
Il successo di Nino in Francia è stato, per alcuni, inaspettato. Eppure, l’opera prima di Pauline Loques aveva tutti i requisiti necessari per poter entrare nell’Olimpo del nuovo cinema d’autore francese. È l’esordio cinematografico più premiato dell’anno ed è tutto tranne che un caso. L’autorialità in Francia è qualcosa di serio: un cinema che tende ad avvicinare anche le masse e che non ha mai timore di raccontare storie inedite (soprattutto se di giovani autori). Nino prende spunto dai grandi classici del passato – sembra infatti una rivisitazione moderna di Cleo dalle 5 alle 7 – per plasmare, nel cinema contemporaneo, quel senso di mortalità e smarrimento della nuova generazione: le loro paure e i loro timori.
Tra la nascita di un nuovo amore e l’ombra nefasta della malattia, l’opera è un viaggio di tre giorni nella vita di un giovane alle prese con la sua mortalità. Un film intimo che la Loques dirige con grazia e maestria, sempre attenta ai dettagli: a inquadrare Nino dall’alto nel trambusto quotidiano delle strade parigine, per scrutarne il senso di oppressione, oppure a delinearne il volto, a far trasparire le sue emozioni quando tutto sembra doversi fermare. Di fatto, entriamo nella vita del protagonista dopo la scoperta di un cancro alla gola, quindi dopo un ovvio stravolgimento. Lo vediamo parlare con la madre o con gli amici alla ricerca, silente, di stimoli che rispondano alle sue quiete domande. Domande di un corpo vivo, in crisi con il suo destino mortale.
Abbiamo avuto l’onore di intervistare l’attore protagonista dell’opera Théodore Pellerin, vincitore con questo ruolo del premio Miglior Attore Esordiente alla Semaine de la Critique di Cannes e Migliore promessa maschile ai Premi César 2026. Nino è uno dei ruoli di grande rilievo della sua carriera. Ha già lavorato con importanti autori come Ari Aster in Beau is Afraid e farà parte del nuovo film di Tom Ford in uscita, probabilmente, il prossimo anno.

Ho avuto modo di vedere il film alla Festa del Cinema di Roma, dove ha riscosso molto successo tra i giovani. Quanto è importante parlare alle nuove generazioni, soprattutto riguardo i temi presenti nell’opera? Nino intercetta in qualche modo, appunto, i bisogni e sentimenti di questa generazione?
Devo dire che io ho un rapporto a volte un po’ egoistico con i film e con la recitazione. Nel senso che penso sempre, quando scelgo un film, a quello che mi può interessare dello stesso. Per esempio, quando ho letto la sceneggiatura di Nino ero rimasto molto colpito e mi sono detto: “io questo film lo voglio interpretare perché mi interessa molto”. Non ragiono mai in che maniera poi, il film, possa essere ricevuto da un pubblico più o meno giovane o all’interesse che, in seguito effettivamente, possano avere gli spettatori. Sembra una cosa un po’ egoista: penso solo a me e se mi piace interpretare un personaggio lo faccio. Non mi pongo troppo questo problema. Il fatto che, però, come ho avuto modo di constatare, questo film abbia riscosso un grande successo sia nel pubblico giovane ma anche in quello di tutte le età sicuramente mi rende molto felice. Quindi è stata un’esperienza importante e preziosa poter interpretare quest’opera che, poi, ho capito aver toccato il cuore di tanta gente.
Come ti sei preparato ad entrare nel mondo di Nino? Ci sono stati dei libri, dei film, delle influenze particolari o qualcosa che hai studiato per interpretare il personaggio?
Beh sicuramente tra le cose che più importanti che mi hanno influenzato c’è stata La Nausea di Jean-Paul Sartre, per capire che cosa volesse dire essere un pò al di fuori delle cose: quindi questa idea di esistenzialismo. Questo perché mi interessava capire chi fosse Nino prima dell’inizio del film. Poi, Un uomo che dorme di Georges Perec e Amleto, per la scelta tra la vita e la morte e il rapporto verso il padre… Tutte cose che mi sono servite a prepararmi a capire chi fosse lui antecedentemente. Dopodiché, per interpretare il Nino del film, era quello che era nella sceneggiatura. Quindi successivamente mi sono immerso in essa, ma per sapere chi fosse lui prima, queste, diciamo, sono le letture più importanti.

