
Anselm Chan, nome collaudato del cinema di Hong Kong prevalente dedito alla commedia romantica, è alla sua quarta regia e dodicesima sceneggiatura. Questo film segna un passaggio verso il dramma con un progetto sofisticato che affronta un tema classico in un’ambientazione decisamente fuori dal comune: un’impresa di pompe funebri con rituali tradizionali taoisti .
Il protagonista è il capace Dayo Wong, indimenticabile protagonista del blockbuster di Hong Kong A guilty coscience di cui abbiamo già parlato proprio qui. Wong interpreta il ruolo di Dominic Ngai, uno sfortunato organizzatore di eventi di cerimonie nuziali che deve accettare di diventare impresario di pompe funebri per pagare i debiti accumulati. Il primo problema da affrontare sarà quello di conquistare la fiducia del prete taoista che officia presso la sua impresa, un uomo tradizionalista molto capace nel suo lavoro ma coriaceo e perfezionista. La vita di Dominic si incrocerà con quella della famiglia del prete Man Kwok, interpretato da un nome storico come Michael Hui.
Con 37 film da attore, 14 da sceneggiatore e 8 da regista, Hui rappresenta alla perfezione una pagina della storia del cinema di Hong Kong. Particolarmente famoso per le sue commedie degli anni 80 dove lavorava sia come interprete che come regista e sceneggiatore, è noto soprattutto per le commedie a sfondo culinario lo hanno reso uno dei nomi più forti del Box Office di Hong Kong degli anni 80. Nel corso della sua carriera Hui è diventato un volto ricorrente del cinema ad alto budget come mentore o figura di supporto degli eroi del cinema d’azione o poliziesco. Nel film di Chan il personaggio di Hui è profondo e combattuto e sulla sua figura si snoda tutta la trama centrale del racconto. Il film alterna momenti drammatici e sentimentali a sequenza dettagliate delle cerimonie funebri sia nella preparazione dei corpi che nei rituali religiosi e le danze funerarie taoiste.
The Last Dance (trailer) è un percorso che si snoda fra la costruzione della famiglia, il suo mantenimento, le aspettative dei genitori e l’amore del legame di sangue che perdura a prescindere da qualsiasi tipo di scontro umano. Siamo lontani dall’estetica di Zhang Yimou o dalla poesia di Wong Kar–Wai, il film di Chan è costruito per essere più vicino al dramma cinese medio cinematografico. Il regista e sceneggiatore, infatti, non rischia mai visivamente o sul piano della scrittura, ma preferisce soluzioni classiche comunque molto efficaci per lo spettatore.
Più che un film d’autore siamo di fronte ad un film di genere, realizzato con precisione, attenzione al grande pubblico e con una qualità encomiabile. Il film è stato insignito del Black Dragon Award al far East Film Festival 2025.

