Franco Battiato – Il lungo viaggio, la recensione: l’estrema sintesi di un artista

franco battiato

Il 18 maggio 2021 ci ha lasciati il maestro Franco Battiato, cantautore considerato da molti un genio e un visionario per le sonorità innovative e dei testi filosofici delle sue canzoni. Quasi 5 anni dopo è apparso nelle sale italiane Franco Battiato – Il lungo viaggio (trailer), film biopic che racconta la vita dell’artista fino al suo successo commerciale. Trattare la vita di un uomo così complesso a così pochi anni dalla sua dipartita non è un’impresa facile, ma il regista Renato De Maria è sicuramente riuscito a tirare fuori l’essenza di Battiato, anche se con vari inciampi.

Il film si apre con la visione di un misterioso paesaggio montano, protagonista di numerosi sogni di Franco (Dario Aita) nel corso della trama. Assistiamo poi a varie parti della sua vita, a cominciare dall’infanzia. Da qui in poi la pellicola si concentra sulla vita di Franco a Milano, e sul modo in cui cambia identità tra la scrittura di ogni album. Nel film ricopre un ruolo di estrema importanza la madre di Franco, interpretata da Simona Malato. Durante il racconto della vita dell’artista però sono anche presenti numerose ricostruzioni dei più iconici videoclip di sue canzoni.

Il modo in cui il film racconta la vita di Battiato è proprio la pecca principale. Le fasi della sua vita vengono selezionate in modo chirurgico, con il chiaro obiettivo di mostrare lati diversi del cantautore attraverso i costumi che indossa. In ogni fase della sua carriera infatti viene rappresentato con un outfit in particolare, che rimane lo stesso per varie scene di fila. La costruzione della sceneggiatura quindi si vede a occhio nudo, letteralmente, poiché ogni volta che il protagonista cambia costume cambia con esso la sua personalità. I salti temporali vengono solo fatti intuire e il cambiamento che Franco attraversa a livello personale (e di conseguenza musicale) è direttamente ignorato. Si tratta di trasformazioni a 360 gradi che avvengono da una scena all’altra, creando un effetto straniante e soprattutto perdendo l’occasione di indagare la coscienza di un artista del genere. Inoltre nessuno si oppone davvero a Franco, il suo viaggio è lineare, privo di ostacoli e fallisce nel coinvolgere il pubblico.

I personaggi secondari subiscono un trattamento deludente, con l’eccezione della madre Grazia. Numerose volte succede che personaggi che hanno conosciuto il protagonista in una scena se ne congedino per sempre in quella dopo. In altri casi invece i personaggi sono molto presenti nel film, ma non hanno un vero e proprio arco né un rapporto ben esplorato con Franco. Il caso più eclatante però è quello di Noa, interpretata da Joan Thiele, che se la cava ma che non ha abbastanza minutaggio per brillare davvero. Il suo personaggio viene introdotto con una gravitas molto intensa, solo per poi farla sparire dopo due scene. La sensazione è che la pellicola abbia subito tagli pesantissimi, fatto sensato considerando che si tratta di un prodotto pensato per la televisione. Il pubblico che ha avuto la possibilità di vederlo in sala pagando meritava però di più.

Franco Battiato

Bisogna aprire una pagina a parte sulle ricostruzioni dei videoclip musicali. Si tratta di versioni fedeli inserite nel film come intermezzi che non mandano avanti la trama, e allo stesso tempo occupano una parte ingombrante di minutaggio. Sono dei momenti piacevoli che sembrano però non finire mai. Inoltre in questa occasione fa una comparsata un’altra cantautrice moderna, Anna Castiglia, che appare in quasi ogni videoclip fissando il vuoto con sguardo vitreo. La gag è divertente e riesce a strappare un sorriso, ma l’impressione è, come nel caso di Joan Thiele, che sia stato usato il suo nome solo a scopi promozionali, senza aggiungere davvero nulla alla pellicola.

Le canzoni però risultano credibili, ed il merito è di chi le canta: Dario Aita È Franco Battiato. La sua voce, il modo in cui parla, il modo in cui cammina, l’aspetto e così via sono quelli del cantautore siciliano. L’incredibile trasformazione è il punto più alto del film, nonché il punto più alto della carriera di Dario finora. Nonostante i vari difetti della pellicola ciò che si può concedere agli autori è di aver davvero riportato in vita Franco Battiato. in più sul fronte dei pregi del prodotto non si può non menzionare la fotografia, che è riuscita a rendere meravigliose le immagini dall’inizio alla fine del film.

Nonostante tutto, il risultato finale lascia a bocca asciutta, senza offrire nulla per soddisfare i fan del cantautore o gli appassionati di cinema. Non è la prima volta che un biopic di un cantautore italiano prodotto dalla Rai porti a risultati deludenti, e purtroppo probabilmente non sarà l’ultima. Intanto però un giovane attore emergente ha dimostrato di cosa è capace, dando valore al film.

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