Illusioni mortali, la recensione

Dopo Dietro i suoi occhi e l’annesso parlare di sé che la miniserie ha provocato, Netflix torna a regalarci (o almeno, ci prova) dal 18 marzo un thriller dalle note erotiche che vede la propria dinamica muovere i passi, nuovamente, all’interno di un triangolo amoroso che sfiora sempre più il baratro del pericolo. Illusioni mortali (trailer) scritto e diretto da Anna Elizabeth James, dovrebbe – proprio per la sua natura di thriller – riuscire a rapire emotivamente lo spettatore avvolgendolo di sfumature noir dal pathos tanto intenso da far passare in secondo piano, qualora ce ne fossero, eventuali scivoloni tecnici all’interno della struttura narrativa e della sceneggiatura. Ma questo, come vedremo, non è il caso di Illussioni mortali che più che assomigliare a un ambiguo ma ben riuscito inquietante gioco di sensualissima seduzione, si presenta come una banale rappresentazione di una realtà fin troppo fittizia che neanche si sforza di colorarsi di una parvenza di verosimiglianza.

La mancanza di orginalità non tarda a mostrarsi a cominciare dal plot: Mary (Kristin Davis; Sex and the City) è una famosa scrittrice di, non a caso, thriller erotici, che seppur in pausa creativa da tempo, è costretta a rientrare nel mercato dell’editoria per sopperire a ingenti rischi economici causati da investimenti sbagliati per mano del marito Tom (Dermont Mulroney). Bilanciare autonomamente la vita di moglie attenta, madre premurosa e brillante scrittrice non è semplice, e per questo Mary accetta l’idea di rivolgersi a un agenzia di tate di lusso al fine di trovare qualcuno che possa darle una mano nella gestione della realtà domestica. Più di tutte, a colpirla positivamente, è Grace (Greer Grammer), incantevole ragazza bionda dai lineamenti angelici e una spiccata dolcezza disarmante. Sarà però quando i lineamenti angelici diventeranno i tratti duri di una donna matura e la dolcezza disarmante darà luogo a un’ambiguità relazionale che circonda la giovane, che la situazione susciterà non pochi interrogativi nei personaggi e nello spettatore, in un tenebroso alternarsi di realtà e finzione.

Illusioni mortali su Netflix

Se la trama quindi, seppur ribadiamo di non spiccata originalità, risulta piuttosto lineare e apparentemente semplice da maneggiare a livello drammaturgico, è la texture narrativa più intrinseca che presenta lacune non indifferenti. E il maggior colpo di grazia che la penna della James infligge, lo sferra proprio contro la costruzione dei personaggi. Risulta pressochè ovvio d’altronde che un thriller psicologico, tipologia di film che già di per sé richiede  un background delle figure altamente dettagliato, a maggior ragione se questo vi gioca le dinamiche all’interno di un triangolo amoroso, dove le linee relazionali diventano ulteriormente complesse, non può categoricamente ammettere approssimazioni e superficialità nello schema interno dei personaggi presi sia nelle singole individualità che nelle relazioni interpersonali. Ciò comporta non solo una difficile comprensione dei tre protagonisti, bensì una totale impossibilità di empatizzare con essi, venendo costantemente visti dallo spettatore come figure bidimensionali senza passato o futuro che ne giustifichino azioni e comportamenti.

E nemmeno si può puntare sulle capacità attoriali dei tre nel vano tentativo di conferire più “materia” ai rispettivi personaggi. Le intepretazioni, come la linea registica generale adotatta, verte più su una condizione caricaturale di un thriller erotico, continuamente esasperato da ingiustificati leitmotiv ansiogeni e slow-motion abusati in modo rischioso. Il risultato ottenuto fa sì che lo spettatore si abitui a questa condizione di pericolo imminente e costante ma blando al tempo stesso, così da allontanarlo da qualsiasi tipo di soddisfazione personale nel culime della narrazione quando tutte le carte in tavola verranno scoperte e si inizierà lentamente a venire a capo del mistero.

In una frase: Illusioni mortali è un thriller privo di thrill, di cui, ahimè, risulta estremamente difficoltoso salvarne anche solo un minimo aspetto. Quantomeno, non è previsto un sequel, e noi possiamo comodamente dimenticare senza troppo impegno queste quasi 2 ore di pellicola.

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