#RomaFF20: Cinque secondi, la recensione del film di Paolo Virzì

Breve ripasso di fisica: il tempo relativo, quello per cui la scansione temporale è avvertita diversamente – quindi personalmente – da ciascun essere vivente a seconda di circostanze, fattori o eventi esterni capaci di dilatarne o ridurne la percezione.

In poche righe, il substrato dei Cinque secondi (trailer) che danno il titolo al nuovo film di Paolo Virzì, mostrato in anteprima al pubblico romano durante la ventesima edizione della Festa del Cinema.

Regista originalissimo tanto nella scelta dei contenuti quanto nei modi in cui questi vengono rappresentati, con il suo più recente lungometraggio Virzì narra una storia controversa e contrappunta di contrari: spirito di rivalsa e indole remissiva, bisogno di paternità e negazione di maternità, scontro e incontro di valori generazionali. Contrari impossibili da cogliere se quei cinque interminabili istanti fossero (stati) molti, ma molti di meno.

Eppure, la ricchezza drammatica che i personaggi e che il racconto stesso incarnano è qui eccessivamente visionaria e aggrovigliata, con il risultato di una pellicola che funziona benissimo sulla carta ma non così tanto davanti alla cinepresa, che rende la narrazione lenta e arida, oltre che lontanissima dagli evidenti intenti registici di presentare al pubblico argomenti trattati, talvolta, con superficialità.

Il cast è comunque eccellente e vi si nota una talentuosa Galatéa Bellugi, che promette interpretazioni memorabili alla cinematografia presente e futura.

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