Heartstopper Forever, la recensione: un dolceamaro addio

Heartstopper Forever recensione Dasscinemag

Heartstopper Forever (trailer), disponibile dal 17 luglio su Netflix, è il capitolo conclusivo dell’omonima serie tv, tratta dai fumetti di Alice Oseman.

Fin dalla prima scena sono evidenti le differenze che distinguono il film dalla serie tv (sia al livello stilistico, sia nella costruzione dei personaggi). Charlie Spring (Joe Locke) ha finalmente superato i traumi del bullismo subito perché gay. Ora, spinto dai suoi insegnanti, vuole aiutare gli altri alunni della scuola a non vivere le sue stesse brutte esperienze. D’altro canto, Nick Nelson (Kit Connor) sembra aver perso la gioia e lo spirito da “golden retriever” che lo contraddistinguevano. Come spiega il film, questi elementi sono strettamente legati alla presenza di Charlie, rendendolo di fatto dipendente da lui e in crisi in sua assenza.

Le trame degli altri personaggi, finora altrettanto centrali, qui perdono peso per lasciare spazio alla storia dei due protagonisti: vengono infatti solo accennate nei loro punti focali, senza essere del tutto sviluppate e con un tono un po’ affrettato. Un esempio evidente è quello di Imogen Heaney (Rhea Norwood), che avrebbe avuto bisogno di molto più spazio.

Da subito, tutti appaiono evidentemente più maturi rispetto al finale della terza stagione. Un’evoluzione non innaturale, considerando che a quell’età anche un mese può segnare una differenza significativa. Lo spettatore è portato ad assumere la prospettiva dell’unico personaggio che sembra, invece, doversi riscoprire dalle fondamenta, l’unico a non progredire, rimanendo bloccato, cioè Nick. Le sue scelte appaiono dettate dalla volontà altrui (come quando decide di trovare lavoro) o da traumi personali. Sfociano le conseguenze del periodo trascorso al fianco di Charlie, quando quest’ultimo soffriva di disturbi alimentari e disturbo ossessivo-compulsivo nella serie tv. Le emozioni di Nick permeano la pellicola, generando un senso di claustrofobia pressoché costante. L’impressione che ne deriva è quella di una storia non destinata a migliorare, ma a un progressivo deterioramento.

Heartstopper Forever, la recensione a cura di DassCinemag

L’unico conforto è offerto dai parallelismi con la serie tv, che donano una nota nostalgica a un film destinato a chiudere un franchise capace di appassionare milioni di spettatori, diventando per molti una fonte di coraggio per vivere pienamente la propria appartenenza alla comunità LGBTQIA+. Grazie a personaggi gay, bisessuali, trans, asessuali, lesbiche comphet e nonbinary, la serie ha infatti restituito una rappresentazione della società in cui far parte di questa comunità è normale. Proprio per questo, forse, sarebbe stato più opportuno concludere il percorso con un’ultima stagione, invece che con un lungometraggio. Alcune storyline essenziali per questi personaggi-simbolo sono state private di tutti quegli elementi che avrebbero potuto ispirare ulteriormente il giovane pubblico che si avvicina a questo universo.

Nel complesso, Heartstopper Forever offre molto ma non abbastanza, lasciando una sensazione di vuoto legata a un potenziale inespresso. Sono assenti troppi elementi fondamentali perché si possa affermare che Heartstopper Forever sia all’altezza delle tre stagioni.

A elevare in modo decisivo il livello della pellicola è l’interpretazione magistrale dei due protagonisti. Ciò rende il film un vero e proprio biglietto da visita per futuri progetti. Entrambi hanno saputo restituire con piena autenticità le emozioni dei rispettivi personaggi. Kit Connor mostra perfettamente lo smarrimento di Nick e la sua crisi identitaria. Joe Locke sembra non fare fatica a esprimere la determinazione di Charlie a superare le difficoltà e a chiudere un capitolo oscuro della propria vita, pur dovendosi confrontare con qualcuno che ne è ancora immerso e fatica a comunicarlo.

È proprio grazie alla loro interpretazione che tutto risulta pienamente efficace, e il finale lascia quel tanto di sollievo necessario a provare una sincera nostalgia per la conclusione di queste storie (anche in coincidenza con l’uscita del sesto volume dei fumetti). Permane, tuttavia, una sensazione dolceamara: Nick non ha realmente superato i problemi che lo attraversano per l’intera durata del film, vi ha soltanto posto un rimedio temporaneo, la cui tenuta è destinata a rimanere incerta.

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