
La Corea del Sud è attualmente il secondo paese del mondo con il prezzo più elevato della carne bovina. Non c’è da stupirsi allora se nell’ultimo film di Park Chan-wook, No Other Choice, ad un certo punto il figlio del protagonista, durante un barbecue in giardino, chiede al padre il perché i suoi datori di lavoro non gli abbiano regalato della carne piuttosto che dell’anguilla. Possiamo partire da qui per poter plasmare una concezione fondamentale sulle politiche sociali del mondo sudcoreano. People and Meat (trailer) di Yang Jong-hyun, presentato alla 24° edizione del Florence Korea Film Fest, ci regala un ottimo ritratto politico e sociale della Corea del Sud tramite l’utilizzo del cibo e, soprattutto, della carne. Due vecchi e poveri raccoglitori di cartone, Woo-sik (Jang Yong) e Hyeon-jung (Park Keun Hyong) si uniscono alla venditrice di verdure ambulante Hwa-jin (Ye Soo-jung) nell’impresa di mangiare carne nei ristoranti locali per poi scappare senza pagare il conto. Entreremo in punta di piedi nelle vite dei tre personaggi che, tra un barbecue coreano non pagato ed un altro, ci sveleranno la loro sfera intima e privata, le loro ansie, problemi e paure.
Il film di Yang Jong-hyun è prima di tutto un atto politico. Tramite una commedia leggera, mai grottesca, sempre misurata ci mostra Seoul, la città più popolosa della sud corea, come centro metaforico e convergente di tutta la nazione. Mangiare carne senza pagarla, per i tre protagonisti, è un atto volto ad abbattere le disuguaglianze tra classi. Gli “ultimi” che si ribellano ai padroni. Ad una classe dirigente inefficace nella presentazione, al proprio popolo, delle giuste politiche volte a migliorare il benessere sociale. Non a caso, la scelta di rendere anziani i personaggi di Woo-sik, Hyeon-jung e Hwa-jin è a sua volta emblematica. L’età media in Corea del Sud, infatti, è di 46,2 anni. Una crescita della media costante, iniziata dalla fine degli anni sessanta. Il tasso di anzianità è di poco più del venti percento: troppo alto e che costringe ad avere un ricircolo minore tra la nuova e la vecchia generazione.
I tre, dunque, simboleggiano in qualche modo una “minoranza” non rappresentata: abbandonata a se stessa, che raccoglie cartone per pochi centesimi al chilo o che vende verdure per strada senza nemmeno un banchetto. Nemmeno chi meriterebbe riposo può vivere in pace: riposarsi dalla stanchezza infima dell’età e quindi costretto a rubare, lottare per strada al fine di vivere. Per questo, la scelta di scappare dai ristoranti è una forma di protesta, anche se non esplicitamente politica, contro un sistema che non si adegua, che rimane immobile e che non volge lo sguardo al futuro.

Tra un conto non pagato ed un altro, le vite dei personaggi vengono sviscerate sullo schermo. Vite piene di ricordi, emozioni, poste in minuziosa analisi allo spettatore. Abbandonati o sfruttati dalle loro famiglie, costretti alla lotta contro la fame e la povertà, i tre raccontano la loro vita: gli amori lasciati alla stazione, i figli che non vedono da anni o nipoti che devono pagare le tasse universitarie. Tutto diventa un saggio sull’esistenza e riguardo questo essere-per-la-morte: una riflessione su ciò che sono stati e su quello che saranno. Insieme si confrontano, si imitano, trovano soluzioni ai loro crucci, le loro orride turbe. Per certi versi, essi si completano abbattendo gradualmente le loro incertezze e malumori: figlie di una nazione che li ha resi derelitti.
Se la società li abbandona e li costringe a diventare fantasmi viandanti per le strade di Seoul, come se fossero già morti, loro decidono di ribellarsi. Per questo cominciano a compiere le famose scorribande nei ristoranti di carne: per attuare consciamente un grido di aiuto, accendere una fiamma di protesta contro la loro situazione economica e sociale. Una lotta per esigere il rispetto meritato dopo anni di sforzi e di vita vissuta. L’ultimo atto di dissenso al potere prima di lasciare il mondo alla nuova generazione.
Yang Jong-hyun realizza quindi una commedia di denuncia sociale travolgente. Un film che racconta senza troppi peli sulla lingua la situazione economico-sociale della Corea del Sud, Ci regala un viaggio nelle vite di una minoranza silente che prova ad alzare la voce contro i potenti. Così emotivo e intelligente che conquisterà il cuore degli spettatori ma, allo stesso tempo, li renderà anche partecipi della loro lotta, dei loro sforzi, della loro rivoluzione.
Fonti:
https://it.globalproductprices.com/rankings/beef_price/
https://www.worldometers.info/it/demografia/corea-del-sud-demografia/

