
“Lettera al mio gatto”: la necessità umana di immedesimarsi nell’animale, di catturarne l’amore e l’essenza. Quasi istinto primordiale, ma anche deviazione e derivazione antropologica: la genuina voglia di vedere ed essere visti, compatire ed esprimersi. è questo quello che prova a raccontarci amabilmente Marthe Peters nel suo secondo cortometraggio Henry is a Girl who Likes to Sleep (trailer).
Lo scrittore John Berger scriveva nel suo saggio Why Look at Animals? che «l’animale da compagnia offre al suo proprietario uno specchio di una parte che altrimenti non viene mai riflessa». Esso, quindi, assume una funzione emotiva e psicologica e viene inconsciamente definito in quanto tale: puro strumento di autorappresentazione. Inoltre, viene assoggettato, dominato e utilizzato per poter redimere i peccati umani: l’eterno bisogno di cura e affetto (con reciprocità asimmetrica). Al centro del film troviamo proprio questi dilemmi etici che la Peters decifra ingegnosamente tramite una lettera scritta al proprio gatto, Henry. L’animale è al centro: decide di inquadrarlo mentre fa le fusa, nel suo vivere quotidiano. Le immagini che si stagliano sullo schermo compongono un quadro elegante, sinuoso, che si immerge tra il politico e il sociale, tra l’amore e il desiderio. Quasi a voler cercare un contatto impossibile con una figura non umana eppure così incredibilmente definita nelle nostre vite.
«Sono partita dal fatto che dormivo molto» ci racconta la regista. E anche il sonno diventa elemento essenziale dell’opera. Marthe cerca in Henry un posto dove “abitare”, vuole poter entrare nella sua pelliccia per nascondersi. Ama il loro unisono «costante desiderio di dormire, o almeno per una vita orizzontale». Per questo all’interno del corto ricorre la figura della lumaca: sinonimo definitivo della pacatezza, della vita a basso ritmo. Il guscio viene dalla Peters utilizzato come rifugio. Come stadio inumano del caldo focolare: nei meandri del sonno, allontanamento e fuga dal quotidiano.
Le parole che compongono una lettera vengono qui trasformate in poesia e la poesia trasformata in immagini: sgranate tra il digitale e la pellicola. La funzione del cinema è anche quella di saper narrare le istanze del presente: le domande antropologiche fondamentali per poter definirci completamente umani. Henry is a Girl who Likes to Sleep è una lettera d’amore a un gatto ma soprattutto all’incessante ritmo delle nostre vite. Tra Henry, le lumache e gli spazi di una casa – interminabile rifugio – ci viene proposta una dolcissima storia d’amore e di esistenza. Fondamentale rispetto a certi stravagantismi del cinema sperimentale contemporaneo.

