
Che cos’è l’amore? Un accordo vantaggioso tra due persone con vite, necessità e ambizioni compatibili o qualcosa di inevitabile, inspiegabile e sorprendentemente semplice? A New York, la città di tutto e di tutti, dell’arte e del teatro, della finanza e del lusso, può essere entrambi. Lucy (Dakota Johnson), è un’esperta dell’amore, o più precisamente degli incontri, una combina coppie di grande talento, il cui lavoro è creare abbinamenti perfetti tra i suoi clienti basati sui loro tratti affini. Lucy è indipendente, cinica per deformazione professionale, eternamente single e lavora per Adore, un’agenzia di matchmaking che aiuta le persone a trovare l’amore.
La clientela esclusiva e facoltosa che può permettersi un servizio del genere può ottenere tutto ciò che desidera con un assegno e Adore ha semplicemente messo un prezzo anche sull’amore, offrendolo come un prodotto, e come un mutuo o un’assicurazione, i clienti scelgono il pacchetto che fa al caso loro. Il matrimonio diventa una transazione, un contratto economico tra le parti, e una simile situazione familiare, sociale ed economica è sufficiente a rendere due sconosciuti anime gemelle.
Proprio ad un matrimonio inizia a delinearsi il triangolo amoroso al centro della storia: per la nona volta nella sua carriera, una della coppie combinata da Lucy convola a nozze, in un trionfo di sfarzo e ostentazione. Per lei e la sua geniale e collaudata strategia di marketing i matrimoni sono l’occasione perfetta per reclutare nuovi clienti. Lì incontra Harry (Pedro Pascal), il fratello dello sposo che rimane subito intrigato da lei. Harry è alto, ricco e affascinante, viene da una buona famiglia, ha ricevuto la migliore educazione possibile e lavora nella finanza: è il meglio che si possa trovare sul mercato matrimoniale, quel tipo d’uomo per cui le clienti di Lucy ucciderebbero: un unicorno. Ma la stessa sera Lucy fa un altro incontro sorprendente: John (Chris Evans), il suo ex fidanzato che lavora per il catering dell’evento. John è una causa persa, un aspirante attore che cerca di sbarcare il lunario, e che da quando si sono lasciati cinque anni prima, non sembra essere cambiato affatto.
Quando una tragedia colpisce una delle sue clienti, Lucy si rende conto di come l’orchestrare incontri può diventare un gioco ipocrita e crudele con la vita delle persone, soprattutto di donne che affidano a lei la propria felicità e, senza rendersene conto, la propria sicurezza. Mentre le convinzioni e la carriera di Lucy si sgretolano davanti ai suoi occhi, Harry e John scuotono alle fondamenta le sue idee sull’amore. L’amore che vende alle sue clienti può andar bene anche per lei?

Material Love (trailer), opera seconda dell’acclamata regista di Past Lives, Celine Song, punta tutto su un amato e alla moda terzetto di “sex symbol”: una elegante e accattivante Dakota Johnson, il rubacuori preferito di internet Pedro Pascal e un Chris Evans svestito della composta perfezione di Captain America. Eppure il fascino innegabile del trio di protagonisti non basta a sostenere la finta profondità dei personaggi. Tutto rimane in superficie: l’amore, la tristezza e la felicità, comunicati a parole attraverso dialoghi ben infiocchettati, emozioni verbalizzate piuttosto che mostrate che, come non sembrano mai travolgere completamente i protagonisti, non possono sicuramente coinvolgere completamente lo spettatore. Celine Song denuncia il materialismo e la capitalizzazione dell’amore ricalcando l’immortale trend letterario e cinematografico che il vero amore non ha bisogno di soldi e per superare ogni difficoltà è sufficiente esserci l’uno per l’altra, fallendo, però, nel presentarlo da un punto di vista originale.
Uscito nelle sale del resto del mondo già alcuni mesi fa, il film ha fatto molto discutere in particolar modo per quanto riguarda la sua ingannevole campagna promozionale: Material Love è stato pubblicizzato come una commedia romantica degna dei vecchi classici, e sebbene al principio si presenti effettivamente come tale, prende, poi, una piega piuttosto tragica.
Material Love è, in realtà, un dramma che della classica commedia romantica ha ben poco, condito con un pizzico di romanticismo e che strappa qualche risata, ma pur sempre un dramma, una presa di coscienza riguardo alla reale esperienza femminile nel mondo degli appuntamenti in cui, alla ricerca dell’amore e della spensieratezza, ad ogni incontro una donna rischia la propria vita. Eppure questa rappresentazione necessaria, realistica e spaventosa, seppur costituendo la parte di gran lunga più interessante del film, è un mero strumento, sfruttato e gettato via, per portare la protagonista al punto d’arrivo designato.
Tra una dolorosamente scontata interpretazione favolistica del vero amore, immortale e incondizionato e una superficiale critica al materialismo estremo nella scelta di un partner, Celine Song firma una pellicola già controversa, che ha sicuramente una sua ragion d’essere, ma manca del fascino e della grinta delle commedie romantiche a cui tenta di paragonarsi.
In sala dal 4 settembre

