
Il 21 aprile Roma nasce: abbiamo scelto di celebrare il Natale della Città Eterna parlando di cinema. Non una lista concordata, non un canone condiviso, ma una volontà di apertura: ciascuno di noi ha scelto un film e ha interpretato il tema a modo proprio.
Il risultato è quello che state per leggere: un collettivo di sguardi. Accanto a Fellini e Scola c’è il caos colorato del mondo Disney di Lizzie McGuire, e così via. Film che sembrano non avere nulla in comune, eppure tutti chiamati a rispondere alla stessa domanda: cosa ha a che fare questa storia con Roma?
UNA GIORNATA PARTICOLARE (1977; Ettore Scola)

6 maggio 1938, giornata della storica visita di Adolf Hitler a Benito Mussolini, tutta la Roma fascista si riunisce per assistere alla parata militare dedicata al Fuhrer. Gli appartamenti nei Palazzi Federici si svuotano dai loro inquilini dalle prime ore del mattino, tranne che per due figure. La prima è quella di Antonietta (Sophia Loren), madre di numerosi figli e casalinga segretamente insoddisfatta; la seconda figura è quella di Gabriele (Marcello Mastroianni), scapolo dell’appartamento difronte, ex-annunciatore radiofonico. Antonietta e Gabriele passeranno la giornata insieme, allontanandosi e riavvicinandosi, scoprendo lentamente nuovi aspetti l’uno dell’altra, mettendo in discussione la realtà sulla quale si basa Antonietta. Gabriele la farà interrogare sulla definizione di mascolinità, che andrà in contrasto con quella del Duce, sul ruolo femminile nella società, e sull’onestà del proprio matrimonio. Questi pensieri emergono in poche ore tra i due, confinati dalle pareti del complesso condominiale, svestiti dalle maschere che sono costretti indossare quotidianamente, sia al di fuori, che all’interno di quelle stesse mura.
Di Daniel Dellaccio.
ROMA (1972; Federico Fellini)

Roma di Federico Fellini è meno un film sulla città e più un’esperienza immersiva nella sua anima contraddittoria. Il regista rifiuta una narrazione lineare per costruire un mosaico di episodi, ricordi e visioni che restituiscono una Roma caotica, sensuale e decadente. La città emerge come organismo vivente, sospeso tra sacro e profano, antichità e modernità. Lo sguardo di Fellini è insieme affettuoso e disincantato: celebra la vitalità popolare, i volti anonimi, i rituali quotidiani, ma ne mette in luce anche l’eccesso, la teatralità e la decadenza. Celebre è la sfilata ecclesiastica, grottesca e surreale, che trasforma il potere religioso in spettacolo. Allo stesso modo, gli scavi della metropolitana che riportano alla luce affreschi destinati a svanire subito diventano metafora della fragilità della memoria. Fellini non vuole spiegare Roma, ma evocarla: una città che sfugge, che si trasforma continuamente e che vive soprattutto nello sguardo di chi la attraversa. Ne nasce un ritratto personale e onirico, lontano da ogni realismo, ma profondamente autentico.
Di Matilde Miron.
IL VENTRE DELL’ARCHIETETTO (1987; Peter Greenaway)

È la città di Eros – il sangue che pulsa, il principio di creazione, l’ebbrezza orgiastica dei banchetti con frutta e vino rosso – e di Thanatos – il sangue versato, le congiure col pugnale e la mitragliatrice, avvelenamenti, stragi, suicidi. È il 1989, un architetto americano è a Roma insieme a sua moglie per allestire una grande mostra dedicata a Étienne-Louis Boullée, architetto illuminista. Dopo poco tempo, Louisa e Stourley Kracklite sentono crescere qualcosa nelle loro viscere: una vita nuova e la fine incombente, Eros e Thanatos, un figlio da partorire e un cancro incurabile. Nei millenni, alle vestigia della civiltà pagana si sono sovrapposte le chiese e la cultura cattolica, poi quella post-risorgimentale e quella fascista. Le stratificazioni culturali e urbanistiche hanno reso Roma un luogo atemporale, dove tutto è presente e passato allo stesso tempo, dove – dice la signora Kracklite – «è solo di morte che si parla». L’architetto ammalato — tradito, umiliato e ossessivo come ogni maschio greenawaiano – impazzisce: comincia a scrivere lettere a un uomo del Settecento e fotocopia migliaia di immagini raffiguranti ventri di statue classiche. Nel dolore ormai insopportabile si fa carnefice e vittima della sua tragedia personale, con Roma – mistica e febbrile – a fargli da palcoscenico.
Di Andrea Fei.
CARO DIARIO (1993; Nanni Moretti)

