#Venezia82: Human Resource, la recensione del film di Nawapol Thamrongrattanarit

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Dopo Mary Is Happy, Mary Is Happy, presentato alla 70ª Mostra del Cinema di Venezia, il regista thailandese Nawapol Thamrongrattanarit torna questa volta per l’82a edizione nella sezione Orizzonti con il suo nuovo film, Human Resource.

Fren (Prapamonton Eiamchan) è incinta. Lo scopriamo fin da subito, insieme a lei, mentre osserviamo per un momento interminabile le macchie bianche e nere dell’ecografia, in cui il feto è niente più che un puntino confuso. Il modo distaccato con cui ascolta la dottoressa mentre le dà le prime indicazioni sulla gravidanza è quello che ritroveremo per tutto il corso del film, uno sguardo assorto nei pensieri e dubbi che conseguono dopo l’appresa notizia.

È giusto dare alla luce una vita in un mondo sempre più complesso, violento e competitivo? Per trattare il discorso sulle difficoltà della società attuale il regista usa come espediente i notiziari che spesso i protagonisti si ritrovano ad ascoltare e discutere. Temi come l’aborto, la violenza e le crisi globali fanno da sottofondo alla vita monotona di Fren e suo marito Thame (Paopetch Charoensook), talmente preso dalla vendita del suo prodotto antiaggressione da non notare l’apatia della moglie. Una coppia incastrata nei ruoli costituiti dalla società e nell’abitudine della routine che sembra ormai completamente estranea.

Capiamo ben presto che, nonostante la sua passività, la protagonista osserva attentamente l’ambiente attorno – il comportamento di Thame, il traffico senza regole della città, il posto di lavoro – e si rende conto che far nascere un bambino in una realtà di questo tipo sia più difficile che mai. Fren, insieme al collega Tenn (Chanakan Rattanaudom), è responsabile delle risorse umane in un’azienda dove le situazioni di stress sono all’ordine del giorno e fare colloqui è diventato difficile, con una schiera numerosa di candidati qualificati ma che pretendono una flessibilità che il sistema attuale capitalistico non tollera più. Da qui, dunque, il titolo Human Resource: lei, così come tutti gli altri, è una risorsa umana per una società che sfrutta e aliena chi le contribuisce.

Thamrongrattanarit pone l’attenzione su temi delicati che riguardano non solo la società thailandese (interessante la questione dell’aborto, legale nello stato asiatico solo dal 2021), ma anche la vita umana contemporanea attraverso uno stile formale, semplice e pulito che rispecchia tuttavia la freddezza dei protagonisti. Le geometrie architettoniche della città in cui vivono, la camera fissa e i lunghi momenti di silenzio contribuiscono allo straniamento dello spettatore così come quello dei personaggi. C’è una tensione che cresce lentamente nel corso del film per non trovare una chiusura finale, come se il regista stesse cercando di dirci che, forse, al momento una vera soluzione non c’è e non si può sapere dove ci porterà la perdita dell’umanità verso cui stiamo progressivamente scivolando, ma è comunque proprio sulle risorse umane che possiamo e dobbiamo ancora fare affidamento.

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