
È un periodo fortunato per la filmografia del grande attore romano. Negli ultimi due anni infatti sono saltati fuori molti brani della sua non abbondante produzione cinematografica, che sino ad ora erano ritenuti dispersi. E, con un pizzico di orgoglio, chi scrive può affermare di essere stato il deus ex machina di questa missione di salvaguardia. Perché, guarda caso, quasi contemporaneamente alle ricerche cinetecarie da me effettuate e descritte attentamente nella curatela Il ‘perduto’ cinema di Ettore Petrolini. Mito. Storia. Ritrovamenti (Sagoma) uscita quest’anno, ecco fare capolino un altro fortunatissimo ritrovamento che fino a poco tempo fa tutti gli studiosi avrebbero ritenuto impossibile. Stiamo parlando del primo lavoro cinematografico mai interpretato da Petrolini, ovvero la comica Petrolini disperato per eccesso di buon cuore (Latium Film, 1913), che Il Cinema Ritrovato di quest’anno ha proiettato il 29 giugno, dopo averne miracolosamente recuperato il negativo originale alla Fondazione Jérome Seydoux-Pathé di Parigi. Una comica di quasi 13 minuti, che dopo le ultime proiezioni avvenute durante la Prima Guerra Mondiale sembrava perduta per sempre.
Ma andiamo per ordine e illustriamo quali e quante ricerche sono state effettuate dal sottoscritto e, last but not least, dagli altri.
Come si sa Petrolini (1884-1936) ha girato nella sua breve vita cinque pellicole (escluso un esperimento del 1904 diretto da Filoteo Alberini e alcune apparizioni nei cinegiornali di quegli anni). Dopo la prima comica del 1913 girò un mediometraggio intitolato Mentre il pubblico ride (1920) per la regia di Mario Bonnard. Con l’arrivo del sonoro in Italia, l’attore ebbe modo di interpretare ben tre pellicole, tra le prime parlate del cinema italiano, girate una dietro l’altra tra primavera e estate 1930 e prodotte dalla Cines di Stefano Pittaluga. Il cortometraggio Il cortile di Carlo Campogalliani, il mediometraggio Medico per forza (sempre di Campogalliani) e Nerone di Alessandro Blasetti. In seguito a questo super lavoro davanti alla macchina da presa, Petrolini riprese la sua carriera teatrale e altri progetti cinematografici previsti sempre per la Cines (come Il castigamatti e Il marchese del Grillo) purtroppo non andarono in porto. La sua prematura scomparsa qualche anno dopo chiuse ogni altra speranza da parte del pubblico e dei produttori di riutilizzare il suo formidabile repertorio teatrale in un prodotto cinematografico. Perché sì, quasi tutta la produzione di Petrolini sullo schermo altro non è che la mera rivisitazione delle sue creazioni più famose per il palcoscenico. E la cosa sarebbe continuata se non fosse scomparso così presto. Ne è un esempio che pochi mesi prima della sua morte gli venne proposto di girare 47 morto che parla, sua commedia del 1918 alla quale dovette rinunciare per le sue condizioni di salute che lo portarono via subito dopo.

Dopo la sua scomparsa la preservazione della sua memoria filmica non fu certo delle migliori. Sì, perché se già durante la seconda guerra mondiale le sue due pellicole mute scomparvero dalla circolazione (come per buona parte dei film di quegli anni del resto), anche con la sua trilogia sonora qualcosa andò storto. I tre film Cines/Pittaluga nel 1949 esistevano ancora. Ma, in occasione di alcune ricorrenze celebrative a lui dedicate, il produttore Luigi Rocca della Rol Film piuttosto che ridistribuire nuovamente quelle preziose pellicole nelle sale italiane, ebbe la non brillante idea di realizzare un film di montaggio intitolato semplicemente Petrolini, montato da Ottorino Giorgio Caramazza, riutilizzando semplicemente le parti più divertenti dei due film Nerone e Medico per forza, e tralasciando completamente Il cortile (il meno comico dei tre film). Purtroppo i tagli furono effettuati sui negativi originali e da allora le scene non utilizzate scomparvero nel nulla. Così come Il cortile, che non fu più riproiettato per decenni. Per anni, quindi, l’unico materiale cinematografico di Petrolini visibile agli italiani fu soltanto quella frammentata antologia di 71 minuti, contenente 47′ su 81′ di Nerone e 22′ su 55′ di Medico per forza.
Come (e dove) sono stati ritrovati gli altri film nel corso degli anni? Il cortile fu il primo a saltare fuori, grazie a una copia positiva 35mm depositata sin dagli anni Sessanta al Museo del Cinema di Torino. Proiettato dopo decenni di oblio nel 1990, fu visto in qualche rara proiezione a Torino e Roma. Non sponsorizzata sufficentemente però, questa riscoperta cadde velocemente nell’oblio e continuò a permanere la convinzione che il film fosse ancora perduto. Ma la notizia da qualche parte rimase nero su bianco e nel 2022, mentre iniziavo a lavorare alla mia monografia, appurai che il Museo del Cinema aveva eccome il film. Non solo. Un’altra copia, in 17,5mm, è in possesso della Cineteca di Bologna. E fuori uno. Di Petrolini abbiamo quindi qualcosa in più.
