
Che poesia e politica siano tutt’altro che due rette parallele destinate a perdersi di vista Mauricio Freyre lo evidenzia nel suo Estados Generales (trailer) – presentato nel Concorso della 62ª Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro –, una contronarrazione del saccheggio colonialista, dove la bellezza è metodo e riflesso di logiche contradditorie e paradossali. Un viaggio immaginario di una manciata di semi conservati nell’Orto Botanico di Madrid verso la valle di Chincha – sulla costa meridionale del Perù – e che si pone in continuità fra il colonialismo, la modernità europea, l’antropocentrismo e la tecnoscienza occidentale.
È ambiguo e sfaccettato il desiderio di Mauricio Freyre, un tentativo – in continuum tra passato, presente e futuro – di mettere a nudo un’ironia kafkiana che sottintende la tassonomia biologica, una presunzione di conservazione e catalogazione che ignora le ombre del passato, veri e propri spettri nel presente che tradiscono l’illusione moderna di un mondo finalmente riconciliato con sé stesso. E, allora, non può che essere paradossale la grazia con cui il regista peruviano filma l’Orto Botanico, una maniacale ossessione per il dettaglio – ogni foglia, ogni seme, ogni scorcio di paesaggio – che denuncia una necessità, quella del ricordo, che la storia pretende di essersi lasciata alle proprie spalle.
Il Perù e il ritorno simbolico dei semi alla propria terra d’origine è, conseguentemente, lo smascheramento di una natura tutt’altro che incontaminata, testimonianza della continuità delle attuali strutture neocoloniali, qui messe in scena dalle geometrie dell’agroindustria e in quella contaminazione del vivente, valorizzato esclusivamente attraverso gli infami paletti della produttività. Un cortocircuito che fa del paesaggio peruviano non tanto un controcampo del giardino botanico madrileno, quanto il suo fuori campo, il rovescio materiale di quella stessa presunzione d’ordine. Ad emergere, allora, è un inquietante parallelo tra il desiderio di conservare una vita e il suo stesso sfruttamento. Una ragion d’essere che Estados Generales condensa simbolicamente nelle fiamme, reazione a quella quieta illusione di normalità. Uno spettro che attraversa la modernità, uno sputo che rigetta le sue inutili promesse di progresso.

