
Tanto meraviglioso quanto delicato è il nostro mondo, rispettarlo è fondamentale per tenerci lontani dalla catastrofe. Non sono solo animali i protagonisti di Jumpers – Un salto tra gli animali (trailer), il nuovo film Pixar che mette in scena la vita del bosco come sistema politico.
Dopo aver scoperto un macchinario che le permette di trasformarsi in un castoro, Mabel (doppiata da Tecla Insolia) prova a salvare lo stagno vicino casa sua dalla costruzione di un’enorme tangenziale. Per farlo, deve entrare in contatto con gli animali del bosco, ormai migrati altrove, e convincerli a ripopolare il loro habitat in via di distruzione. La missione della protagonista, però, incappa in un imprevisto dopo l’altro e la sua intrusione nell’ecosistema della foresta rischia continuamente di corromperne l’equilibrio. L’habitat è infatti una mappa geopolitica spartita tra diversi popoli di animali e alla protagonista non basterà l’aiuto del sovrano dei mammiferi, Re George (doppiato da Giorgio Panariello), per mettere d’accordo sul da farsi tutte le parti interessate.
Ridurre a questa breve sinossi il complesso intreccio di Jumpers è decisamente inadeguato, ma sarebbe altrettanto difficile ripercorrerne in questa sede ogni dettaglio. Il film infatti si muove costantemente lungo la linea di confine oltre la quale il nostro sistema di etica e morale, umano e occidentale, si fa completamente vano, a fronte di in un ben più complicato universo di leggi animali per noi quasi incomprensibili. Nella foresta è lecito uccidere per nutrirsi e ancor di più lo è lasciarsi morire per garantire la sopravvivenza altrui: è la <<legge del bosco>>. A sbiadirsi di conseguenza, quindi, è anche il sistema di personaggi (umani e animali), assolutamente irriducibile al classico binomio protagonista/antagonisti, e anzi un’intricatissima rete di incostanti aiutanti e oppositori. Va detto che la sceneggiatura raggiunge la fase di maggiore intensità drammatica quando i molteplici interessi di questi iniziano a collidere, portando ad un ribaltamento considerevole della vicenda; e non solo: la scrittura accompagna con successo ciascun personaggio ad una conclusione adeguata e coerente. Il film riesce inoltre a non rinunciare, per tenere le redini di una storia tanto contorta, ad un umorismo brillante e puntuale, costellandosi di gag divertentissime e a tratti più adulte di quanto ci si aspetterebbe.

Non sorprende, a questo punto, che Jumpers faccia ritorno a molti dei topoi classici Pixar, configurandosi a priori come un progetto innatamente più maturo rispetto ai prodotti degli ultimi anni. Mabel, protagonista introversa ed emarginata, trova la sua ragion d’essere in un’avventura fuori dal comune, proprio come è stato per l’adorabile Nemo o il Russell di Up; un antagonista corrotto e ossessionato dalla propria reputazione, il sindaco Jerry, torna sui passi di malvagi terrificanti come Charles F. Muntz (Up) e Henry J. Waternoose (Monsters & Co.); o ancora il bosco, micro-società dai numerosi tratti in comune a quella umana, ricorda Toy Story e A Bug’s Life. Lo stesso spirito ambientalista dell’opera, d’altronde, non è una novità se si pensa al coraggiosissimo WALL-E.
L’operazione di recupero che Jumpers cerca di attuare nei confronti della vecchia Pixar, inoltre, non si svolge solo sul versante del contenuto. Lo studio ha dimostrato più volte di sapersi inserire in un’ottica post-moderna di ibridazione e rielaborazione dei generi cinematografici, dal supereroistico (Gli Incredibili ) alla fantascienza distopica (WALL-E ) e il nuovo film non fa eccezione. Lo stesso regista Daniel Chong, al suo esordio per Pixar, ha dichiarato in conferenza stampa di aver pensato l’opera come una sci-fi con tratti marcatamente spy-movie; il macchinario che permette a Mabel di trasformarsi in un castoro robotico, in effetti, le fornisce anche una copertura perfetta per entrare in contatto con gli altri animali. Inoltre, se da un lato è evidente come il film attinga a piene mani da alcuni successi animati degli ultimi anni (Zootropolis, Il Robot Selvaggio, Il Ragazzo e l’Airone), dall’altro sono numerosissime le più disparate ispirazioni che Chong ha richiamato in fase di intervista: da La Mosca a Mission: Impossible, da Gremlins a Pom Poko.

Un ibrido di personaggi e ispirazioni così ben orchestrato non può che essere un crocevia di storie e significati che attraversa temi rilevantissimi per i nostri giorni. Adesso però è meglio trascurare parabole animaliste e ambientaliste e riflessioni sul rapporto tra potere politico ed economico per concentrarsi su qualcosa di forse più importante. Jumpers è la storia di un’invasione e della distruzione di un popolo, attuata da chi vuole lucrare sul territorio di una nazione altrui. La tracotanza del sindaco Jerry, avido di denaro e attento solo alla sua propaganda elettorale, viola lo stato di natura di un popolo libero, quello degli animali del bosco, disinteressandosi del loro benessere in quanto dissimili da lui per forma e costumi. Anche l’intrusione di Mabel è dunque di grigia moralità, in quanto contribuisce a frantumare l’inerzia positiva di cui gode la foresta. Quello che ne consegue, ovviamente, è guerra totale: non solo il bosco si oppone alla costruzione della tangenziale, ma cade in un vero e proprio conflitto civile dopo che uno spiacevole casus belli compromette il sistema “federale” che sta alla base dell’organizzazione politica animale.
Insomma, il nuovo progetto Pixar si rivela un film inaspettatamente attuale e pieno di senso, attraversato da una rete complessa di ispirazioni e significati, conciliati da una sceneggiatura magistrale e una visione chiara ed efficace. È fondamentale però che non si perda, dietro una più blanda retorica animalista, lo spirito più profondo di un’opera che racconta in modo notevolmente adeguato e divertente a quali conseguenze può portare la violazione dei diritti umani (o “animali”, in questo caso) e internazionali. Il confine come una diga: se calpestata, il mondo può solo che annegare.
Al cinema.
