
«Guardi questo, è semplice ma molto raffinato, sobrio, senza essere ordinario. Il segreto del suo fascino? Non è frivolo. … Questo è più capriccioso, brillante e molto divertente, ma se lo sfiora rischia di ferirsi. Non è fatto per essere accarezzato, soltanto guardato. … Più discreto del precedente, eppure pieno di sorprese. Sembra scialbo, ma se lo osserva sotto una luce diversa, scintilla come una stella!»
Con queste battute si apre l’opera prima di Gilles Mimouni, L’Appartement, uscito nelle sale francesi il 2 ottobre 1996. Le parole sono pronunciate da un gioielliere, mentre descrive tre anelli differenti all’indeciso Max (Vincent Cassel). Quest’ultimo, ancora incerto, posticipa la scelta dell’anello, non rendendosi conto però che quelle descrizioni appartengono anche a tre diverse amanti nella sua vita.
Max, fidanzato ufficialmente con Muriel (Sandrine Kiberlain), durante un pranzo di lavoro sente nel corridoio del ristorante una voce familiare, quella di Lisa (Monica Bellucci), una sua ex-fidanzata sparita senza spiegazioni due anni prima, poco dopo averle proposto di andare a convivere insieme a lui. Max non riesce a incontrare la ragazza, la quale dopo una telefonata si allontana scappando in lacrime, egli riesce così a scorgere solamente le scarpe rosse che era solita indossare. Nella cabina nella quale è stata effettuata la chiamata, la ragazza ha però lasciato la chiave di una camera d’albergo, che Max recupera.

Da questo avvenimento hanno inizio, intervallate con la ricerca di Lisa da parte di Max, delle sequenze che mostrano il rapporto passato della coppia e l’origine del loro avvicinamento, avvenuto nel negozio di Lucien (Jean-Philippe Ecoffey), amico di Max, dove Lisa ha acquistato le scarpe rosse. Il protagonista finge con Muriel, futura moglie, di essere partito per il Giappone per un viaggio di lavoro dal quale tornerà dopo quattro giorni, in modo da poter continuare la ricerca di Lisa.
Fin dalle prime sequenze dell’opera è caratterizzante la presenza di superfici riflettenti, vetrine di negozi, finestre e specchi. Esse sono di volta in volta, collocate simbolicamente tra i personaggi per indicare le differenti relazioni tra essi. Esemplare è una delle prime scene, ambientata nell’aeroporto, dove Max e Muriel sono divisi da un vetro che non permette loro di sentire le parole dell’altra. Altra scena fondamentale è al ristorante, dove Max crede di aver rivisto Lisa, quest’ultima è all’interno della cabina telefonica e la si può intravedere, ma non riconoscere, dal vetro satinato della porta, fuori dalla quale Max aspetta.
Le superfici riflettenti possono anche suggerire, oltre al rapporto tra due o più personaggi, l’identità o le caratteristiche del singolo carattere. Lisa è vista per la maggior parte delle volte attraverso i vari vetri delle finestre, il suo corpo e il suo volto sono infatti frequentemente incorniciati, indice di una natura «non fatta per essere accarezzata, solamente guardata».

Ulteriore caratteristica dell’opera è l’interattività dei personaggi con gli oggetti analogici, tutti infatti interagiscono e si relazionano agli altri tramite cornette telefoniche, lettere, scarpe e diari donati. Durante la ricerca di Lisa, Max si trova ad interagire con numerosi oggetti come chiavi, lettere e ritagli di giornale da dover riassemblare. Come un puzzle, egli cerca di ricomporre le azioni e gli spostamenti di Lisa, esattamente come il montaggio dell’opera, in maniera frammentata e alternata con il presente, cerca di far ricomporre allo spettatore la storia dell’amore passato con la ragazza scomparsa.
L’indagine di Max lo conduce a quella che sembra essere l’abitazioni di Lisa, dove trova all’interno anche le sue scarpe rosse, egli però rimane bloccato nell’appartamento quando sente la porta aprirsi e vede entrare una ragazza. Quest’ultima spaventata gli chiederà spiegazioni e affermerà di abitare lei in quell’appartamento, di essere andata lo stesso giorno allo stesso ristorante, e di chiamarsi anche lei Lisa. Max non sa però che la ragazza che ha difronte sta affermando il falso, si chiama infatti Alice (Romane Bohringer) ed è da tempo innamorata di lui, tanto da starsi ora fingendo Lisa nel vero appartamento della ragazza, mentre lei è altrove.

Nonostante lo scambio d’identità, le caratteristiche originali dei personaggi sono indicate dall’uso dei colori nei loro costumi e nelle scenografie che li circondano. Max è spesso vestito con colori neutri e si circonda di ambienti poco illuminati, spesso spegnendo le luci quando è solo o quando vuole spiare qualcuno per la sua indagine. Il colore identificativo di Lisa è il rosso, come le sue scarpe, e come il corridoio che Max attraversa quando sente dopo anni la sua voce. La stessa afferma che il viola è un colore diabolico, infatti Alice indosserà un vestito viola la prima volta che apparirà a Max, poco prima di fingersi lei. Dopo quel primo incontro anche Alice inizierà ad indossare il colore di Lisa e sarà circondata da elementi scenografici rossi nell’appartamento che finge essere suo.
L’appartamento diventa la sfera intima dei personaggi, condivisa e occupata però da altri. Max, mentre si finge all’estero per lavoro, alloggia nell’appartamento di Lucien, suo amico. Alice si finge Lisa nel vero appartamento della ragazza, poco dopo grazie al montaggio, si scopre che in passato Lisa e Alice erano state vicine di casa, diventando così migliori amiche. Lisa non sta tornando nella sua attuale abitazione a causa di un ragazzo che continua a tormentarla, sta alloggiando quindi nell’appartamento di Alice, mentre Alice si finge lei nel suo. Questo articolato scambio di abitazioni equivale allo scambio delle identità che sta mettendo in atto la ragazza, recitando una parte che non le appartiene, in una casa che non è la sua, per l’amore di un uomo che sta cercando un’altra.

