
Come Gocce d’Acqua (trailer), film di Stefano Chiantini, è un dramma familiare con Edoardo Pesce, Barbara Chichiarelli e Sara Silvestro, nel suo primo ruolo da protagonista. Un padre colpito da un male inaspettato e una figlia, che mette in pausa la sua vita per prendersene cura, sono due binari su cui si muove una storia di silenzi e apnee. Presentato in anteprima al Festa del Cinema di Roma 2024 nella sezione “Grand Public”, Come Gocce d’Acqua esplora quelle situazioni sfortunate in cui sono i figli a diventare padri, a prendersi delle responsabilità e a fare delle rinunce. Alvaro (Edoardo Pesce) è un uomo difficile e un po’ scontroso, Jenny (Sara Silvestro) una ragazza disciplinata e innamorata del nuoto, hanno un rapporto distante, segnato dall’abbandono da parte di Alvaro che Jenny non è mai riuscita a perdonargli. Abbiamo intervistato Sara Silvestro incuriositi dalla sua performance, facendoci raccontare il suo primo set di un film.
1. Jenny è una nuotatrice, anche tu vieni dal nuoto, che rapporto hai con questo sport?
Sì esatto, Jenny è una giovane promessa del nuoto e come lei anch’io ho praticato agonismo per 12 anni. È un mondo che ho abbandonato a 18 anni perché ho scelto di dedicarmi ad altro, come appunto alla recitazione e allo studio. Oggi mi rendo conto di tutti gli insegnamenti che mi ha lasciato, il nuoto è stata una scuola di vita. Mi ha insegnato la disciplina, il senso del sacrificio, l’organizzazione; sapere che devi allenarti tanto tutti i giorni, per tante ore, per una gara che dura soltanto un minuto. Ho trovato un parallelismo con la recitazione in cui è fondamentale la disciplina sul set, ad esempio. Inoltre il nuoto mi ha insegnato a saper attendere, che è necessario per un attore, il cui lavoro è fatto al 90% di attese. La mia mentalità da agonista mi sta sicuramente aiutando molto, sfrutto queste attese per studiare e farmi trovare sempre più pronta. Il nuoto praticato ad alti livelli richiede tante rinunce e tanti sacrifici, perché l’allenamento è costante, duro, e lo stile di vita deve essere sano e lineare. I sacrifici di uno sportivo infatti sono tanti di più rispetto alle vittorie. Questo è tutto nel personaggio e nella mentalità di Jenny. Lei prenderà una scelta voluta, ma anche sofferta. Io ho tanto amato questo sport, ma l’ho anche tanto odiato, soprattutto quando mi sono allontanata per provare qualcosa di diverso, un percorso che mi ha portato verso la recitazione. Anche se ho abbandonato il mondo dell’agonismo sono ancora legatissima a questo sport ed evidentemente mi rincorre nella vita, per fortuna.
2. Momento più divertente sul set?
Guarda ce ne sono tanti! Tanti giorni li ho passati a lavorare con Edoardo Pesce, che interpreta mio padre Alvaro, e lui oltre ad essere un attore incredibile è una persona simpaticissima. Spesso mi raccontava le barzellette due secondi prima dell’azione e io poi le capivo in scena, questo alleggeriva molto le giornate di set. Il film racconta una storia molto commuovente, spesso le scene che giravamo insieme erano complicate emotivamente, quindi questo modo di fare rendeva il lavoro più semplice sia per noi che per la troupe. C’era una bellissima armonia tra tutti. Tra i momenti divertenti non posso non citare un giorno in cui abbiamo girato le scene a mare, era marzo e mi ricordo che non siamo riusciti a finire una scena perché l’acqua era freddissima. Il giorno dopo quando ci siamo rimessi a lavoro Edoardo ha fatto buttare in mare il regista Stefano Chiantini e Gianluca Palma, il direttore della fotografia, in mutande, per fargli capire quanto fosse fredda l’acqua e per intimarli a finire in fretta. E’ stato un momento che ancora oggi ricordiamo sorridendo.
3. Le maggiori difficoltà che hai trovato nell’ interpretare questo ruolo e le parti che sono vicine invece?
Jenny è una ragazza molto determinata e molto forte caratterialmente, prende la decisione di badare a suo padre colpito da un ictus, che necessita di essere seguito nel percorso di riabilitazione. All’inizio la cosa più difficile da raccontare era proprio il prendersi cura fisicamente di una persona in tutto, nel mangiare, nel camminare, proprio perché io non ho mai vissuto una situazione simile. Ho preferito lasciarmi sorprendere dalla storia, perché raccontavo una ragazza che si ritrova all’improvviso a fronteggiare una situazione che non ha mai vissuto. Anche se all’inizio può sembrare impacciata lei si butta e prova, proprio per amore del padre. Ecco, io ho scelto di imparare insieme a Jenny, sul set. Invece per quanto riguarda i punti di vicinanza sicuramente il nuoto; è stato emozionante girare tutte le scene in piscina, come quella della gara. Anzi nello specifico in quella scena mi sono trovata di fronte ad altre atlete e giudici che io avevo già conosciuto gareggiando da agonista, quindi è stato davvero speciale vederci in una veste diversa. Un’altra cosa che ho in comune col mio personaggio è l’amore per la famiglia quindi per me è stato facile comprendere le scelte che Jenny prende durante la storia.
