
Le tigri di Mompracem (trailer), o Los Tigres, è un thriller duro, teso e molto umano. Alberto Rodríguez racconta una storia di droga e criminalità, ma al centro del film ci sono soprattutto la famiglia, la malattia e il peso delle scelte sbagliate. L’ambientazione nel porto di Huelva dà subito al racconto un tono freddo e inquieto. Il mare non trasmette libertà o avventura, qui diventa un luogo di fatica e pericolo.
Fin dalle prime scene si capisce che il film non vuole puntare sull’azione spettacolare. La tensione cresce lentamente, quasi in silenzio. Rodríguez costruisce il thriller attraverso gli sguardi, le pause e il senso costante di pericolo. Ogni immersione sembra poter finire male ed ogni decisione pesa più della precedente. Il cuore del film è il rapporto tra Antonio ed Estrella. Antonio lavora come sub professionista da tutta la vita. È un uomo consumato dal lavoro, orgoglioso e incapace di fermarsi per il proprio bene. Cerca ancora di svolgere il proprio ruolo come padre, nonostante il divorzio e i problemi economici. Estrella invece appare più lucida e razionale. Ha studiato biologia marina e sogna di lasciare Huelva per costruirsi una vita diversa. Eppure continua a restare accanto al fratello, anche quando capisce che tutto sta precipitando.
Il loro rapporto è toccante, nonché il fulcro del film: non si basa solo sull’affetto, ma anche su vecchie ferite mai risolte. Da bambini il padre aveva trasformato una semplice sfida tra loro in qualcosa di più grande. Antonio si è preso il titolo di “Tigre”, mentre Estrella è cresciuta con la sensazione di essere rimasta sempre nell’ombra. Il film lavora bene su questo dettaglio senza appesantire troppo i dialoghi. Basta uno sguardo o una frase trattenuta per far capire quanto quel rancore sia ancora presente.

La componente emotiva funziona più del thriller stesso. La storia della cocaina e dei narcotrafficanti crea sicuramente tensione, ma il film colpisce davvero quando vediamo questi due fratelli cercare di proteggersi a vicenda. Antonio prende una decisione sbagliata nel tentativo di aiutare le figlie, salvare la propria dignità e costruirsi un futuro prima che il suo corpo ceda del tutto. Estrella lo segue e, anche se sa che finiranno nei guai, non riesce ad abbandonare il fratello.
Anche la regia contribuisce molto all’atmosfera. Rodríguez gira le scene sott’acqua con grande attenzione. Il mare appare buio, stretto e soffocante. I rumori delle bombole, il respiro dentro la maschera e il silenzio delle profondità aumentano la tensione in modo naturale. La fotografia è uno dei punti più forti del film. I colori freddi e grigi rendono Huelva un ambiente spento, come se tutto fosse coperto da umidità e stanchezza. Gli spazi industriali, le piattaforme e le petroliere creano un ambiente realistico e opprimente.
Molto convincenti anche le interpretazioni. Antonio de la Torre dà al protagonista una personalità brutale ma fragile. Bárbara Lennie invece lavora sulle emozioni trattenute e riesce a trasmettere continuamente tensione, rabbia e affetto. Insieme funzionano molto bene e rendono credibile ogni momento condiviso.
Los Tigres resta un film coinvolgente soprattutto quando smette di inseguire il thriller classico e si concentra sui suoi personaggi. Alla fine restano impressi più i silenzi tra Antonio ed Estrella che la storia criminale in sé, ed è probabilmente questo il lato migliore del film.
In sala.

