
Qualche colpo di tosse, parole disconnesse, rumore d’acqua e i titoli di apertura che scorrono, così inizia Promis le ciel (trailer), non si capisce dove siamo, ma possiamo ipotizzare che il film di Erige Sehiri cominci con un battesimo o, come realmente vede la luce, con un più ordinario bagno. Il film, ambientato a Tunisi, vede protagoniste tre donne africane immigrate che condividono la stessa casa ma non lo stesso destino.
Presentato al festival di Cannes nel maggio del 2025 nella sezione Un Certain Regard, Promis le ciel è un film che sconfina sensibilmente nel genere documentaristico, e così facendo acquista una notevole autenticità. Di questo sono responsabili le talentose attrici che occupano lo schermo, alcune delle quali addirittura non professioniste.
La narrazione segue la storia di queste tre donne e la rottura dell’equilibrio precario portata dalla piccola Kenza (Estelle Dogbo), bambina orfana sopravvissuta ad un naufragio, che apre il film con la sua voce singhiozzante e quei colpi di tosse, che si lasciano scappare un efficace anticipazione.
Marie (Aissa Maiga), Naney (Debora Lobe Naney) e Jolie (Laetitia Ky), protagoniste di questo dramma, non usano frasi ad effetto che mirano a colpire superficialmente lo spettatore, bensì parlano con naturalezza, frutto spesso dell’improvvisazione, come ha dichiarato la regista. L’uso che viene fatto delle parole è associato ad ancora più potenti immagini, il cui scopo è quello di minare piano piano i pregiudizi e le aspettative dello spettatore, impressionandolo di soppiatto.

La carica emotiva di questi strumenti, parte integrante dell’audiovisivo, passa inosservata e coglie di sorpresa chi osserva, portandolo a vedere parti del sottotesto che altrimenti resterebbero nascoste.
Nonostante non siano protagoniste, non sono assenti le figure maschili, che lavorano in sinergia con quelle femminili, non oscurandole. Esempio mirabile è il personaggio di Foued (Foued Zaazaa), con cui Naney condivide momenti di crescita e di gioco, tra cui una sequenza che incanta per la sua fotografia, ovvero quella del crepuscolo, parola che cela in se il dignificato di ‘”luce incerta”, simbolo che rispecchia la forza precaria, che ruba certezze e instilla dubbi alle protagoniste. Al crepuscolo ha vita una delle sequenze focali del film, e forse lo scambio di battute che più rappresenta i dubbi e le incertezze di chi si allontana da casa. Naney chiede a Foued se la distanza uccide l’amore, e riceve in cambio un secco ma pregnante ‘no’ , che non vuole solo confortarla ma vuole mostrarle la verità e soprattutto la via.
Ognuna delle donne ha situazioni differenti da gestire, ma i problemi di una sono i problemi di tutte, perchè la loro convivenza è fatta di aiuto reciproco e sostegno incondizionato. A tenere insieme tutte è anche la fede, dalla quale non è escluso il dubbio.
Promis le ciel è un film che porta varietà e novità all’orizzonte cinematografico, mantenendosi fedele a tutte le storie che attraversano l’Africa e il Mediterraneo, senza tradirle con abusi ed eccessi.

