
Il 10 marzo la ciurma di Cappello di Paglia è riapprodata su Netflix con la seconda stagione di One Piece (trailer), il live action tratto dall’opera di Eiichirō Oda. Avevamo lasciato un equipaggio ormai semicompleto pronto per salpare alla ricerca del leggendario tesoro lasciato dal vecchio re dei pirati Gold Roger. Se la funzione principale della prima stagione, infatti, era stata quella di introdurre i personaggi principali, con la seconda entriamo nel vivo della vicenda.
La ciurma riesce finalmente a raggiungere la Grand Line, ma la strada verso l’obbiettivo è costellata di ostacoli. Nel primo episodio ritroviamo alcuni personaggi della prima stagione, ma vengono anche introdotte nuove figure che saranno protagoniste di questa seconda parte come Smoker, Tashigi e i membri della Baroque Works. Nella cornice della lotta a quest’ultimi, i nostri eroi si troveranno coinvolti in ogni sorta di avventura. L’universo di One Piece, infatti, non si fa mancare nulla, giganti e dinosauri compresi. In questi otto episodi, alle vicende dei “Cappello di paglia” si intreccia la storia della principessa Vivi e del regno di Alabasta.
Sullo sfondo della linea narrativa principale, si dipana una moltitudine di sottotrame, ognuna caratterizzata da un microuniverso fatto di ambientazioni e personaggi a sé. Ed è proprio questa la forza della storia di Eiichirō Oda: ogni elemento ha una propria struttura, nulla è lasciato al caso. Per questo anche le comparse risultano memorabili. Questi microuniversi sono identificabili con le varie isole visitate dai pirati, ne è un esempio il regno di Drum, le cui vicende nel live action coprono ben tre episodi. Nella serie sono seminate anche piccole anticipazioni che stuzzicano la curiosità dei neofiti e esaltano i vecchi fan.

Quello di One Piece è sicuramente uno dei fenomeni più interessanti degli ultimi anni: un’opera immensa, amata in tutto il mondo, sia in forma di fumetto che di cartone animato. Comprensibili i dubbi su un adattamento live action, con il rischio molto alto di snaturarla. Che si avesse l’intenzione di fare le cose per bene, però, è stato chiaro già dalla prima stagione. Lo stesso Eiichirō Oda è stato supervisore della lavorazione e la scelta di rimanere fedeli all’originale è stata decisamente vincente. Anche il rischio di proporre un prodotto qualitativamente scadente è stato arginato con successo. La fotografia caratterizzata da colori ipersaturi può risultare, a una prima impressione, vagamente kitsch sebbene sia perfettamente in linea con lo stile della serie. Anche gli effetti speciali hanno contribuito alla non facile impresa di portare in vita il variegato universo dei nostri pirati. Ne è un esempio il personaggio di Tony Tony Chopper, nuovo membro a bordo della Merry. La versione “piccola” della renna antropomorfa è molto vicina al design originale e risulta assolutamente adorabile. Lascia un po’ più a desiderare la sua versione “umanizzata”, abbastanza grottesca e anche un po’ inquietante.
Ogni episodio ha la durata di un’ora, forse eccessiva per questa serie, considerando la sua natura abbastanza straniante, la grande quantità di eventi concentrati in poco tempo e la recitazione enfatica, che possono creare un effetto di pesantezza. Vedere il live action senza conoscere un minimo il manga o l’anime può essere spiazzante, in effetti. Potrebbe sembrare un grande calderone di generi a condimento di una storia per bambini. Dietro super cattivi caricaturali, eroi fiabeschi e stranezze di ogni sorta, però, si nasconde il messaggio politico della storia, più esplicito in determinate parti del live action. One Piece, infatti, è da sempre simbolo della lotta a un sistema corrotto e della rivalsa degli oppressi.
Uno dei maggiori punti di forza della serie è la scelta del cast. Attori finora non particolarmente conosciuti che sono riusciti a incarnare perfettamente, anche per somiglianza fisica, gli iconici protagonisti. Tra gli interpreti dei membri della ciurma abbiamo: Iñaki Godoy, un perfetto Monkey D. Luffy, Emily Rudd, nei panni di Nami, Mackenyu, il nostro Zoro e Jacob Romero Gibson e Taz Skylar, rispettivamente Usopp e Sanji. E cosa sarebbero senza quei meravigliosi costumi e quelle stupende e bizzarre acconciature che in One Piece sono parte integrante di ogni personaggio? Anche questo aspetto è curato nei minimi particolari.
Una serie, dunque, degna del manga e dell’anime che l’hanno preceduta. Speriamo prosegua su questo cammino, o, forse, meglio dire su questa rotta!

