
Apparentemente sarebbe difficile immaginare due film più distanti di Obsession e Backrooms: da una parte l’universo di Curry Barker – classe 1999 –, una spirale emotiva dove il desiderio e il possesso sono variazioni della stessa ossessione; dall’altra le architetture liminali di Kane Parsons – classe 2005 –, che nelle geometrie anonime delle sue Backrooms trova una delle immagini più inquietanti dell’alienazione contemporanea. E così l’assonanza potrebbe arrestarsi sulla soglia del genere – e alla capacità sempre più evidente dell’horror di farsi sismografo delle ansie collettive – perché i due film sembrano muoversi lungo immaginari opposti, dall’eccesso di Barker all’astrazione di Parsons.
Ma questo successo è lungi dall’esaurirsi nei paradossi e nelle contraddizioni tra i due film, o in un horror disponibile ad assorbire e restituire le nostre paure. Piuttosto, tanto Backrooms quanto Obsession sono frutto di un immaginario – sedimentato nello stratificato inconscio collettivo della rete – che il cinema si è “limitato” ad intercettare. Infatti, per Parsons1 la consacrazione industriale coincide con l’espansione di un universo – le Backrooms – già esistente, nato nel 2022 con un found footage realizzato quasi interamente in Blender e progressivamente diventato un’autentica leggenda in rete. Il film, dunque, non è che il parossismo di questa intuizione: convertire una creepypasta in un horror per il grande schermo. Più sperimentale il percorso di Barker2, dalle comedy skits su YouTube a Milk & Serial, piccolo horror indipendente realizzato con mezzi irrisori – anch’esso in found footage – e diventato rapidamente un caso. Obsession sembra così essere la tensione tra questi due poli, un horror che parte da una promessa fantastica, quasi archetipica – esprimere un desiderio e pagarne le conseguenze – per trascinarla dentro un universo dominato dall’ossessione.
Che non si tratti solo di suggestione critica lo dimostrano i numeri. Gli 81,4 milioni del debutto di Backrooms – budget stimato sotto i 10 milioni di dollari –, i suoi 134,9 milioni worldwide3, i 161,5 milioni globali raggiunti da Obsession – budget complessivo sui 750 mila dollari – dopo un’apertura assai più contenuta4, raccontano il momento in cui due immaginari cresciuti lontano dai tradizionali centri di legittimazione culturale finiscono per occupare il cuore stesso del mercato. Un dominio che al box office ha permesso di relegare alle proprie spalle persino il colosso disneyano di Star Wars: The Mandalorian and Grogu5. E se il dato economico restituisce la portata del fenomeno, quello anagrafico rivela le implicazioni più importanti di tale successo: l’86% del pubblico di Backrooms ha meno di trentacinque anni, oltre la metà meno di venticinque e il 44% meno di ventuno6; per Obsession, invece, sono circa tre quarti gli spettatori nella fascia compresa tra i diciotto e i venticinque anni7. Sono dati che confermano come la Gen Z continui a rappresentare il principale interlocutore per le sale cinematografiche, una forza autonoma in grado di ridefinire il centro di gravità della settima arte8.

È una Gen Z per cui il cinema continua a essere un’esperienza sociale e collettiva che trova nei social media il proprio spazio di circolazione e scoperta. Questo suggerisce come forse la sala continui a sopravvivere nel momento in cui si intreccia con il passaparola digitale, con la condivisione e con il desiderio di trasformare la visione in esperienza comune. Una prospettiva per i nuovi autori preceduta innanzitutto da una diversa concezione dello spettatore, attivo tanto nella circolazione quanto nella produzione delle immagini, una relazione che riverbera oltre la visione e che alimenta il profilarsi di immaginari condivisi.
È un lavoro di cesello, dove ogni atomo della produzione può partecipare alla definizione del tutto. Anche gli outfit, per esempio, possono non cedere il passo al caso, costruendo una mappa invisibile delle trasformazioni dei personaggi. È l’obiettivo dichiarato di Blair James, costume designer di Obsession, che costruisce il guardaroba del film con il fine di restituire un’immagine della Gen Z immediatamente riconoscibile9. Così, quello che si ottiene è una drammaturgia parallela che accompagna con successo la progressiva perdita di sé di Nikki (Inde Navarrette): dal guscio di denim iniziale, simbolo di autodeterminazione femminile, fino a un’immagine – spalle e décolleté scoperti – sempre più filtrata attraverso le dinamiche del male gaze.
Uno stesso principio anima Backrooms, immaginato prima in Blender e solo successivamente tradotto nella materia del set10. A prendere forma, allora, non è che la materializzazione di una geografia già esistente nella memoria collettiva della rete, un labirinto di moquette ingiallite e fluorescenze artificiali riflesso dei timori di un’intera generazione cresciuta tra ambienti virtuali, rendering e mondi digitali.

Obsession e Backrooms sono dunque manifestazioni emblematiche: autori cresciuti ai margini dei percorsi tradizionali, che dimostrano come un’idea originale, priva della protezione di franchise, sequel o proprietà intellettuali consolidate, possa ancora imporsi nell’immaginario collettivo quando riesce a intercettare una sensibilità diffusa. Un connubio attraverso cui i creatori provenienti da YouTube stanno contribuendo a ridisegnare gli equilibri della stessa Hollywood – si pensi anche ai fratelli Philippou, già autori di Talk to Me e Bring Her Back – portando con sé qualcosa che il sistema tradizionale non può più limitarsi a produrre autonomamente: un cinema vivo, imprevisto, irriconoscibile e dotato di una propria comunità di riferimento. Perché ciò che Obsession e Backrooms certificano non è soltanto il successo commerciale di due opere, ma un nuovo centro di gravità permanente per l’arte cinematografica.
NOTE
1 Kane Parson, Kane Pixels, YouTube.
2 Curry Barker, that’s a bad idea, YouTube.
3 Box Office Mojo, Backrooms, consultato il 4 giugno 2026.
4 Ivi, Obsession, consultato il 4 giugno 2026.
5 Lindsey Bahr, YouTuber box office boom: ‘Backrooms’ and ‘Obsession’ draw Gen Z to theaters, Associated Press News.
6 Ibidem.
7 Ibidem.
8 Secondo il Fandango Moviegoing Trends & Insights Study | Spring 2026, la Gen Z continua a occupare una posizione centrale nell’ecosistema cinematografico contemporaneo, con una media di 7.0 film visti in sala nel corso del 2025; inoltre, l’87% degli adulti appartenenti a questa generazione dichiara di aver assistito ad almeno una proiezione cinematografica negli ultimi dodici mesi. Lo studio evidenzia altresì il ruolo centrale dei social media nella scoperta dei film e la persistente natura sociale dell’esperienza cinematografica.
9 Eve Crosbie, Dressed To Obsess: Inside the Costume Design of Horror Hit ‘Obsession’, The Set Set.
10 Angel Melanson, Director Kane Parsons On The “Incredibly Bizarre” Experience Of The BACKROOMS, Fangoria.
FILMOGRAFIA
Talk to Me (2022), Michael Philippou, Danny Philippou
Bring Her Back (2025), Michael Philippou, Danny Philippou
Obsession (2026), Curry Barker
Backrooms (2026), Kane Parsons

