La La Land: il sogno del musical incontra la vita reale

A dieci anni dalla sua presentazione alla Biennale del cinema di Venezia, La La Land (Chazelle, 2016) rimane uno dei capolavori indiscussi della scena cinematografica contemporanea. Tra il cast riconoscibile, con l’iconico duo di Emma Stone (Mia) e Ryan Gosling (Sebastian), una palette cromatica di forte impatto visivo e uno spazio filmico che richiama la Hollywood classica e la complessità dei legami interpersonali. 

Il colore che guida il racconto

Il colore ha un ruolo portante all’interno della diegesi, quasi a diventare un personaggio a sé stante. Dal suo utilizzo sia negli spazi del profilmico che del filmico nasce un excursus sui mondi esterni ed interni dei personaggi: convivono gli spazi mentali e quelli reali. 

Oltre ad essere un punto focale all’interno del quadro utile nella composizione dell’inquadratura, ad esempio una giustapposizione cromatica che crea contrasto visivo, il colore funge da simbolo, ha un ruolo esplicativo legato sia allo spettro emotivo che all’espressione di concetti.  È un elemento tecnico che si presta alla funzione narrativa, riesce a suggerire nozioni andando oltre ciò che viene riportato nelle battute; assume un carattere dimostrativo per rappresentare gli stati d’animo e i conflitti interiori. Il riconoscimento di un sistema appartenente all’immaginario collettivo permette una divulgazione più profonda della complessità emotiva, della messa in scena e della messa in quadro – qualcosa di concreto e tecnico riesce a rendere un concetto astratto – come lo spettro emotivo. 

Non sembra limitarsi soltanto alle emozioni però, in quanto il rosso prevale in scene che sembrano impersonare l’inizio: il secondo incontro tra i due personaggi, in cui le luci neon rosse fuori dal locale in cui suona Sebastian fanno da sfondo ad una Los Angeles notturna, un invito ad entrare; il punto di svolta nella carriera di entrambi. I colori non hanno un valore assoluto, servono a rappresentare un concetto piuttosto che essere la manifestazione di un significato concreto. 

Riesce a stabilire, in maniera quasi subconscia, un’atmosfera che aiuta con la resa iconografica del film: i colori primari nel vestiario, le fonti luminose colorate e in generale l’utilizzo ricorrente di una gamma cromatica accesa. 

La La Land dopo dieci anni

Il sonoro: il musical e la Hollywood classica

Dalle citazioni di film e star della Hollywood classica, come Gioventù Bruciata a Ingrid Bergman, alla scelta di un genere che ha le radici nel primo cinema sonoro come il musical, il film naviga consapevolmente i riferimenti alla storia del cinema, facendo ricorso ad immaginari già presenti. 

La La Land presenta una versione moderna del musical classico, il finale a lieto fine viene sostituito da una conclusione amara, ma decisamente più plausibile; è una prospettiva realistica che si lega ai canoni visivi classici. In un certo senso il genere viene adattato al ventunesimo secolo: alla spensieratezza tipica del musical si contraddicono i temi trattati dalla diegesi. 

Da questo contrasto nasce una dialettica tra sogno e realtà: il numero del musical appartiene a un secondo tempo, una sospensione spazio-temporale nella quale i personaggi agiscono come vogliono, prendendo una pausa da ciò che accade nell’arco di tempo attuale.

Le scene da musical o dell’astrazione dal mondo ordinario si presentano anche sotto forma di performance puramente strumentali, solitamente sulla base dello stesso leitmotiv. Tale motivo musicale ricorrente (Mia & Sebastian’s Theme) viene riproposto durante l’intera durata del film ed accompagna i personaggi nella loro evoluzione sentimentale e, assieme a loro, lo stesso brano evolve a livello sonoro, sotto forma di versioni diverse della medesima melodia. 

La La Land dopo dieci anni

Il valore della comunicazione: la storia d’amore fallita

La trama è piuttosto semplice e già vista; dall’incontro iniziale tra due personaggi nasce una rivalità giocosa che poi si trasforma in amore. È il classico incontro tra due personalità opposte, uno scettico e l’altro credente – la sfiducia incontra la speranza – ma una cosa li accomuna: sono entrambi artisti che cercano di sopravvivere a Los Angeles. 

La differenza netta sia nei gusti che nei comportamenti tra i protagonisti ha i suoi vantaggi, la passione per il jazz di Sebastian riesce a convincere pure Mia del genere, che inizialmente dichiara di non ascoltarlo. Alla fine dei conti porta al termine della relazione i punti di vista discordanti, momenti di incomprensione e mancata comunicazione .  

È una storia sincera, non si inserisce nel canone classico del musical a lieto fine: rispecchia la vita reale e non pensa esclusivamente a soddisfare lo spettatore. 

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