Familiar Touch, la recensione: la possibilità di comunicare l’impossibile

Familiar Touch recensione film di Sarah Friedland DassCinemag

Quasi tutti, da figli, cresciamo con una triste e consapevole illusione: pensare che il tempo da trascorrere con mamma e papà sia infinito e facilmente sostituibile. Rimandiamo passeggiate, posticipiamo compleanni da festeggiare, lasciamo a metà conversazioni fatte al telefono per rincorrere appuntamenti, incontri ed impegni inderogabili, convinti che i nostri genitori sapranno aspettarci sempre e che sempre sapranno mettersi da parte pur di vederci appagati nelle nostre vite indaffarate. 

E così, mentre rinviamo momenti che niente e nessuno ci darà indietro, gli occhi di mamma si contornano di rughe e i capelli di papà si tingono di bianco e a noi non resta che la nostalgia di due persone che pensavamo eterne e che, invece, non possono sfuggire al tempo che passa. Tutto ciò che vorremmo fare sarebbe allora congelarlo, quel tempo; oppure riavvolgere il nastro e tornare a quando mamma ci chiedeva “come stai?” e non “come ti chiami?”.

Improvvisamente ci scopriamo materni verso chi, per tutta la vita, lo è stato con noi e ci viene facile riconoscerci nelle tenerezze che Steve (H. Jon Benjamin) rivolge a sua madre Ruth (Kathleen Chalfant), protagonista di Familiar Touch (trailer), primo lungometraggio della regista statunitense Sarah Friedland, sensibile ai temi del deterioramento cognitivo e dell’amnesia in età avanzata.

Girato all’interno di una vera casa di riposo californiana e con la partecipazione al film dei veri pazienti della struttura, Familiar Touch si concentra sulle difficoltà dell’ottantenne Ruth di lasciare il luogo in cui è sempre vissuta per abituarsi ad una realtà che lei stessa rifiuta e dalla quale tenta di fuggire: il ricovero in un elegante ospizio per anziani affetti da demenza senile.  Ma Sarah Friedland tratteggia la storia da una prospettiva del tutto inusuale e inevitabilmente originale, quella della protagonista stessa, invitando lo spettatore a fare esperienza del mondo dal punto di vista di chi, giorno dopo giorno, perde lucidità e riferimenti.

A perdersi però sono anche le parole, dal momento che – come vuole suggerirci il titolo – i personaggi di Familiar Touch comunicano soprattutto mediante gesti, sguardi e atteggiamenti corporei, mossi dall’evocazione di ricordi che sembrano sbiaditi e che, invece, sono più nitidi di quanto non si pensi. Un vocabolario fatto di silenzi che parlano a voce altissima, che esprimono l’inespresso e l’inesprimibile e che ci ricordano che, alla fine, le parole più belle sono sempre quelle che con cura scegliamo di non pronunciare. 

Grazie a questi discorsi non verbali l’intero racconto acquisisce un’inaudita potenza comunicativa, mentre la raffinatezza recitativa di Kathleen Chalfant – che per questo ruolo ha vinto il Premio Orizzonti per la migliore interpretazione femminile all’81 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – ci invita ad accettare e ad abbracciare le fragilità di chi vorremmo non lasciare mai e, al tempo stesso, ci aiuta anche a renderci vulnerabili verso uno sguardo in cui, per tutta la vita, abbiamo cercato conferme e protezione.

Eppure, la gentilezza con cui Familiar Touch sfiora i sensi dello spettatore sembra arrestarsi nell’ultima scena del film, talmente illogica da mozzare il fiato e chiederci se quello sia veramente il finale. Una scelta registica che non vuole abbandonarsi alla spiegazione a tutti i costi, ma che gioca ancora sulla forza di ciò che, fino in fondo, non può essere chiarito, concedendoci la libertà di decidere e di immaginare infiniti epiloghi possibili.

Nonostante lo scetticismo della conclusione, è impossibile non notare la scrittura rispettosa e mai invadente di Sarah Friedland, che con questa pellicola costruisce uno scrigno di dolcezza e premura, di attenzioni minute e di carezze gentili che le è valso il Leone del futuro – Premio Venezia opera prima “Luigi De Laurentiis” e il Premio Orizzonti per la miglior regia durante l’81 Festival del Cinema di Venezia.

L’attenzione al dettaglio non viene a mancare neppure nelle scelte di distribuzione, dato che Familiar Touch verrà presentato al pubblico italiano a pochi giorni di distanza da una ricorrenza significativa, la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, che ricorre ogni 21 settembre.

In sala.

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