
Mortal Kombat II (trailer) risulta in perfetta coerenza con la maggior parte dei film tratti da videogiochi: insufficiente. Volendo espandere questa semplicistica parola, il prodotto è un montaggio di scene collegate male che fa sorridere chi conosce il videogioco e stordisce chi non lo conosce.
Sia chiaro, non è completa immondizia. Fra tutte le pecche quella minore è la coreografia dei combattimenti. Almeno mette in scena qualche guizzo creativo che fa bene agli occhi. Da badare l’uso della parola “qualche”. La regia degli stessi, invece, si banalizza all’estremo. La macchina a mano purtroppo rimane ferma a guardare i due combattenti lacerarsi e non si muove facilmente. Non è partecipe della sfida, ma solo spettatore di un videogioco giocato da altri due, e non diventa mai centrale nei duelli. Fortunatamente, la maggior parte dei movimenti dei personaggi sono ben orchestrati, risultando anche in dei combattimenti piuttosto soddisfacenti.
I risultati degli stessi sono invece sempre prevedibili, non c’è mai una vera sfida. Alla fine i personaggi hanno la scelta di uccidere o no i propri avversari. Quando vengono risparmiati risulta ovvio dall’inizio, quando vengono uccisi dà una sensazione mista. A volte le scene sanguinolente possono essere soddisfacenti agli amanti del gore, in altri casi delle censure intelligenti mostrano il giusto affinché il film possa essere visto anche da spettatori più giovani. Non è mai troppo fastidioso, ma già solo che si noti stizzisce.
I duelli sono svolti da personaggi del gioco di Mortal Kombat, tra cui un essere umano che ci viene presentato come uno dei due protagonisti. Si tratta di Karl Urban, famoso per la sua parte in The Boys (Butcher). Tra tutti gli attori, spicca la sua dimestichezza nei prodotti Action, rivelandosi un personaggio che fa sorridere con un paio di battute rilevanti. Quasi tutti gli altri attori invece non sono in parte, lo spettatore non si fida di quello che dicono e di come lo dicono. Se dicessero che il mondo sta per finire si riderebbe loro in faccia perché non sono credibili nella recitazione. Soprattutto l’attrice di Katana (Adeline Rudolph) si capisce che ci sta mettendo tutto il suo impegno, soprattutto verso la fine, ma non basta, rimanendo ancorata in due sguardi provocanti e niente più.

Gli altri personaggi sono paragonabili al bicchiere d’acqua dimenticato in cucina perché distratto da una mosca. Giusto un paio di loro funzionano perché almeno fanno ridere, ma la morte di molti di loro non viene empatizzata né dagli spettatori né dai personaggi stessi. Entrambi se ne dimenticano poco dopo. Il colmo viene raggiunto quando un personaggio viene riportato in vita e muore nuovamente dopo dieci minuti. Praticamente quel bicchiere d’acqua è stato bevuto, ma la mosca c’era caduta dentro.
I duellanti si sfidano in un greenscreen gigante, o almeno quello che pare tale, che però non stucca allo sguardo. Giustamente la maggior parte, se non tutte, sono arene di combattimento del videogioco, per questo sono così scenografiche. I personaggi interagiscono poco con l’ambiente, ma bisogna ammettere che l’estetica è affascinante e spesso si allinea bene con i combattenti. Quando comincia ogni sfida, la camera si muove come a citare l’inizio della partita: chicca che fa sorridere e che, tra l’altro, risulta anche in un movimento di macchina molto elegante.
La storia è la più banale del mondo e riassumibile in “bisogna salvare il mondo”, ma come è raccontata è il problema. Il montaggio è il fattore peggiore di Mortal Kombat II, dove non c’è neanche un raccordo tra le scene che sia stato pensato. Parrebbe quasi che il regista abbia affermato: “Ok, ragazzi, dobbiamo fare queste scene qui! Ma per l’amor di Dio non colleghiamole fra loro in alcun modo interessante, anzi!”. E ci è riuscito! “Ora inquadriamo da vicino questo personaggio perché è sconvolto… Bene, ora passiamo a quest’altro personaggio con la stessa inquadratura di quello prima, ma in un posto completamente diverso!”
Questo film da due ore, di cui l’80% sono combattimenti, non lascia allo spettatore disgusto, ma neanche apprezzamento completo. Rimane il guilty pleasure per antonomasia, come quei film che da bambini amavamo e poi, rivedendoli, notiamo quanto fossero ripugnanti. Quindi si potrebbe dire che il nemico numero uno di questo film non è Shao Kahn, ma è la maggiore età.
Al cinema.

