Il cinema di Denis Villeneuve nel saggio di Francesco Grano

il cinema di Denis Villeneuve

Intervistato per l’occasione, Francesco Grano ha pubblicato nel 2020 per Santelli Editore Denis Villeneuve, la verità oltre lo sguardo, il primo saggio critico sul celebre cineasta canadese, che per ovvie ragioni cronologiche non include Dune, uscito nell’autunno 2021. Lungo 96 pagine, è un manuale tascabile e di efficacissima lettura sull’excursus artistico di uno dei registi più influenti, sofisticati e allo stesso tempo popolari degli ultimi dieci anni.

Come nasce questo libro, da quanto tempo ci stavi pensando?

Nasce circa tre anni fa mosso dall’esigenza di mettere, nero su bianco, tutta l’ammirazione che nutro nei confronti di Denis Villeneuve, tra i registi più valevoli del panorama cinematografico a noi coevo e, parimenti, dedicargli il giusto spazio teorico ed editoriale visto e considerato che, nel nostro Paese, ai tempi dell’uscita del mio libro non erano presenti altri testi dedicati all’autore canadese. Questo, è stato uno dei motivi principali che mi ha (so)spinto a scrivere del suo cinema, del suo modo di intendere e mettere in scena la Settima arte, un connubio perfetto a cavallo di due anime: quella prettamente autoriale (pensiamo ai primi lavori di Villeneuve) e quella più mainstream con le produzioni a stelle e strisce.

Secondo te Villeneuve in Italia quando ha iniziato ad affermarsi seriamente?

Credo che ci sia un prima e un dopo per Denis Villeneuve in Italia: il prima è legato al regista canadese più autoriale, a produzioni decisamente indie. Pensiamo a opere come Un 32 août sur terre, Maelström, Polytechnique (già con quest’ultimo iniziava a farsi strada il nome del regista tra addetti ai lavori e cinefili festivalieri) e La donna che canta, decisamente di nicchia (difatti, Un 32 août sur terre non è disponibile nel nostro Paese né in formato DVD né in Bluray). Poi, c’è il Villeneuve più mainstream, hollywoodiano appunto, di Prisoners, Sicario, Arrival, Blade Runner 2049 e il recente Dune che sì, sono prodotti nettamente differenti rispetto alle sue prime regie però mantengono, intatto, il suo touch autoriale. Nel mezzo, non dimentichiamo Enemy, che segna il suo momentaneo ritorno in terra canadese, quindi lontano dal glamour e dalle megaproduzioni di Hollywood e dintorni.

il cinema di Denis Villeneuve

Il passaggio dal cinema canadese all’industria hollywoodiana da parte del regista non è stato dei più commerciali, anzi. Tu preferisci il Villeneuve hollywoodiano?

Non credo di avere una preferenza sulle due “anime” del regista poiché, in tutta la sua filmografia, riesce a mantenere intatto il suo modo di fare cinema e, parallelamente, a continuare la riflessione su temi che fungono da leitmotiv ipertestuale dentro i suoi film. Insomma, un continuum registico nonostante ci si trovi di fronte a prodotti completamente differenti tra di loro, una eterogeneità che risponde, ciò nonostante, a un preciso marchio di fabbrica che identifica Villeneuve. In sostanza, se non si fosse capito, adoro ogni suo, singolo film.

Secondo te Villeneuve è l’erede di qualche regista?

Più che erede penso e sono convinto che, un domani, una nuova generazione di registi possa diventare figlia dell’eredità di Villeneuve: da lui c’è tanto da imparare e il suo occhio registico non può che essere fonte di ispirazione.

Su Dune non hai fatto in tempo a scrivere nel libro perché uscito dopo. La tua impressione qual è stata?

Sì, perché la gestazione del mio libro è stata precedente di quasi un anno rispetto all’uscita di Dune nel 2020, poi rimandata al 2021 a causa della situazione pandemica del Covid-19. Purtroppo, la tempistica non ha giocato un buon tiro. Tornando a Dune, è un’opera che rientra alla perfezione nella linea autoriale/mainstream in cui, ormai, Villeneuve si incastra alla perfezione. Possiamo considerare Dune una sorta di lunga ouverture in attesa della Parte II. È un kolossal sci-fi che, dal punto di vista scenotecnico, non ha niente di meno così come non ha nulla da invidiare ad altri franchise del genere fantascientifico.

il cinema di Denis Villeneuve

Nel caso di Blade Runner 2049 che ha diviso parte della critica, e Dune, che ha messo d’accordo un po’ tutti, secondo te c’è da parte del regista la volontà di mettere in discussione l’immaginario fantascientifico dei film precedenti, quello di Ridley Scott e quello di David Lynch?

Certo, l’operazione “nostalgia” attuata da Villeneuve con Blade Runner 2049 è stata alquanto rischiosa, inutile negarlo. Ma, ciò nonostante, è riuscito a tirare su un sequel non inferiore al suo capostipite: è il giusto prosieguo del capolavoro cult di Ridley Scott. Sono due opere nettamente differenti tra di loro, nonostante la condivisione dell’universo narrativo, ma complementari: stili ed estetiche differenti che, però, si amalgamano completandosi. Invece, per quanto concerne il versante Dune, il confronto con l’adattamento girato negli anni Ottanta da David Lynch credo sia meno marcato poiché ci si trova di fronte a due prodotti, in questo caso, totalmente differenti: vuoi anche per i tagli di montaggio votati a ridurre la durata commerciale del Dune lynchiano (film che, nella filmografia del regista, “stona” un po’), fa di questo primo adattamento per il grande schermo un film didascalico, non completo. Discorso differente per il Dune villeneuviano: come detto più su, è da considerarsi come una ouverture, un quasi test per abituare lo spettatore a qualcosa di più grande che, sicuramente, prenderà le mosse nella Parte II.

Ti dedicherai ancora a Villeneuve in futuro?

Le passioni non finiscono mai e il cinema, essendo la mia prima passione che coltivo fin da quando ero un bambino, fa sì che, l’interesse che nutro nei confronti di determinati registi come nel caso di Villeneuve, non passi mai anche se, un giorno, dovessero commettere un passo falso con un flop. Quindi, la risposta è: sì. Magari, mi dedicherò a una edizione aggiornata del mio libro in cui offro un excursus sull’adattamento della saga di Frank Herbert da parte del nostro Villeneuve.

Hai altri progetti di imminente uscita?

Sì, è da un po’ di mesi che ho già “scritto” nella mia mente una quinta pubblicazione sempre inerente alla saggistica cinematografica ma, a causa degli impegni lavorativi e privati, non ho ancora avuto il tempo necessario per buttare giù le righe che la compongono. Di sicuro, ne approfitterò in estate. Al momento, posso dire che non si tratta di una monografia ma di un’analisi evolutiva su un determinato genere cinematografico.

Vedremo Dune Parte II nel 2023, sicuramente al cinema. Il tuo sentore è che Villeneuve resterà sempre un cineasta del grande schermo, o che un giorno potrà anche cedere alle tentazioni di Netflix?

Penso che il “passaggio” dal grande al piccolo schermo non sia degradante anzi, semplicemente è segno dell’evoluzione dei tempi che viviamo. Certo, il cinema si vive nel buio della sala nonostante, oggi, abbiamo vasti cataloghi online a nostra completa disposizione. Di sicuro, se Villeneuve dovesse decidere, come altri suoi illustri colleghi, di sbarcare su Netflix o su Prime Video questo non andrà a inficiare la sua carriera di regista poliedrico.

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