Intervista a Jethro Massey, regista di Paul and Paulette Take a Bath

Paul e Paulette take a bath, intervista al regista

Lei ama Elvis, lui la fotografia. Camminano in cerca di risposte e soluzioni alle loro giovani vite nei posti più macabri di Parigi. Si cercano per un po’, poi si trovano e timidamente si amano. Paul and Paulette Take a Bath (trailer) di Jethro Massey è una storia d’amore e di ricerca. Un’intima introspezione di due vite segnate, condannate dallo scorrere del tempo a cercare un senso alla loro esistenza.

È uno di quei film fondamentali per la nuova generazione: è quasi sovversivo e rivoluzionario. Sicuramente lontano dalle dinamiche cinematografiche odierne, orientate spesso alla realizzazione scialba di un cinema commerciale sempre più propenso al “pianto facile”. Il film di Jethro Massey evita il melenso: vive di sguardi, attimi, immagini. Si immerge completamente nel dramma più tragico della nostra generazione, ovvero il “vivere” astruso, oscuro, in un mondo che lentamente ci abbandona e ci rende assenti dall’essenza del nostro stato di individuo. Lo fa con tono leggerissimo, sfociando in una dark comedy calibrata, mai eccessiva, che trascina dal primo fino all’ultimo minuto.

Un piacere, dunque, poter intervistare il regista e sceneggiatore di Paul and Paulette Take a Bath ovvero Jethro Massey. Classe ‘78, franco-britannico: i suoi corti hanno girato i festival di tutto il mondo, stupendo il pubblico con il suo stile assurdo, sgargiante, smisurato. Questo film è la sua opera prima e arriva dirompente nelle nostre sale grazie a Cat People.

Paul e Paulette take a bath, intervista al regista

Quale è stata la genesi del film e com’è nata l’idea?

C’erano due immagini. Vidi un post su Facebook di un vecchio amico, che scattò una foto di sé stesso nella vasca da bagno di Winston Churchill. Mi ricordò immediatamente un’altra foto che avevo visto anni prima, della fotografa di guerra Lee Miller che aveva scattato un autoritratto nella vasca da bagno di Hitler nel suo appartamento a Monaco. Fu scattata nel giorno del suo suicidio a Berlino. Pensare a queste due foto mi fece riflettere sul nostro desiderio di immergerci nella storia. Perché non è abbastanza solamente guardare qualcosa ma vogliamo “entrare nella vasca da bagno?“. Condividiamo una fascinazione per questo genere di cose: per le storie di omicidio, guerra e violenza. Guardiamo le serie True crime, giriamo la nostra testa per vedere quando c’è un incidente per strada e quindi volevo esplorare questa curiosità morbosa. L’immagine della vasca da bagno mi ha ispirato a scrivere una storia su due personaggi che vogliono avvicinarsi a questo genere di cose, più di quanto normalmente ci permettiamo di fare. 

Paul e Paulette rappresentano una generazione disorientata, in cerca di se stessa, completamente affossata dalla vecchia. Vagano per Parigi come se fosse una vecchia sposa, capace di riabilitare i loro stimoli talvolta perversi. Come hai voluto trattare questo cambio generazionale e come credi interferisca la società odierna nella vita dei giovani?

Mi meraviglio in una città come Parigi della storia in cui viviamo. Come molte delle grandi città europee, è un posto costruito su sangue ed ossa. Come vive la nostra generazione con i crimini dei nostri antenati e dei nostri leader odierni?. Come sosteniamo la responsabilità di questi crimini? Viviamo in un lusso relativo, in una cultura che ci dice “vivi bene, felice, vivi nel momento, hai soltanto una vita”. Ma come possiamo conciliare il fatto che tutta questa lussuria provenga da crimini commessi dai nostri antenati? Come possiamo vivere bene quando i governi continuano a commettere crimini in nostro nome per mantenere tale lussuria… penso che ci ritroviamo combattuti tra queste due cose, e speranzosamente Paul e Paulette riflettono questa difficile giustapposizione.

I protagonisti hanno vissuto due traumi che hanno cambiato il loro modo di vedere il mondo, la loro vita stessa: Paul la strage del Bataclan mentre Paulette l’arresto del padre. Tutti e due, in qualche modo, scelgono di rifugiarsi nel macabro. Perché questa scelta?

La mia sensazione è che quando viviamo un trauma spendiamo il resto delle nostre vite cercando di capirlo. Lo shock che proviamo non ha senso per noi. “Perché qualcuno dovrebbe farci questo?”. Un modo per riuscire a capire quel trauma, quella violenza, è attraversarlo, esplorarlo. Ritengo che i percorsi di Paulette e Paul nel film siano differenti: Paulette è consapevole di quello che è e di quello che sta facendo. Paul no, e se ne rende conto solamente nel finale. Come due bambini giocano con le bambole per ricreare la vita dei genitori e per capire il mondo degli adulti, Paul e Paulette giocano a questi giochi di rievocazione per cercare una chiave di lettura per la violenza che li ha resi ciò che sono.

