
Crime 101 (trailer) diretto da Bart Layton, si presenta come un thriller standard: il burbero detective Lou Lubesnick interpretato da Mark Ruffalo (che si dimostra ancora una volta incapace di performance scontate o noiose) indaga su una serie di rapine dell’abilissimo e sfuggente ladro di gioielli Mike Davis (Chris Hemsworth), che agisce con un modus operandi specifico.
Davis, nonostante la precisione psicotica con cui architetta i colpi, senza lasciare tracce né di sé né di violenza, crea uno schema ben preciso: colpisce solamente lungo l’autostrada 101 di Los Angeles. Lou è l’unico ad aver decifrato il codice e l’unico disposto a rischiare la propria credibilità per prendere un criminale seriale, mentre la polizia preferisce chiudere i casi in tempo di record, noncurante di un’effettiva innocenza o colpevolezza.
Si comprende presto che Crime 101 non è un classico thriller e neppure un action sensazionalistico, è un dramma umano e schietto sulla disillusione e la crescente consapevolezza che giocare secondo le regole non porta lontano quando il gioco è truccato. Il gioco in questione è il panorama finanziario e sociale degli Stati Uniti d’America, sempre all’avanguardia verso i nuovi orizzonti del capitalismo. Nella ridente Los Angeles i corrieri trasportano valigette di pietre preziose assicurate per milioni di dollari attraverso vie affollate di senzatetto, guardando la povertà scorrere fuori dal finestrino. Qui le strade di un detective, un ladro di gioielli e una broker d’assicurazioni (Halle Berry) si intrecciano in maniera inaspettata.

101 (one o one) in America spesso sta a indicare un corso di introduzione a qualcosa e, in questo caso, oltre all’autostrada 101, è come se fosse un corso di crimine per principianti. Come a dire che anche i lavoratori più diligenti e disciplinati possono raggiungere un punto di non ritorno, un momento in cui la convinzione che il duro lavoro li porterà lontano si sgretola irrimediabilmente. Quando le azioni più immorali sono perfettamente legalizzate e integrate nella società, il crimine non sembra più una strada così impossibile da percorrere e alla consapevolezza delle disgustose dinamiche del sistema si contrappone l’abilità apparentemente cinica di ingannarle.
Il film è accompagnato fin dall’inizio da una voce calma e rassicurante, una meditazione guidata che invita a respirare profondamente, ad aprirsi alle possibilità che ogni giorno offre e un ricorrente promemoria: “sei esattamente dove dovresti essere”.
Bart Layton, come nel suo precedente American Animals, segue l’intreccio di personaggi straordinariamente umani e l’assurdità delle circostanze che talvolta portano al crimine. Le compagnie assicurative, la polizia che protegge solamente i poliziotti, la disillusione, la povertà: sono sicuramente temi già visti, ma non sono semplici contenuti da inserire o meno, sono la realtà, una realtà viva e vegeta di cui non si parlerà mai abbastanza.
Crime 101 non è un film per chi cerca il brivido di sparatorie e inseguimenti infiniti, è un thriller-drama dalla calma disarmante, dove i pochi momenti di caos sono esagerati per sottolinearne la dissonanza con il resto della storia. La calma della freddezza di chi è stato ferito già troppe volte, la calma della rassegnazione al mondo, ma anche la calma di chi, forse per la prima volta nella vita, non ha più paura e ha ben chiaro come agire. La calma di chi sa che è esattamente dove dovrebbe essere.
Al cinema.

