
In un mondo allo sfacelo, dove l’azione umana distrugge tutta la flora ma soprattutto la fauna che lo circonda, film come Moon il panda (traiIer) fanno in modo di fargli aprire gli occhi, farlo ragionare, pur mantenendo il sorriso dall’inizio alla fine.
Di stampo francese, prodotto in collaborazione da Mai-Juin Productions e Gaumont, il film diretto da Gilles de Maistre esce nelle sale italiane sotto il nome di 01 Distribution. Un lavoro che però nasconde dietro di se anche lo zampino di Rai Cinema, classificandosi definitivamente come un prodotto per famiglie, emotivo e dal tono educativo.
La storia, ambientata in Cina, tratta del dodicenne Tian (Noé Yé), che insieme a sua sorella Liya (Nina Ye), conduce una vita agiata ma alquanto triste, circondati da tanti oggetti materiali, ma, allo stesso tempo, privi di un rapporto vero, sincero e duraturo con il padre. Per questo motivo i due bambini vengono mandati a casa della nonna paterna Nai Nai (Sylvia Chang), sulle montagne del Sichuan, per staccare dalle distrazioni della vita cittadina e focalizzarsi sui “giusti” obiettivi. Qui Tian, avventurandosi nei folti boschi pericolosi, fa una scoperta incredibile, l’incontro ravvicinato con un cucciolo di panda. Immediatamente tra i due scoppia un fortissimo legame di amicizia, dove non esiste né alcun pregiudizio né alcuna aspettativa, ma solo ed esclusivamente un rapporto puro, semplice e onesto. Ben presto, però, i due saranno costretti a separarsi, per poi rincontrarsi, in un modo o nell’altro, in un’avventura spettacolare.

Moon il panda vuole essere il monito della perfetta coesistenza tra uomo e natura, o come per lo meno dovrebbe essere, mostrando di fatto come Tian e il tenero cucciolo di panda riescano a diventare, nel tempo, da un piccolo gesto di aiuto, buoni “amici”. Esseri coesistenti in un ambiente naturale, che collaborano sapientemente e in modo pacifico per evitare che uno distrugga l’altro. La pellicola, perciò, mostrando un “ipotetico” equilibrio perfetto dei due mondi, fatti di comprensione e rispetto e che si accostano uno affianco all’altro senza mai collidere, rammenta e insegna all’uomo il legame con la sua essenza. Il nostro “io primitivo” della fauna selvaggia che va conosciuta, apprezzata e preservata non solo per la sopravvivenza della vita animale, ma anche per la nostra, in quanto entrambi appartenenti ad un cerchio vitale.
Anche se con buone intenzioni, Moon il panda è stato costruito da de Maistre in modo veloce, frettoloso, a tratti quasi superficiale, che non approfondisce a dovere le dinamiche dell’intera storia. Dalle controversie personali di Tian, a quelle familiari, fino alle stesse condizioni problematiche del mondo dei panda, queste bussano alla porta della narrazione, si annunciano, danno una veloce spiegazione abbozzata del loro arrivo e scappano via, lasciando un vuoto inspiegabile. Il film, pertanto, pone allo spettatore diverse domande, dubbi e incertezze che, non venendo sondate a fondo per essere risolte, creano in quest’ultimo un parziale distacco emotivo, un non coinvolgimento della sfera psicologica, ponendolo, di fatto, non come soggetto “agente” ma come “oggetto subente”.
Quindi, anche a livello stilistico, la pellicola sembra rincorrere tutto il tempo lo scorrere della lancetta, il suo costante ticchettio, in un ritmo costante che determina un susseguirsi frenetico di immagini, in una staffetta a chi arriva primo al traguardo. Per cui riprese naturalistiche ripetute e accelerate, immagini della città e della storia personale di Tian e persino spezzoni frammentari della cultura cinese vengono tutti mescolati in un calderone, ottenendo un risultato apparentemente mediocre.
Un prodotto di media qualità, che poteva fare la differenza in un discorso puramente morale, aspetto che comunque tenta di mantenere lungo tutta la riproduzione del film, ma che si perde banalmente in un bicchiere d’acqua, proprio a causa della sua regia precipitosa. Una direzione sbrigativa, che si sgretola soprattutto verso la conclusione, ovviamente positiva, della pellicola, poiché passa, come una folata di vento, da un anello narrativo all’altro.

Moon il panda, infatti, nonostante il risultato del filmetto “medio qualitativo”, si prefigge come scopo ultimo quello di presentare, incuriosire e incrociare il pensiero del pubblico, la sua etica, con la tematica ambientale della salvaguardia degli animali. Un argomento fondamentale e prioritario da affrontare, soprattutto in questo momento, sin dalla tenera età, proprio come fa, in primis, lo stesso Tian, ben consapevole che il suo amico peloso è in grave pericolo. Non da meno quello che compie il protagonista umano di Moon il panda è una missione di salvataggio, una specie di “viaggio dell’eroe”, che lo fa crescere lungo il suo percorso e lo rende cosciente di ciò che è.
Tian, dunque, attraverso le sue decisioni e azioni, non solo comprende che c’è molto altro al di fuori del piccolo “ecosistema” che altri hanno creato, ma fa capire, a sua volta, al pubblico quanto sia necessario il contatto con la natura, quanto essa sia salvifica quale meravigliosamente semplice fulcro dell’esistenza. È la natura, infatti, ad essere fautrice del nuovo legame della famiglia che, come avvolta dal velo dell’onestà, dell’umiltà e della gentilezza, scopre le fitte trame nascoste sotto terra di ogni membro.
In conclusione Moon il panda, anche se non con un risultato ottimale rispetto a quello sperato, è un prodotto piacevole, carino e divertente, che riscaldando il cuore degli spettatori, li pone davanti a una scomoda realtà, quella dell’estinzione dell’ecosistema selvaggio floreale e faunistico, in fase di decadimento irreversibile se non interveniamo tempestivamente.
In sala dal 17 aprile.

