
«Ho sognato di essere una minatrice prima di sognare di essere una donna» sono le parole pronunciate con tono fiero dalla protagonista di Miss Carbon, presentato nella sezione Concorso Progressive Cinema alla ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma. La regista Augustina Macri, figlia dell’ex presidente argentino Mauricio Macri, sceglie di prendere ispirazione per la sua seconda opera da una vicenda realmente accaduta. Il film ripercorre l’esperienza di Carla Rodriguez, anche conosciuta come Regina del Carbone, prima donna transgender a diventare minatrice in Patagonia.
La sua storia, arrivata alla regista attraverso la sceneggiatrice Erika Halvorsen, si fa simbolo di resistenza attuata dalle comunità transfemministe. Augustina Macri sceglie quindi di narrare uno spaccato di vita di Carlita, attraverso il suo difficile percorso per raggiungere il suo sogno: diventare una minatrice. Nel piccolo paese della Patagonia infatti, è considerato sacrilegio anche solo far entrare le donne nelle cave di carbone, ad eccezione di una sola giornata festiva all’anno. Ma Carlita non sogna questo, non vuole limitazioni, vuole fare dell’essere minatrice il suo lavoro come ha sempre desiderato. La protagonista viene però concesso di lavorare solo in quanto ancora considerata a livello anagrafico come uomo. Quando viene finalmente approvata la Legge di Identità di Genere in Argentina nel 2012, le viene quindi preclusa la possibilità di lavorare in miniera e viene spostata in un reparto amministrativo, in quanto legalmente donna. Il suo percorso lavorativo entra quindi in contrasto con quello di crescita personale e di identità. Carlita è però una combattente, non può abbassarsi ad accettare una discriminazione ed è pronta a tutto pur di riuscire ad avere il lavoro che sogna e ad essere la donna che è sempre voluta diventare.
Miss Carbon si affanna, forse troppo, a cercare di inserire nei 94 minuti di durata una grande molteplicità di tematiche che la splendida storia di Carla offre. Nel film si tratta del rapporto e del distacco di Carlita dalla famiglia, di sciopero e rivolta dei lavoratori in miniera e dell’importanza dell’esistenza di contesti queer. Questi in particolare regalano a Carlita una casa, oltre che un luogo in cui poter esprimersi liberamente, sentirsi accolta e crescere nel suo attivismo. Molti di questi spunti sono però appena sfiorati, lasciando a desiderare viste le grandissime possibilità di una storia così unica.
A livello stilistico sono di forte impatto alcune sequenze oniriche che hanno ancora una volta Carlita come protagonista: sogni di riscatto, immagini di gloria tanto sperata. Queste, come anche tutto il film nel complesso, sono rese ancora più convincenti grazie a un’ottima Lux Pascal, attivista transgender anche nella vita reale, che regala così una performance profondamente intima e convincente.
Il film emerge dunque all’interno della selezione dei film della Festa in quanto intrinsecamente politico ed attuale. Il punto focale è orientato su un mondo ancora troppo inesplorato, dando voce alle lotte femministe e della comunità queer. L’Argentina narrata nel film è infatti uno dei paesi con i diritti LGBTQIA+ più avanzati al mondo nonostante sia uno stato profondamente cattolico. L’approccio non è mai banale o stereotipato e ciò costituisce una rarità preziosa tra i numerosi film realizzati da sguardi maschili e bigotti che raramente hanno saputo cogliere la profondità di tematiche ben più complesse. La necessità di un cinema che sia sempre più vicino a problematiche reali e che dia espressione a voci inascoltate è evidente in titoli come Miss Carbon. Il merito è enorme e la speranza sempre la stessa: che film come questi abbiano sempre più eco e riescano nell’opera di sensibilizzazione che cercano di effettuare con profondità e corretta informazione.

