L’amore sta bene su tutto, la recensione: una commedia agrodolce

L'amore sta bene su tutto, recensione

«Tutte le persone sono al mondo perché anni prima due persone si sono amate […] bisogna ritrovare il vero motivo per cui siamo nati».

La frase, tra poesia e idealizzazione, apre L’amore sta bene su tutto (trailer), la nuova commedia diretta da Giampaolo Morelli. Questo incipit definisce immediatamente l’amore come nucleo del film: una forza originaria, un motore invisibile che attraversa ogni relazione umana. È una visione volutamente romantica, forse persino ingenua, perché la realtà spesso racconta il contrario. Non sempre si nasce dall’amore, né l’amore basta a spiegare l’esistenza. Eppure il film non cerca il realismo assoluto; sceglie piuttosto di inseguire un sentimento universale, trasformandolo in chiave narrativa.

La storia intreccia le vite di diversi personaggi pubblici mettendo in scena un vortice di relazioni sentimentali, crisi personali e dinamiche familiari. Stefano Rovelli (Giampaolo Morelli), autore di un bestseller motivazionale intitolato Come lasciare il proprio partner in 7 passi ed essere felici, si ritrova perseguitato da Federica (Ilenia Pastorelli), una giovane donna convinta che i suoi consigli abbiano distrutto la propria relazione sentimentale. Parallelamente, l’onorevole Vittoria Casati (Claudia Gerini), in cerca di consenso mediatico, decide di accogliere un bambino africano per migliorare la propria immagine pubblica, ma si trova davanti una situazione molto diversa da quella che aveva immaginato. Poi c’è Frank (Massimiliano Tortora), cantante tradizionale ormai in crisi, che viene costretto dal manager Manlio (Paolo Calabresi) a riunirsi artisticamente con la sua ex compagna Milly (Monica Guerritore) per un’esibizione davanti al Papa, nonostante i due non si sopportino più.

Attraverso il tono leggero della commedia, il film costruisce una riflessione sul ruolo della rappresentazione contemporanea. I protagonisti vivono costantemente dentro una performance pubblica, costretti a mantenere un’immagine coerente con ciò che il pubblico si aspetta da loro. La comicità nasce spesso proprio da questo scarto tra realtà e messa in scena. Le gag funzionano con grande immediatezza e la scrittura (di Giampaolo Morelli, Gianluca Ansanelli e Tito Buffulini) utilizza spesso il meccanismo della comicità di accumulo: equivoci, sovrapposizioni e situazioni paradossali si rincorrono continuamente. L’amore sta bene su tutto riesce infatti a utilizzare le situazioni comiche come preparazione emotiva ai momenti più drammatici. La leggerezza diventa un dispositivo narrativo che permette allo spettatore di abbassare le difese, per poi colpirlo improvvisamente sul piano emotivo. Si ride molto, ma ci si ritrova anche a commuoversi con facilità.

I personaggi sono figure fragili, spesso confuse, incapaci di gestire completamente la propria vita privata e pubblica. Proprio questa vulnerabilità li rende vicini allo spettatore. Riescono a parlare a tutti, proprio perché incarnano conflitti profondamente contemporanei, come il bisogno di essere amati, la paura di fallire e il desiderio di appartenere a qualcuno. Al centro del film rimane però un’idea molto precisa, perché l’amore non coincide soltanto con la passione romantica. L’amore è anche famiglia, cura quotidiana. Nel corso della storia sono proprio i legami familiari a prevalere progressivamente sul successo professionale e sull’esposizione mediatica. In un mondo dominato dalla performance, il film suggerisce che l’unica verità possibile risieda nei rapporti autentici. L’amore sta bene su tutto ricorda che, nonostante tutto ciò che viene costruito o spettacolarizzato, il bisogno di amare e di sentirsi amati continua a rimanere profondamente umano.

In sala.

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