Five nights at Freddy’s 2, la recensione: la maledizione dei franchise

Five nights at Freddy's 2, recensione

È da anni ormai che il mercato cinematografico cavalca la popolarità dei videogame producendo adattamenti per il grande schermo, sfruttando franchise videoludici già conosciuti e fandom consolidati, da Silent Hill a Mario Kart, attraversando generi e generazioni. È una strategia che in molti casi si è rivelata vincente: basti pensare al recente successo di The Last of Us con Pedro Pascal, ma è facile scadere nella pura pratica commerciale, non creando veri e propri film, ma prodotti senz’anima, pensati per un target ristretto e apprezzati quasi esclusivamente da chi è in grado di cogliere i riferimenti ai videogiochi di partenza. Ed è purtroppo proprio questo che traspare dalla visione dell’adattamento cinematografico Five night at Freddy’s 2 (trailer), secondo film di quella che sembra destinata a diventare quantomeno una trilogia. 

È passato un anno da quando Mike (Josh Hutcherson), lavorando come custode notturno del ristorante abbandonato Freddy Fazbear’s Pizza, è venuto a contatto con le inquietanti mascotte animatroniche del locale, possedute dagli spiriti di cinque bambini assassinati anni prima, con cui la sorella Abby (Piper Rubio) aveva stretto una profonda amicizia) e con l’uomo responsabile della loro morte: William Afton.

Questo nuovo capitolo si svolge nel Fazbear pizza originale, pieno di pericolose attrazioni, dove Afton aveva ucciso la sua prima vittima durante una festa di compleanno. La bambina aveva cercato aiuto negli adulti presenti ma nessuno le aveva prestato attenzione. Il suo spirito ora possiede una marionetta che, attraverso un segnale wireless, riesce a controllare gli altri robot animatronici e a condurli nella sua missione di vendetta. Mike, Abby e Vanessa (Elizabeth Lail) sono costretti a farsi avanti per contrastarla, riaprendo vecchie ferite e portando alla luce altri segreti.

Five nights at Freddy's 2, la recensione

Mentre il primo film era riuscito a creare una storia piuttosto intrigante, un’atmosfera di tensione e un mistero accompagnato da veri colpi di scena, Five nights at Freddy’s 2 fallisce nel catturare l’attenzione e nel suscitare interesse nei personaggi e nelle loro storie. Una volta svelate, le dinamiche perdono di forza e ripeterle ancora e ancora rende il tutto prevedibilmente noioso. Il film calca la mano con i cliché tipici dei film horror, in particolare degli slasher, quel coraggio disumano con cui i personaggi si avventurano in scantinati bui e corridoi infiniti, jumpscare ripetuti fino all’esaurimento e una musica più violenta delle scene mostrate sullo schermo.

Come se l’intera operazione non si presentasse già come una sorta di esca per i fan del videogioco, i nomi che si sono aggiunti al cast per questo sequel (Skeet Ulrich per i nostalgici e Mckenna Grace per i più giovani) non fanno che intensificare la sensazione che ogni elemento sia scelto appositamente per attirare pubblico, cosa ovviamente tutt’altro che strana. Tutti questi sforzi di marketing, purtroppo, non si concretizzano in un adattamento degno di nota, ma solo l’ennesimo prodotto di un franchise che, come molti altri, punta sulla quantità piuttosto che sulla qualità, privando il film di una sua interezza narrativa per trasformarlo in un lungo e poco interessante setup per il capitolo successivo.

In sala.

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