C’era una volta, tanto tempo fa, un mondo di cartoni animati dove tutte le buffe creature avevano solo quattro dita per mano.

Era il lontano 1923 quando Walt e Roy Disney ottengono l’opportunità di svolta della loro carriera e con la distribuzione della Mintz lanciano la loro ambiziosa serie per il cinema Alice Comedies. La piccola Alice (Anne Shirley), forse ipotesto di tutte le principesse dell’universo Disney, si ritrova sorprendentemente trasportata nel mondo dei cartoni animati per piccole e incredibili avventure. I film della serie fondevano riprese con un’attrice dal vivo che interpretava Alice con tavole animate, creando forse la prima ragazza umana del mondo Disney alle prese con le creature della fantasia, quello che forse potremmo considerare il prototipo di Biancaneve nonché del più moderno Roger Rabbit.

Caratteristica quasi accidentale dei cortometraggi, era la differenza delle mani della piccola Alice che essendo attrice filmata aveva cinque dita, mentre tutte le altre creature animate ne avevano solo quattro. Ma perché tutti i personaggi dei cartoni dell’epoca avevano solo quattro dita per mano? Il gatto Felix, il suo rivale coniglio Oswald (ipotesto di Mickey Mouse) e tutte le altre creature degli studi americani avevano infatti quattro dita. La ragione era semplicemente pratica, un dito di meno per mano significava più velocità per la creazione di questi animaletti antropomorfi, una tradizione rimasta nel tempo, dato che ancora oggi Topolino come Roger Rabbit o qualsiasi altro toons possiedono quattro dita per mano. Ma Alice era diversa, lei aveva cinque dita, prima di tutto perché non era necessario disegnarle e poi perché veniva da un mondo diverso.

Quando nel 1937 Walt Disney rivoluziona il mondo dell’animazione con una pietra miliare della storia del cinema come Biancaneve e i sette nani, lo fa anche assegnando alla prima principessa del mondo Disney manine con cinque dita ricalcate come il resto del corpo dalla modella Marge Champion, all’anagrafe Marjorie Celeste Belcher. Il film in realtà è primo quasi in tutto nella storia del cinema. Si tratta infatti del primo film mai girato in rodovetro, una tecnica che permette di ricalcare passo per passo immagini girate dal vivo. Inoltre Biancaneve è il primo film lungometraggio animato americano, il primo film animato a colori ed il primo lungometraggio di casa Disney.

Contrariamente a Biancaneve e agli altri esseri umani (la regina cattiva, il principe ed il cacciatore) i sette nani possiedono le quattro dita canoniche, perché creature dell’immaginario, abitanti di diritto del mondo dei cartoni e frutto della stessa ibridazione che componeva la serie di Alice. Per lo sviluppo psicologico dei personaggi, le caratteristiche comportamentali, i significati simbolici che le figure dovevano avere ed il loro impatto sociologico, Walt Disney si appoggia ad uno staff di psicologi e sociologi che operano come consulenti scientifici nella stesura dello script.

Il primo modello di Biancaneve si basava sulla figura più sovversiva di Betty Boop, ma venne presto rielaborato per creare una fanciulla in linea con l’estetica del mondo reale e con una tipologia femminile che fosse compatibile con le esigenze delle mamme che avrebbero portato i figli al cinema, la prima principessa doveva anche essere un modello di femminilità in linea con le aspettative sociali americane.

Il film rappresenta anche le prime regole madre della costruzione scenica e psicologica dei futuri personaggi e delle future principesse Disney, il lato da cui entrano escono i personaggi umani nell’inquadratura è ancora oggi l’orientamento dei personaggi Disney e Pixar, così come i colori che caratterizzano costumi o trucco, ad esempio il caratteristico viola del tessuto del mantello della regina cattiva è ancora oggi il viola indossato dai cattivi Disney, così come il viola della pelle di alcune cattive storiche.

Il gioco della quattro dita rimarrà nella storia dell’animazione Disney e sarà più volte strumento di definizione e separazione fra un mondo fatato ed un mondo realistico, non ultimo il caso di Pinocchio, che possiede quattro dita fino a quando è un burattino e dopo il suo sacrificio, rinascendo bambino ne conquista cinque.

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