione forzata, Tereza non ci sta. Ha ancora tanto da voler fare, come ad esempio salire su un aereo e, per la prima volta nella sua vita, volare. Decisa a realizzare almeno questo sogno prima di finire nella colonia, segue l’impulso di fuggire, imbarcandosi – letteralmente – in un’avventura immersa nel verde della foresta amazzonica.

Mascaro ironizza sugli stereotipi dell’età avanzata portando all’estremo temi già affrontati in altri titoli con personaggi anziani (si pensi, ad esempio a Thelma, uscito in sala lo scorso anno) ma calando la sua protagonista in un mondo dove le difficoltà di queste persone diventano addirittura un problema per la produttività economica di uno Stato già fortemente colpito dalla povertà.
Un punto di forza del film è sicuramente da ricercare nella particolarità delle immagini, aiutate anche dalla bellezza dei paesaggi naturali che regala il Brasile. La composizione visiva e i colori entrano, inoltre, in sintonia con l’aspetto più mistico e spirituale che emerge in diverse occasioni nel corso della storia. Al contrario, invece, la sceneggiatura, scritta a quattro mani dallo stesso Mascaro e Tibério Azul, sembrerebbe essere il lato più debole di questo boat movie. Sebbene ricco di momenti simpatici, il film si dimentica di approfondire i suoi personaggi e la realtà a cui appartengono. Tralasciando l’età e l’occupazione, non si sa nient’altro di Tereza, eppure la si segue in continuazione. Non si conosce di preciso neanche come sia questa colonia per anziani e non se ne percepisce di fatto alcuna minaccia, rendendo così difficile per lo spettatore empatizzare con la donna e con la sua necessità di trovare un nuovo scopo alla sua vita. Tereza sembra essere alla ricerca di una scappatoia da una realtà opprimente e la trova nelle sue nuove conoscenze fatte durante il viaggio, che la introducono al gioco d’azzardo, alle droghe e a un nuovo amore (Miriam Socarrás). Un espediente narrativo che sa di cliché già ben collaudato.
Il sentiero azzurro è dunque una storia godibile nella sua dolcezza verso la protagonista, ma che purtroppo rimane estremamente superficiale nel raccontare una situazione di degrado della società. Illudendosi di andare in profondità, non si accorge, invece, di concentrarsi su un virtuosismo eccessivo delle immagini che alla fine non ci dice nulla e che decisamente non basta per fare un film.

