Nella bolla, la recensione del film su Netflix

Nella bolla recensione film Netfli Judd Apatow

Bestie con le fattezze di dinosauri con le ali si impossessano della cima dell’Everest. Un gruppo di esploratori decide di doverli estirpare. Possibile che abbiano affidato un film action del genere a uno dei comici più irriverenti del nuovo millennio? No, appunto. Approda su Netflix la nuova commedia di Judd Apatow, che si mette alla prova cercando di fare il più contemporaneo dei film. Tra COVID-19, TikTok e continui riferimenti alla cultura pop vengono narrate le disavventure di una troupe impegnata nella realizzazione del sesto capitolo di Cliff Beasts, una fittizia saga cinematografica hollywoodiana.

Un cast di attori strampalati costretto a rimanere rinchiuso in un hotel per finire le riprese del film evitando il rischio di contagio. Un regista vincitore del Sundance alle prese con un alto budget. Gli addetti alla sicurezza oltre ogni limite della follia. Effetti speciali eccessivi. Le premesse sembrano le migliori ma il risultato non riesce a convincere a pieno. Nella bolla (trailer) riprende il genere parodistico meta-cinematografico, il cui esempio più celebre rimane Tropic Thunder (2008) di Ben Stiller, sviscerando le dinamiche di produzione attraverso l’esasperazione delle sue contraddizioni e dei suoi difetti. Sicuramente lodevole il tentativo di scrivere e girare un film sulle conseguenze della pandemia, cadendo però in fallo lasciando intrappolata la pellicola nel periodo della sua uscita. Lo stesso film, se visto a distanza anche solo di un anno dall’approdo in piattaforma, rischia di perdere tutto il suo potenziale dato l’eccessivo attaccamento al racconto del contemporaneo. Ogni gag sul lockdown per un ipotetico spettatore del 2023 risulterebbe datata e a tratti incomprensibile.

Il comico newyorkese, dopo aver dimostrato la sua capacità di scrivere commedie anche molto raffinate (ne è l’esempio perfetto la serie Netflix Love), vira su una demenzialità esagerata e poco riuscita. Judd Apatow è sicuramente capace di strappare un sorriso sporadico al suo pubblico, ma il film sembra essere soltanto una raccolta di gag umoristiche. La critica alla contemporaneità si perde nell’eccessiva stupidità del film. La ricerca disperata di spensieratezza, dovuta al periodo storico che non ha bisogno di ulteriore pesantezza, fa lo sgambetto alla striscia positiva di prodotti riusciti del regista che casca nella trappola del cinepanettone. <<Almeno ci abbiamo provato>>, la battuta riecheggia come se fossero le scuse anticipate del regista, inserita nella sceneggiatura per giustificare il calo di qualità rispetto ai lavori precedenti.

Punta positiva del film è sicuramente il cast. David Duchovny, l’attore-artista che si crede capace di riscrivere il film. Pedro Pascal, il tossicodipendente rinchiuso nel ruolo della macchietta di uno stereotipato messicano. Fred Armisen, il regista indipendente costretto sotto una grande produzione. Iris Apatow (figlia del regista), l’influencer chiamata a partecipare solo per il numero di followers. Le interpretazioni fanno più ridere delle battute che recitano, come se Nella bolla fosse una commedia slapstick più che il frutto dell’ingegno dello sceneggiatore brillante di 40 anni vergine e di Molto incinta.

Nonostante le critiche il film resta comunque piacevole, il perfetto sottofondo per le attività casalinghe a tratti capace di distrarci dalla camicia che stiamo finendo di stirare o dalla pasta che si sta per cuocere, senza mai però riuscire a far arrivare il messaggio dissacrante che sembra voler comunicare.

Il film è in streaming su Netflix dal 1 aprile.

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