I’m Your Man, la recensione del nuovo film di Maria Schrader

La recensione di I'm Your Man, il nuovo film di Maria Schrader

In un mondo ormai sovrappopolato sembra ugualmente impossibile trovare un’anima gemella, una compagna o un compagno di vita. I tempi però sono cambiati e forse la via più semplice è quella di un’estrema personalizzazione dell’ideale amoroso. I’m Your Man (trailer), il nuovo film di Maria Schrader, vede una professoressa universitaria costretta a testare un robot umanoide fatto appositamente per lei.

Tom (Dan Stevens) incarnerebbe l’uomo ideale di Alma (Maren Eggert) anche se, in realtà, si potrebbe pensare l’esatto opposto: Alma conduce la sua esistenza fra steli sumere alla ricerca di un indizio che riveli il perpetuo anelare alla bellezza anche da parte dell’umanità più antica, mentre Tom è un robot, pienamente antropomorfo, che al posto del cervello ha un computer e che teoricamente non potrebbe mai conoscere il calore umano.

Il film travolge lo spettatore grazie alla sua semplicità, alla sua grazia, all’intrigo che la vicenda porta con sé: con Tom siamo capaci di scoprire la radici del sentimento umano, quasi con gli occhi fanciulleschi di chi conosce il mondo per la prima volta. Con Alma, invece, rimaniamo con i piedi per terra, ricordando la complessità delle emozioni, sperando però che possa cedere alle illusioni che tanto teme e che la sua ragione le impone di allontanare.

Lo sguardo dominante si capovolge, con un “uomo” che riordina, cucina e il cui unico desiderio è quello di rendere felice l’amata. Un uomo costruito in laboratorio, tanto quanto la simile figura femminile che per anni ha popolato gli schermi cinematografici. Eppure, nonostante sia venduto come ideale, la protagonista fugge da questa assenza di concretezza. Quasi speriamo di vedere in Tom un barlume di umanità, di corto circuito, di presa di coscienza, per un puro desiderio infantile secondo cui quello che è diegeticamente vero potrebbe corrispondere alla realtà.

Si tratta di un mensch aggiornato, un mensch 3.0, che se rifiutato torna alla fabbrica per essere azzerato, che modifica il proprio algoritmo quanto più ci si interagisce, una realtà personalizzata che sostiene ed incita e non conosce scontro. Ma lo scontro è ciò che forma il carattere e l’irragionevolezza delle emozioni, nella loro potenza, è ciò che rende l’uomo tale.

L’esperienza diventa per Alma e per chi vive la vicenda attraverso i suoi occhi, un promemoria, quasi un avvertimento sul mondo contemporaneo, sulla ricerca di una felicità a tutti i costi. Si tratta di una felicità pericolosa, che nella sua semplicità di ottenimento rende l’individuo assuefatto, incapace di relazionarsi col mondo reale. Alma con Tom vive una quotidianità divisa fra reale e virtuale.

La scrittura, i momenti drammatici e i momenti comici, in una Germania spesso assolata e, talvolta, opportunamente tempestosa, ci cullano e travolgono in una storia a cui cediamo e a cui crediamo, perché Tom è un robot che è più consapevole dell’umanità di coloro che umani lo sono dalla nascita.

I’m Your Man è un film leggero, divertente, dolce in modo disarmante. È il desiderio di compagnia, di sostegno, di comprensione, di autenticità. È anche la consapevolezza che una volta conosciuta la felicità diventa difficile riuscire a tornare indietro. Al cinema dal 14 ottobre.

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