#RomaFF20: Die My Love, la recensione del film di Lynne Ramsay

Die My Love recensione

Cosa succede quando non veniamo realmente ascoltati, nemmeno dalla persona che abbiamo accanto? Ma soprattutto, la nascita di un figlio porta sempre con sé qualcosa di belloo è solo una favola a cui continuiamo a credere?

Tutto questo viene rappresentato in Die My Love (trailer) di Lynne Ramsay, adattamento dell’omonimo romanzo di Ariana Harwicz, presentato nella sezione Best of 2025 alla 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma. In quest’opera inquieta e isterica, la film-maker affronta in modo diretto e privo di abbellimenti un tema oggi (fortunatamente) riconosciuto: la depressione post-partum.

La storia in cui veniamo immersi è quella di Grace (Jennifer Lawrence), una scrittrice e giovane madre che si trasferisce con il compagno Jackson (Robert Pattinson) in una casa di campagna totalmente isolata. L’arrivo del neonato spinge Grace a confrontarsi con una profonda depressione, costringendola a lottare contro l’isolamento e una crescente instabilità psicologica.

Nel corso degli anni, il cinema ha spesso affrontato il tema della maternità e delle sue molteplici sfumature. Anche per la stessa Lawrence non si tratta di un territorio nuovo: ha già interpretato ruoli di madri in passato, ma nessuno di quei personaggi si avvicina neanche lontanamente a quello di Grace. In Die My Love si va oltre: il corpo di Lawrence diventa una tela su cui il malessere si insinua lentamentelacerando la sua integrità.

Il cambiamento è repentino e, sebbene rappresentare una simile condizione sia complesso, Ramsay sceglie di farlo in modo volutamente caotico e irrazionale, per restituire ciò che una donna afflitta da questa condizione sente e prova. Grace è sola, si sente abbandonata e ha perso se stessa. Ramsay lavora molto sulle immagini, spesso distorte e confuse, ma soprattutto sul suonoelemento fondamentale per amplificare le emozioni e le inquietudini che attraversano il personaggio. La coppia vive in isolamento totale, in una casa costantemente buia e cupa. La narrazione è ridotta all’essenziale, ma ciò non rappresenta un limite. L’obiettivo è mostrare visivamente i pensieri e le difficoltà quotidiane di Grace, immersa in una routine monotona e priva di cambiamento. La colonna sonora contribuisce a questo senso di estraniamento, alternando rumori e musiche interrotte bruscamente che diventano quasi assordanti anche per lo spettatore, ma che rafforzano il disorientamento generale.

Una grande nota di merito va a Jennifer Lawrence, che in questo ruolo supera ogni aspettativa, indossando con straordinaria intensità i panni di Grace. Il suo personaggio è una donna depressa che desidera essere ascoltata, capita e aiutata da Jackson, ma si scontra con l’incapacità dell’uomo di comprenderla, o forse solo di farlo nel modo che lei desidera. Questo emerge dai suoi movimenti, dai gesti apparentemente folli e sconclusionati, che in realtà rappresentano un grido di aiuto.

La performance di Lawrence non risulta mai eccessiva, anche nei momenti più estremi, e proprio questa misura contribuisce a rendere il personaggio autentico e devastante. Die My Love sembra infatti voler concentrare tutta la propria attenzione su di lei e sui suoi demoni interioriper farli esplodere in un turbinio di caos ed emozioni.

Ramsay firma un’opera irrazionale, autentica, sentita. Non è un film che si può metabolizzare nell’immediato, ma che richiede tempo per essere compreso e assimilato. È un’esperienza sensoriale e viscerale più che narrativache scava nei limiti della mente umana e nella solitudine di chi si trova intrappolato nel proprio dolore. L’obiettivo non è quello di offrire risposte, ma di farci sentire il peso dell’incomprensione, l’angoscia del silenzio e la fragilità dell’essere madre quando tutto dentro si sgretola.

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