«Caro diario, c’è una cosa che mi piace fare più di tutte». Roma, estate 1993. Nanni Moretti attraversa in Vespa una Roma quasi completamente deserta, che ricorda solo a tratti quella mostrata da Dino Risi nel film Il sorpasso. Caro diario è il diario filmato di uno sguardo, ma è anche la storia di un’ossessione, quella per le case. Per le finestre delle case. Per le vite che si nascondono dietro le finestre delle case degli altri. Per le vite degli altri. Per i quartieri degli altri: Garbatella, Olimpico, Tufello, Monteverde, Spinaceto, Casal Palocco e, infine, Ostia. La passeggiata in moto di Nanni Moretti nel primo dei tre capitoli di Caro diario si conclude proprio sul litorale romano, nel luogo in cui nel 1975 fu ucciso Pier Paolo Pasolini e in cui fu costruito un monumento funebre in sua memoria. In sottofondo c’è The Köln Concert di Keith Jarrett, composto proprio nel 1975. Attorno c’è il mare.
Di Sara Narcisi.
DRAMMA DELLA GELOSIA – TUTTI I PARTICOLARI IN CRONACA (1970; Ettore Scola)

Un muratore tutte le mattine, per andare al lavoro, passa davanti al Verano, e una fioraria si innamora di lui. Nasce una coppia composta da Marcello Mastroianni e Monica Vitti, a cui si aggiungerà un terzo incomodo, interpretato da Giancarlo Giannini. In questo film, uno dei migliori di Ettore Scola, si esprime al massimo la Roma proletaria. In questa commedia su un triangolo amoroso Scola racconta un’intera città e i suoi problemi; una città in cui persone che non hanno i soldi per mangiare né per lavarsi pensano a farsi la guerra a vicenda, arrivando a conseguenze tremende. Dramma della gelosia racconta una società intera nei suoi difetti più contorti, compresa la violenza. Ricostruisce tutta la relazione tra i protagonisti con particolare concentrazione su un femminicidio, analizzando i problemi della mascolinità italiana. E come se non bastasse tutta la pellicola è permeata da una romanità estremamente grottesca, a metà tra il tragico e il comico, anche quando racconta eventi terribili. La romanità di Dramma della gelosia non è la stessa di Fellini ma è ugualmente reale e lucida nel raccontare una città che ha più di 2000 anni. Una Roma con due facce, entrambe indifferenti alla vita di chi la abita.
Di Alessandro Giardetti.
LIZZIE MCGUIRE – DA LICEALE A POPSTAR (2003; Jim Fall)

In perfetta estetica primi anni Duemila, Lizzie McGuire – Da liceale a popstar, è un film in cui una semplice ragazza americana parte per un viaggio a Roma dopo la fine del liceo, lasciandosi alle spalle un disastroso discorso al diploma che la spinge ancora di più a voler cambiare aria. Una volta arrivata in città, viene scambiata per una popstar italiana e trascinata in una realtà che sembra uscita direttamente da un sogno adolescenziale. Roma diventa sfondo e personaggio a tutti gli effetti del sogno di una giovane ragazza che ha dato voce a migliaia di adolescenti: ai loro dubbi, alle loro ansie, ai piccoli traguardi quotidiani e ai primi passi verso il mondo degli adulti. Il film è anche, inevitabilmente, un po’ stereotipato: già dalla copertina, con Lizzie su una Vespa davanti al Colosseo, ritroviamo tutti quegli elementi iconici che rappresentano Roma nell’immaginario americano. Eppure è proprio questo a renderlo così affascinante, quasi una cartolina vivente della città. All’epoca questo film faceva sognare una storia d’amore e la possibilità di vivere esperienze fuori dal comune, oggi guardarlo è anche immergersi nello stile cinematografico della Disney Channel di quegli anni. È uno di quei film semplici, forse prevedibili, ma che restano sempre belli da rivedere quando si ha un po’ di nostalgia.
Di Adelasia Maselli.
