
Felice Santulli, in arte Slade Wilson, è un giovane regista di Avellino che negli ultimi anni si è dedicato alla creazione di film horror estremi ed unici nel panorama cinematografico odierno. Sotto la produzione di Tetro Video, società italiana nota per la distribuzione di horror estremi a livello internazionale, Felice Santulli ha diretto Phallacies, XXX Darknet: Red Lips ed eROTik 2: The Beyond, sequel del film del 2018 diretto da Domiziano Cristopharo.
Come per il suo predecessore, anche eROTik 2: The Beyond (trailer) è un film poco adatto ai deboli di stomaco. La trama è pressoché simile all’originale, con risvolti e situazioni molto diverse. A metà tra il sequel e il reboot , il film narra le vicende di un uomo disturbato che compie violenze di ogni tipo per riportare in vita uno spirito maligno. Le azioni comprendono: violenze sessuali, riti satanici, resurrezioni, necrofilia e cannibalismo, tutto asservito a mostrare la lenta discesa nella follia di un uomo disturbato.
Abbiamo avuto modo di intervistare Felice Santulli per parlare del suo ultimo progetto, fornendoci una chiara testimonianza di cosa voglia dire essere un giovane autore di horror estremi in un paese come l’Italia.
In Erotik 2, il tuo film, c’è molta violenza collegata ad una dimensione sessuale. Di conseguenza, sembra che la violenza nel film sia quasi gratuita, pornografica appunto. Credi che la violenza nei film debba essere per forza giustificata oppure può assumere delle dimensioni puramente feticistiche?
Io sono contrario alla violenza gratuita, infatti nel mio film questa è giustificata dal voler rappresentare il decadimento del personaggio. Il mio intento era quello di mostrare il malsano inconscio di un uomo e di farlo tramite scene forti, insomma, volevo mostrare la follia del protagonista per quella che è. Non è un caso che quello che viene mostrato sembra costantemente filtrato da un sogno, volevo che restasse il dubbio su quello che stesse accadendo, sé fosse successo o meno. Pur distanziandomi da una violenza realistica, volevo che chi guardasse il mio film soffrisse in un certo senso, in modo simile alla vittima del racconto. Purtroppo eventi del genere esistono, non possiamo fare finta che non sia così, e mostrarli nella loro crudezza, turbando chi guarda, mi sembra un modo per onorare le vittime di queste terribili azioni. L’arte è violenza, ma questo tipo di violenza, se fatta, deve essere permeata da un messaggio. Lo diceva anche Pasolini: essere scioccati è un piacere. Certo, il problema è che poi si inciampa nella censura. Si fa fatica a trovare un produttore che non ti censuri. Ad esempio, nel cinema italiano c’è un grave problema con la nudità maschile, che causa più problemi di una scena cruenta qualsiasi o della nudità femminile. La società è strana. La figura femminile è sessualizzata per piacere dello spettatore, ma quella maschile viene percepita come un turbamento. La violenza sulle donne è più accettata e normalizzata di quella su un uomo, specialmente sessuale, e questo è più inquietante di qualsiasi film possa mai fare. La violenza sulle donne è talmente normalizzata, purtroppo, che non fa più scalpore. Tutto ciò è aberrante. Nel mio film ho cercato di fare il contrario anche per il gusto di provocare.
Ti senti più ispirato ad una tradizione dell’horror americano o italiano? E di quale epoca genere o film in particolare?
La principale ispirazione è stata il cinema di Lucio Fulci. Voler fare eROTik 2 con uno stile Fulciano è stata una scelta presa d’accordo tra noi della produzione. Le ispirazioni sono chiare nella scrittura ad esempio, anche se in quel caso ci siamo ispirati anche a Bava e a Sergio Martino. Credo che sia anche un modo per omaggiare questi autori che hanno ispirato una gran parte dell’horror americano, soprattutto quello degli anni ’70. Martino scrisse I corpi presentano tracce di violenza carnale che, probabilmente, è uno dei primi slasher mai fatti, ed è italiano. Poi in realtà assorbo influenze un pò ovunque, accolgo ogni forma di cinema. Non sono mai stato un classicista. Vorrei che vengano accolte a braccia aperte le proposte di registi giovani, emergenti. Forse lo dico in quanto tale, ma l’innovazione può partire solo dai giovani, anche per raccontaci un pò, per dire qualcosa di nuovo. Credo sia la cosa migliore che si possa fare.
