
Se mentre guardate un film amate infastidire i vostri amici spiegando citazioni che solo voi sapete cogliere, la nuova commedia di Rémi Besançon fa al caso vostro. Il delitto del 3º piano (trailer) omaggia esplicitamente il cinema hitchcockiano con una una trama che ripercorre in maniera ironica La finestra sul cortile, capolavoro del 1954 del regista britannico. A questo si aggiungono citazioni tratte dai maestri del giallo come Agatha Christie e Conan Doyle, il tutto condito con l’inconfondibile humor francese, fatto di cinismo e disincanto.
Colette (Laetitia Casta) e François (Gilles Lellouche) sono una coppia in crisi, lei professoressa di cinema alla Sorbonne con una smodata passione per Hitchcock, lui un mediocre scrittore di gialli ambientati in epoca vittoriana. Il loro tranquillo appartamento parigino diventerà teatro di una rocambolesca detection all’arrivo di Yann (Guillaume Gallienne), il nuovo, tenebroso vicino, un attore impegnato in una rivisitazione di Amleto. Colette si convince che Yann abbia ucciso sua moglie sordomuta dopo aver assistito dalla finestra ad una lite tra i coniugi. Inizialmente il pragmatico e pigro François tenta di farle capire che le sue sono paranoie indotte dalla visione di troppi film ma, quando la ricerca di indizi sembra l’unica cosa capace di riavvicinarli, si fa coinvolgere in un’avventura in cui il confine tra realtà e immaginazione rimane sottile. Alle vicende della coppia, infatti, si alternano scene dei loro alter ego, protagonisti dei romanzi di François: un investigatore e la sua assistente, legati da una crescente tensione sessuale che lo scrittore non riesce ad esprimere.

La trama passa in secondo piano in un film in cui spiccano le esplicite citazioni del maestro del brivido. Possiamo ricordare l’inquadratura dal basso del getto della doccia, identica a quella di Psycho, o la pettinatura di Colette, ispirata a quella di Kim Novak in Vertigo. Hitchcock entra letteralmente nella storia quando lo schermo diventa bianco e nero e Colette, fantasticando, prende il posto di Truffaut nell’intervista in cui il regista britannico dà istruzioni sulla creazione della suspense. Nel mentre, in montaggio alternato, giungiamo all’apice della tensione nella detection, quasi fosse Hitchcock stesso a costruire la scena con la sua voce. Persino le grafiche dei titoli di testa del film di Bezançon riprendono quelle di Psycho e, inutile dirlo, la colonna sonora ricorda molto Bernard Herrmann.
L’atmosfera da thriller viene, però, smorzata dal sottofondo di comicità concentrato in alcune scene rese particolarmente esilaranti dalla goffaggine di François nel suo ruolo di detective improvvisato. È un peccato che alcuni elementi della trama risultino un po’ forzati, ad esempio i vicini commercianti assurdi gadget da 007 e lo stesso finale, decisamente poco verosimile.
Ad ogni modo, Il delitto del 3º piano è una buona scelta per i cinefili che vogliono passare una serata leggera e ripercorrere l’opera di uno dei maestri più apprezzati del secolo scorso.
In sala.


Sembra una recensione interessante, mi piace molto l’idea di Hitchcock incontrando la comicità francese!