Riallacciandomi alla domanda precedente… Perché hai voluto tingere di “dark comedy” la tua sceneggiatura? Trasformando, in qualche modo, il macabro in ironico?

No, assolutamente no, non credo che sia ironia. Sono molto affascinato dal “dark humor”, e penso che per noi sia qualcosa di essenziale. Ricordo di essere stato in un viaggio di ricerca in Europa dell’est, con un team che intervistava dei testimoni oculari dell’olocausto. Abbiamo ascoltato delle terribili e agghiaccianti storie per giorni e giorni. Ad un certo punto, nel minibus tra un’intervista ed un altra, uno dei ricercatori fece una battuta. Una battuta molto inappropriata ma tutti risero. Fu una reazione di pancia, forse anche uno sfogo. Si poteva quasi percepire il terribile peso di quell’esperienza alleggerirsi per un momento. Fare quella battuta era un meccanismo umano di cui abbiamo bisogno per sopravvivere, per riuscire a sopportare il peso delle storie che stavamo ascoltando. Come le piccole rappresentazioni storiche recitate da Paul e Paulette, questo tipo di humor è un modo con il quale noi riusciamo ad elaborare le tragedie.

Paul e Paulette take a bath, intervista al regista

Come hai deciso di lavorare alla regia del film? Come hai gestito il tono visivo e come ti sei rapportato con gli attori?

In maniera molto semplice. So di possedere una particolare sensibilità estetica che, in ogni caso, mi permette di fare le cose a modo mio. Le mie scelte sulle location, sugli oggetti di scena, sui costumi (con un grande team) creeranno un universo che mi è proprio, e quindi non avevo bisogno di preoccuparmene eccessivamente. Ero molto consapevole del budget e delle costrizioni di tempo, quindi non abbiamo realizzato nessun complesso movimento di macchina. Sapevo perfettamente che l ‘unica cosa che davvero importava erano le performance che avvenivano davanti alla camera. Riguardo questo, la mia decisione più importante come regista è stata scegliere i due incredibili attori, Marie Benati e Jérémie Galiana, che interpretano Paul e Paulette. Non sono molto conosciuti, ma entrambi sono incredibilmente talentuosi, ed è una vera gioia lavorarci insieme. Hanno reso il mio lavoro da regista più semplice…

Come dovrebbe agire secondo te il nuovo cinema contemporaneo indipendente?

Non sono nella posizione di dire come il Cinema indipendente dovrebbe comportarsi. La sua bellezza è che fornisce una varietà di voci e di idee, parlando di cose avulse al monolite della cultura mainstream. Dobbiamo difendere quel terreno con forza, con storie che non siano finanziate dal “sistema” (Studios o istituzioni governative). Poiché credo risieda lì il lavoro più interessante: le nuove storie che possono cambiare, un poco, la nostra prospettiva. Ma, allo stesso tempo, credo che dovremmo difendere le istituzioni governative e le strutture finanziarie perché hanno anche loro un ruolo importante nella nostra cultura.  Penso che la frase sia: «Il ruolo di un artista è mordere la mano che lo nutre*» (vorrei ricordarmi chi l’ha detta…).

Paul e Paulette take a bath, intervista al regista

Sappiamo tutti quanto sia difficile distribuire un film indipendente. Il tuo è stato presentato in anteprima (qui in Italia) due anni fa a Venezia. E, nel nostro paese, è uscito solo qualche giorno fa con una distribuzione nelle sale purtroppo limitata. Quali sono le problematiche di una distribuzione indipendente?

Prima di tutto, è fantastico che ci siano piccole case di distribuzione come Cat People che combattono con le unghie e con i denti per i film in cui credono. Hanno un ruolo importantissimo che gioca per contrastare il monolite culturale creato dall’industria. Le sfide che incontrano sono molto concrete. Per far si che le persone entrino dentro i cinema, ai distributori servono film con delle star. Un vero peccato, ma hanno bisogno di vendere biglietti per poter sopravvivere. L’unico modo per far sì che ci siano ancora film indipendenti e interessanti nei cinema è cercarli: leggere riguardo ciò che sta per uscire in sala, seguire i distributori più interessanti e anche i cinema che proiettano nelle loro sale differenti tipologie di film. Ma, soprattutto, andare in sala a vedere film indipendenti: andarci nella prima settimana in cui escono e consigliarli agli amici. Ricorda sempre, ogni acquisto che fai (e ogni biglietto cinematografico acquistato) è un voto per il mondo in cui vuoi vivere.

L’ultima: hai nuove idee per un prossimo film?

Certo! Non posso condividerle con te, ma ho altri tre progetti. Due più grandi (un horror folk e una dark comedy) per i quali sto lavorando con dei produttori per trovare dei finanziamenti, ed un’altra dark comedy che girerò nel 2027 a prescindere se troverò dei finanziamenti o no. Se dovessi girare l’opera nello stesso modo nel quale ho dovuto girare Paul and Paulette take a bath, quindi in modo totalmente indipendente, che sia così! Continuerò a difendere quel terreno importante al di fuori del sistema…


*Nella sua forma italiana: “Sputare nel piatto dove si mangia”.

Traduzione delle risposte a cura di Livia Minorenti.

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