Good Omens, la recensione della terza stagione su Amazon Prime

Good Omens la recensione su DassCinemag

Il 13 maggio è uscita la terza stagione della serie TV Good Omens (trailer). Consiste in un unico episodio, di un’ora e quaranta minuti circa, concludendo la serie di Neil Gaiman che vede tornare sullo schermo il demone Crowley (David Tennant) e l’angelo Aziraphale (Michael Sheen) in una riflessione sull’amore l’abnegazione e l’origine di tutto.

Le stagioni precedenti hanno introdotto un mondo apparentemente ordinario che nasconde tocchi di magia; tra miracoli, profezie, stregoneria, insieme ad elementi religiosi: principi contrastanti tra loro ma che sembrano lavorare insieme perfettamente. Già dall’inizio vengono presentati pensieri e modi di vivere contraddittorie, ma è proprio questo a caratterizzare la serie: il compromesso e la congiunzione di punti di vista diversi. 

Già dalla prima stagione viene messo in chiaro il carattere “ineffabile” di certi fenomeni, l’assenza di una spiegazione logica, ed è proprio la mancanza di un significato universale che giustifica la presenza dei molteplici soluzioni e modi di vedere lo stesso accadimento.

La terza stagione presenta un salto temporale rispetto a quella precedente, dal cliffhanger che ha visto la separazione dei due protagonisti. La Londra dell’ultimo episodio, una volta testimone del rapporto tra i due, ormai è rimasta spoglia e profondamente cambiata, ad aspettare la fine del mondo; come se l’allontanamento dei due avesse causato un vuoto materiale oltre a quello emotivo. 

L’episodio vaga tra passato e presente – un gioco di analessi e prolessi – spiegando l’arco di tempo trascorso dai due esseri immortali. Manifesti dei ricordi dei personaggi, la storia viene filtrata attraverso momenti storici e ambienti diversi, a raccontare i punti chiave della Bibbia da cui il racconto prende spunto. La serie infatti, presenta un’interpretazione della Bibbia del tutto originale, reinterpretando le vicende con un’ottica moderna.

Good Omens 3 la recensione su DassCinemag

Inferno e paradiso vengono quasi capovolti, entrambi con tratti dell’altra, e la morale viene resa ambigua. I due protagonisti non sono collocabili in nessuno dei mondi; entrambi presentano aspetti rintracciabili sia all’inferno che al mondo umano e al paradiso. Sono personaggi che vivono al di fuori dagli stereotipi tradizionali degli angeli e dei demoni, contaminandosi a vicenda, a rappresentare la complessità morale dell’essere. 

In una sorte di congresso tra Dio, satana, Aziraphale e Crowley – ormai da anni mediatori tra il mondo umano e quello divino – viene decisa la sorte della terra: se mettere in moto la fine dei tempi o se salvare l’umanità. 

Una simbiosi tra cristianesimo e scienza, il finale presenta una visione dualistica, rappresentando entrambe le teorie di creazione del mondo: la creazione della terra e l’essere umano per la volontà di Dio, un mondo che ha come protagonista l’intervento divino, che poi, in una decisione presa da Crowley verrà eliminata. Il racconto, che fino a questo punto si era sviluppato attorno alle credenza cristiane, si smonta con il finale: il gesto altruistico del demone dà via al big bang e alla conseguente creazione degli esseri umani, una realtà in cui regna il libero arbitrio. 

Nonostante l’eradicazione della sfera divina, i personaggi delle stagioni precedenti vengono reincarnate nel nuovo mondo, assumendo un’identità umana. L’ultima sequenza dell’episodio vede le versioni umane di Aziraphale e Crowley ritrovarsi, il loro legame sorpassando i secoli passati e l’eliminazione delle loro vite passate.

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