La Fine di Oak Street, recensione: il nuovo film di David Robert Mitchell

La Fine di Oak Street, la recensione a cura di DassCinemag

La Fine di Oak Street (trailer) è un film diretto da David Robert Mitchell e prodotto da J. J. Abrams; la pellicola approderà nelle sale italiane distribuita da Warner Bros Italia.

L’opera è ambientata negli anni Ottanta e vede come protagonista la famiglia Platt, composta rispettivamente dai genitori Denise Platt (Anne Hathaway) e Greg Platt (Ewan McGregor), i quali, insieme ai loro figli adolescenti Audrey (Maisy Stella) e Brian (Christian Convery), vengono improvvisamente catapultati in un’altra dimensione a causa di un insolito evento cosmico. La tranquillità di Oak Street viene sconvolta una notte di luglio del 1982, quando la famiglia Platt, così come i loro vicini, vengono svegliati da un violento temporale. All’alba del giorno seguente, i quattro si accorgono che il loro tranquillo quartiere, tipico della periferia americana e apparentemente ordinario, idilliaco, dove non accade mai nulla, è stato trasportato indietro nel tempo, in una imprecisata era preistorica, minacciato dall’apparizione di dinosauri terrificanti e famelici, pronti a trasformare la rassicurante quotidianità in una lotta per la sopravvivenza.

Tuttavia, la catastrofe permetterà alla famiglia Platt, da tempo in crisi, di ricucire i propri legami: in un mondo distopico, in cui il caos sembra sostituire qualsiasi tipo di norma o di legge, la sopravvivenza dipende non soltanto dalla forza fisica, ma soprattutto dall’astuzia, dall’ingegno e dall’unione tra gli individui che nasce dalla cooperazione e dalla fiducia reciproca.

La Fine di Oak Street, la recensione a cura di DassCinemag

Una delle tematiche che possiamo riscontrare nell’opera è l’illusione della casa come luogo di sicurezza e di stabilità: quel passaggio dal certo all’incerto che sembra rimandare all’immaginario proprio del Suburban Gothic, un sottogenere cinematografico volto a rappresentare il sentimento di alienazione che caratterizza la vita dei sobborghi americani, luoghi di un’idilliaca parvenza destinata, ben presto, a incrinarsi, per lasciare emergere gli aspetti più oscuri e perturbanti della vita di provincia. Alla minaccia esterna, incarnata dalla presenza dei dinosauri, si affianca quella interna, rappresentata dalle discrepanze tra i membri della famiglia, dalle loro rispettive divergenze e dai segreti che custodiscono. La casa, distrutta e quasi rasa al suolo, cessa quindi di essere un luogo sicuro per i Platt, che si trovano costretti ad uscire allo scoperto e fare affidamento unicamente sul reciproco sostegno per tentare di sopravvivere.

Un altro tratto ricorrente è il legame della pellicola con l’immaginario degli anni Ottanta. All’interno del film riscontriamo diverse analogie con celebri opere di quegli anni, quali Poltergeist (1982) e Ai confini della realtà (1983), come dichiarato in un’intervista dallo stesso autore; possiamo, tuttavia, individuare affinità anche con altre pellicole coeve, come, ad esempio, Ritorno al futuro (1985) di Robert Zemeckis, in cui ritroviamo il tópos del viaggio nel tempo, caratterizzato dalla presenza di universi paralleli che consentono di modificare il corso degli eventi e di viaggiare da una dimensione all’altra attraverso portali temporali.

Evidente poi il riferimento alla cultura pop degli anni Novanta, in particolare alla celebre saga di Jurassic Park ideata da Steven Spielberg, anche se salta agli occhi una differenza sostanziale: mentre nel film del 1993 sono gli uomini ad invadere il territorio ricreato per i dinosauri, in La Fine di Oak Street sono gli animali che infestano i luoghi abitati dagli esseri umani.

La Fine di Oak Street, la recensione a cura di DassCinemag

Un’ulteriore riflessione possibile riguarda il parallelo con i classici della letteratura d’avventura, primo fra tutti il Viaggio al centro della Terra di Jules Verne, anche se, nonostante il ricorrere di alcuni elementi narrativi, come la presenza di creature preistoriche, le due opere presentano molteplici differenze stilistiche e strutturali. Mentre nel romanzo di Verne i protagonisti compiono un viaggio volontario verso il centro della Terra, i protagonisti de La Fine di Oak Street non scelgono consapevolmente di partire all’avventura, ma si ritrovano, loro malgrado, all’interno di un luogo familiare, il loro quartiere, trasportato, però, in un’epoca storica differente che cancella certezze e abitudini consolidate: la scoperta di un ignoto in cui l’esperienza esteriore innesca un percorso di crescita interiore.

Infatti, i membri della famiglia Platt, nel tentativo di trovare il modo per viaggiare nuovamente nel tempo e tornare nel presente, dovranno mettersi in discussione, accantonando tensioni, conflitti ed incomprensioni accumulatosi col trascorre degli anni. Il ritorno al passato e la perdita di ogni certezza rappresenta per la famiglia Platt un’occasione di rinascita, suggerendo come, talvolta, sia necessario che le fondamenta della nostra quotidianità crollino, l’annunciata “fine” della loro Oak Street, affinché si possa comprendere meglio il valore di ciò che possediamo e ripristinare la realtà momentaneamente perduta.

In sala dal 12 agosto 2026.

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