4. Come affronti l’ansia di un provino, che consiglio daresti a dei giovani attori come te?
E’ da poco che faccio questo lavoro, quindi non ho proprio i giusti consigli da dare per affrontare i provini. Sono una ragazza molto ansiosa, lo sono stata anche nel mondo del nuoto, ma credo che l’ansia giochi un ruolo a favore, significa che veramente tengo a qualcosa. Tante volte l’ansia mi tiene accesa ed è fondamentale esserlo in un provino, bisogna imparare a dosarla, ma deve esserci. Io sto imparando a dosarla, perché a volte gioca in modo negativo, ma in questo caso per esempio mi ha aiutato. Io avevo tanta ansia di affrontare questo provino, perché sentivo veramente vicino il ruolo di Jenny, c’erano tante cose in comune con la mia vita, in più avevo avuto modo di leggere tutta la sceneggiatura prima del callback e quindi avevo l’ansia di non riuscire a restituire tutto il bello di questo personaggio. Invece la tanta emozione che ho avuto al provino mi ha aiutata. Il mio consiglio è quello di viversi a pieno l’emozione che si ha al provino cercando di trasmetterla attraverso il personaggio. E in generale di godersi i provini, è un momento di crescita, a prescindere poi dall’esito.

5. Come ti sei preparata per il ruolo di Jenny e com’è stato il lavoro sul set?
La prima cosa che ho fatto quando mi hanno detto che avrei interpretato Jenny è stata quella di riallenarmi per un mese con gli agonisti, in più ho la fortuna di avere una sorella nutrizionista che mi ha aiutato a riprendere quella massa muscolare, che avevo un po’ perso quando avevo smesso di allenarmi a quel livello. Secondo me era necessario per raccontare il personaggio di Jenny che è una nuotatrice in carriera. Mi è servito molto riallenarmi, perché le scene in acqua sono state tante. Anche per risentire sulla mia pelle tutte quelle sensazioni che ho provato per tanti anni e che vive una nuotatrice tutti i giorni nel periodo degli allenamenti e delle gare. Per quanto riguarda il lavoro sul set sono stata molto fortunata perché il clima era bellissimo. Stefano Chiantini è un regista empatico che mi ha messo a mio agio fin dall’inizio, mi ha dato la possibilità di sperimentare e di lasciarmi andare sul set e abbiamo creato insieme questo meraviglioso personaggio di Jenny. Inoltre, lavorando con attori del calibro di Edoardo Pesce e Barbara Chichiarelli, ho cercato tanto di stare in ascolto con loro in scena, di rubare un po’ dalla loro esperienza. Raccontiamo uno stralcio di vita di una famiglia comune che vive un’avversità della vita, è stato molto utile il rapporto di complicità che si è instaurato tra noi attori.
6. Quali sono gli insegnamenti più importanti che ti rimarranno da questa esperienza?
Questa esperienza mi ha insegnato tantissimo, anzi tanti insegnamenti li ho metabolizzati una volta finite le riprese. Quando giri ti chiudi in una bolla, nella vita di quel personaggio. Una volta tornata alla vita di tutti i giorni mi sono resa conto di quanto questi mesi mi avesero arricchita, da un punto di vista artistico e umano. Ho imparato a gestire la tensione, ad essere costante ogni giorno sul set, nonostante lo sforzo fisico. Ho imparato anche a lavorare in condizioni di fatica e rendere in quelle situazioni. Mi ha insegnato a fidarmi del lavoro di squadra, ad essere in ascolto del mio personaggio e del mio istinto. C’è veramente un grande lavoro di squadra in questo film, tante persone che amano questo mestiere, la passione e amore per questo lavoro si percepiva ogni giorno, non penso sia una cosa scontata.
7. Secondo te oggi Jenny dove sta? Che fa?
Jenny oggi me la immagino come una ragazza più matura, che è tornata a far brillare la sua passione. La vedo di nuovo in acqua, a seguire il suo sogno, ma senza dimenticare suo padre. Passa tante ore in macchina a fare avanti indietro Roma-Civitavecchia, continuando ad assistere Alvaro, ma senza mettere da parte se stessa. Mi piace immaginare Jenny dopo la gara degli Italiani con la medaglia d’oro al collo, che alla domanda “A chi dedichi questa vittoria” risponde “a me, a mio padre e a tutti i sacrifici che abbiamo fatto”.
8. C’è qualche ruolo che ti incuriosirebbe interpretare?
Essendo all’inizio del mio percorso ogni ruolo rappresenterebbe un’occasione preziosa per crescere e imparare. Mi piacerebbe interpretare un personaggio che ha un mondo interiore nascosto, che si scopre piano piano e che non è evidente all’inizio. Scavare tra complessità interiore e ambiguità. Mi piacerebbe anche raccontare un personaggio di un altro periodo storico, perché trovo affascinante l’idea di potersi immergere in un tempo diverso dal nostro, esplorare anche come cambia l’essere umano a seconda del contesto in cui vive e quanto invece restino gli universali a prescindere dal tempo.

