
Cosa significa correre davvero quando la pista diventa sfondo di tensioni familiari? Ambientata nella cosiddetta “Terra dei Motori” dell’Emilia-Romagna, Motorvalley (trailer) — prodotta da Groenlandia e uscita su Netflix il 10 febbraio — promette fin dal titolo competizione e velocità. Il rombo dei motori, le carrozzerie che si sfiorano in curva, l’asfalto che vibra sotto le gomme: l’immaginario è chiaro, ma la resa delude. Nei sei episodi della serie, la corsa resta più evocata che vissuta; invece di guidare la storia, diventa spesso sfondo dei conflitti tra i protagonisti.
La regia alternata di Matteo Rovere, Lyda Patitucci e Pippo Mezzapesa apre con la squalifica della scuderia Dionisi per manomissione del motore. È un incipit netto e tecnico, che avrebbe potuto lanciare la serie in una riflessione sul rischio e sull’etica della competizione. Un anno dopo, la morte di Bruno Dionisi (Stefano Abbati), patriarca e fondatore della scuderia, sposta il baricentro sul conflitto ereditario: Giulio (Giuseppe Spata) prende il controllo dell’azienda, mentre Elena (Giulia Michelini) tenta di ritrovare un ruolo che le viene progressivamente negato. La pista, che dovrebbe premiare talento e merito, diventa così uno specchio delle gerarchie familiari.
Le sequenze in gara alternano momenti visivamente efficaci a scelte stilistiche che ne riducono l’impatto. Il drift in rallenty, le gomme che tracciano archi di fumo bianco sull’asfalto, il motore isolato nel suono: immagini curate, ma spesso sospese. La velocità viene mostrata, non attraversata. Rispetto a Veloce come il vento, film precedente di Rovere, dove l’abitacolo era spazio fisico e psicologico, o all’energia continua di Fast & Furious, qui l’azione si interrompe proprio quando potrebbe accelerare.

Al centro della storia resta Blu Venturi (Caterina Forza), giovane pilota dal talento evidente ma dal carattere instabile. Accanto a lei Arturo Benini (Luca Argentero), ex campione segnato da un incidente che ha posto fine alla sua carriera e che lo lega in modo traumatico al passato di Blu. Il loro rapporto alterna allenamenti, frizioni e riconoscimenti mancati, costruendo una tensione emotiva costante. Anche la rivalità tra Elena e Giulio segue traiettorie prevedibili: eredità contesa, ambizione e legittimità messa in discussione. La serie crea dinamiche solide, ma queste potrebbero svolgersi in qualsiasi azienda familiare: raramente è la gara a cambiare davvero gli equilibri tra i personaggi.
Non mancano comunque momenti di forza visiva e tecnica, come le sequenze ambientate durante il Campionato Italiano Gran Turismo, ma l’insieme resta sospeso tra racconto sportivo e dramma familiare. Alla fine, la pista resta sullo sfondo: Motorvalley sacrifica il brivido e il sangue freddo delle gare al dramma. Le corse ci sono, ma non diventano mai il vero motore della storia.