Ma le riscoperte davvero sensazionali sono state quelle di alcune sequenze di Nerone. Una grazie a un rullo della Cineteca del Friuli (sempre in 17,5mm) che ha consentito di recuperare ben dodici minuti in più del film e l’altra con un frammento di quasi due minuti in 35mm presso la Cineteca Italiana di Milano. Si tratta di sequenze bellissime, riguardanti la love story tra Petrolini e una sua ammiratrice (Grazia Del Rio) della quale nell’antologia di Caramazza non era stato mantenuto nemmeno un fotogramma. Perchè in quel film di Blasetti sono presenti le sue creazioni teatrali più celebri, dal Pulcinella al Fortunello, dal Gastone al Nerone (che dà il titolo alla pellicola, appunto). Più che normale che la Rol Film decise di includere nel film di montaggio solo quei brani, eliminando il resto, scene evidentemente poco divertente per il pubblico. Come si giustificò però questo scempio? Facile. Con la scusa che il materiale non utilizzato si fosse nel frattempo deteriorato, e scrivendolo espressamente con un piccolo cartello nei titoli di testa. Dobbiamo davvero credere che tutte le parti di negativo con le sequenze riguardanti le performances comiche si erano mantenute, e che solo le scene di raccordo con Petrolini e l’ammiratrice si fossero rovinate? Stesso discorso per Medico per forza. Nell’antologia viene utilizzata soltanto la seconda parte del mediometraggio (anche se un po’ accorciata), con il protagonista Sganarello che finge di essere medico. Guarda caso si era rovinata la prima parte con il protagonista non ancora emblematicamente nei panni del medico (e con scene forse meno simpatiche rispetto alla seconda parte)? Beh, davvero poco probabile.

Intanto grazie a questi ritrovamenti del sottoscritto, ora siamo certi che di Nerone abbiamo ben 61 minuti su 81 complessivi. Certo, il film è ancora incompleto, così come è ancora gravemente lacunoso Medico per forza del quale non sono riuscito a recuperare niente di più rispetto a ciò che è stato montato nell’antologia. E ora passiamo all’altro ritrovamento, non effettuato dal sottoscritto, ma dalla Cineteca di Bologna assieme alla già citata fondazione parigina.
Petrolini disperato per eccesso di buon cuore sembrava una chicca del nostro cinema muto ormai perduta per sempre. E invece, quasi come per miracolo, ecco che un negativo incompleto di alcune didascalie è saltato fuori dalla Fondazione Seydoux. Non siamo sicuri chi l’abbia girato, come molte delle comiche di quegli anni del resto. Ma è molto probabile, come ipotizzato anni fa da Aldo Bernardini e Vittorio Martinelli, che il regista fosse semplicemente il direttore della Latium Film, ovvero Ubaldo Pittei. La copia recuperata, lunga 250 metri, dura 12’40” a 16fps, e a quanto pare è completa. La trama è quella di una semplice comica muta del periodo. Come da titolo, Petrolini, che si sveglia in un sontuoso appartamento (nel quale sono appese alcune sue foto, tra cui un ritratto della sua celeberrima macchietta dei Salamini), passa la sua giornata a commettere buone azioni, alcune ai limiti dell’assurdo: mette una pulce tra i peli di un cane, fascia il ginocchio rotto di una statua, offre la sua lingua a una signora per farle attaccare un francobollo alla busta. Finisce anche in commissariato, con la classica gag di sedersi sul cappello lasciato sulla sedia e sfondarlo (futuro cavallo di battaglia di Laurel & Hardy). Alla fine torna a casa senza un soldo, ma comunque contento di aver fatto tanti gesti di buon cuore, appunto. Il titolo della comica prende spunto da Don Desiderio disperato per eccesso di buon cuore, commedia in tre atti di Giovanni Giraud, scritta nel 1816, ma ovviamente la trama nulla a che vedere con l’opera in questione (ad eccezione della bontà del protagonista),
Allo stato attuale, possiamo quindi dire che buona parte della filmografia petroliniana è sopravvissuta. Ma la ricerca deve continuare. Non abbiamo neanche un frammento di Mentre il pubblico ride (tranne che per alcune foto di scena, pubblicate nel volume del sottoscritto), e Nerone e Medico per forza non li abbiamo ancora in versione integrale. Ma siamo comunque sulla buona strada, e unire gli sforzi tra studiosi e cineteche rafforzerebbe ulteriormente questa doverosa missione di salvaguardia del dimenticato cinema di Ettore Petrolini.