Cosa ne pensi dell’horror attuale? C’è un ritorno in sala?
Sì, certo. Trovo rassicurante che ad esempio Terrifier 3 abbia avuto successo. É bello sapere che anche un prodotto più spinto possa dire qualcosa. É bello vedere i più giovani avvicinarsi a questo tipo di cinema, sono contento che vada avanti, che le persone lo cerchino, che vogliano vedere qualcosa di nicchia. Film come il mio o quelli di altri miei collaboratori sono molto più famosi all’estero che in Italia. Nel nostro paese non va molto, tuttavia il pubblico per questi film all’estero esiste. É piacevole sapere che ci siano persone che hanno un gusto opposto al sistema produttivo odierno, anche se quasi mai sono in Italia.

Credi che ci sia spazio per una nuova generazione di autori dell’horror in Italia?
Una ventata di aria fresca può sempre far bene. Il problema è la mentalità. È il posto che ostacola i giovani registi, si vuole un prodotto con una morale palese. Vedi le polemiche che ci sono state per la serie tv Gomorra. Sembra che sia più bello coprire le falle della nostra società con una falsa morale. Io non devo fare la morale, non devo fare il genitore e non devo mandare alcun messaggio educativo. Siamo un paese vecchio e radicalizzato ad un tipo di cinema borghese. È il posto che purtroppo non ti permette di avere spazio. All’estero si da importanza a determinate tematiche, nelle università, nei luoghi del sapere. Qui no, si cerca l’opera d’arte circolare che deve piacere ai parenti, al vicino di casa, questa non è arte, è più simile ad una fabbrica: Il cinepanettone, PAPmusic ecc. Si creano film consolatori per il pubblico medio.
Vista la violenza delle scene che rappresenti, i tuoi film sono difficilmente trasportabili sui grandi schermi per le masse, anche con il bollino 18+. Ti rappresenterebbe un tipo di horror meno erotico e vendibile magari, o senti che quella tipologia di immagini siano la massima rappresentazione della tua idea di horror?
Io abbraccio un pò tutto. Dipende da come mi sento. I corti che ho fatto sono diversi. Ci sono lavori meno erotici ma più violenti e ansiogeni, altri viceversa. L’importante è fare un buon film indipendentemente da cosa si vuole raccontare. Potrebbe uscire qualcosa di decente e di valido anche con uno stile diverso da questo. Io mi sento di abbracciare moltissimi stili. A fine lavoro di scrittura capisco quello che ho creato. Mi lascio trasportare da un flusso di coscienza e alla fine riesco a dargli un’etichetta, ad incastonarlo in un genere. Io non mi sento necessariamente legato ad uno stile, dipende dalla mia creatività, dalle ispirazioni.
Nel tuo film ci sono molti effetti pratici e mi sembra soltanto uno digitale. Credi che, in un cinema fatto di CGI, gli effetti prostetici abbiano ancora spazio e possano essere credibili?
Credo che gli effetti prostetici e artigianali siano importanti. Anche The Substance ne rivendica l’importanza, anche Alien: Romulus. L’effetto prostetico deve continuare ad essere una priorità nell’horror. Conferisce alla scena una credibilità diversa rispetto al digitale, anche se non lo disdegno ovviamente. Il prostetico è perfetto, credibile e disgustoso come un horror dovrebbe essere. Poi il digitale ti salva la vita, ma gli effetti pratici sono un’altra cosa. Volevo ringraziare il mio collaboratore e amico Kevin Capurro che con un budget non infinito è riuscito a fare delle cose meravigliose in termini di effetti pratici, senza di lui non sarebbe stato lo stesso.


Bravo Felice! Ad maiora, semper.